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Cosa sono i derivati

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

La finanza-casinò dei derivati

 

21 dicembre 2012 -

Andrea Baranes – Il Manifesto

 

Una multa di un milione di euro per ognuna delle quattro banche accusate di truffa nella vendita di derivati al Comune di Milano. Una somma minuscola per gli istituti coinvolti, ma una sentenza – quella di questi giorni – di portata storica, non solo per l’Italia. Viene riconosciuta la gigantesca asimmetria informativa tra le grandi banche che maneggiano e vendono derivati e chi li acquista. Più in generale la sentenza riapre il dibattito sui danni che tali strumenti possono provocare.


Parliamo di contratti finanziari nati come assicurazioni contro i rischi. Ho un pastificio, e intendo proteggermi da un possibile aumento dei prezzi del grano. Acquisto un derivato che mi da il diritto di comprare il grano tra un mese a un prezzo fissato già oggi. In cambio di una commissione, la banca che me lo vende si assume quindi i rischi delle oscillazioni dei prezzi. Più in generale i derivati danno il diritto o la possibilità di comprare, vendere o scambiare qualcosa in una data futura, fissando prezzo e condizioni già al momento dell’acquisto del derivato stesso.
Nel caso degli enti locali, si scambia un debito a tasso fisso con uno a tasso variabile, spostando così sulla controparte il rischio di oscillazione dei tassi. Tali contratti però spesso contengono clausole e costi occulti difficilissimi da comprendere per chi, con limitate capacità finanziare, li acquista.
Soprattutto, i derivati sono gli strumenti ideali della speculazione, permettendo di scommettere su un evento futuro, dal prezzo del petrolio a quello del cibo al fallimento di Stati sovrani. Oggi nel 99% dei casi non c’è la consegna del sottostante, ovvero su 100 derivati sul grano, uno si chiude con la consegna materiale del prodotto, gli altri 99 sono pure scommesse sul suo prezzo futuro.
Il Pil dell’intero pianeta vale 63.000 miliardi di dollari. Una singola banca statunitense controlla derivati per oltre 70.000 miliardi di dollari. Sommando l’esposizione in derivati di quattro banche il totale supera i 200.000 miliardi. Il debito pubblico italiano è circa l’1% di questa cifra.

Siamo sicuri, come ci ripetono ossessivamente media e politici, che i problemi attuali risiedano nella finanza pubblica e negli «eccessivi» debiti sovrani?
In realtà una sterminata massa di scommesse esaspera l’instabilità dei prezzi. Non è un fastidioso effetto collaterale, ma il cuore stesso della finanza globale. La speculazione si nutre delle oscillazioni dei prezzi. Più tali oscillazioni sono ampie e veloci, più posso guadagnare. Più creo disastri tramite i derivati più i prezzi impazziscono, più posso estrarre profitti scommettendo sulle variazioni future dei prezzi stessi, più diventa interessante continuare a giocare, in una spirale senza fine.
Le proposte per arrestare questa follia ci sarebbero, a partire da una tassa sulle transazioni in derivati per frenare le operazioni speculative di breve termine. Peccato che la proposta di tassa sulle transazioni finanziarie inserita nella legge di stabilità escluda quasi interamente i derivati. Il motivo ufficiale per non limitarne l’utilizzo è che servono alle imprese per coprirsi dai rischi. Nel 2000 in Italia circolavano derivati per 1.400 miliardi di dollari. Nel 2011 l’ammontare ha superato gli 11.000 miliardi. Il 685% di aumento in undici anni, a fronte di una crescita del 40% dell’economia reale. Forse nel 2000 le imprese italiane si trovavano in maggiori difficoltà? O, esattamente al contrario, è proprio lo sviluppo di una finanza ipertrofica e fine a sé stessa la base della crisi attuale?
Di fatto, se oggi un’impresa deve acquistare un derivato è per coprirsi dai rischi di instabilità dovuti in primo luogo all’eccesso di derivati sui mercati. La logica è la stessa della lobby delle armi negli Usa: per evitare future stragi nelle scuole non bisogna limitare la diffusione delle armi, ma al contrario armare anche insegnanti e bidelli.
Non possiamo condannare i derivati unicamente per l’uso che ne viene fatto nel 99% dei casi. Al di là della battuta, da trent’anni siamo immersi nel dogma neoliberista secondo il quale i mercati devono essere lasciati liberi e senza regole perché sono “efficienti”. In italiano l’efficienza misura la quantità di risorse necessarie a portare a termine una data azione. Nel limitare i rischi, i derivati lavorano con un’efficienza del’1%. Il rimanente 99% è superfluo o più spesso nocivo.
Sono questi i tanto magnificati «mercati efficienti»? È forse necessario risalire alla preistoria per trovare un uomo disposto a compiere uno sforzo di 100 per produrre 1.
La finanza, come strumento al servizio dell’economia, è di fatto una delle attività più inefficienti che mente umana abbia mai concepito. Non solo. Visti i danni che provoca e il numero di persone escluse dall’accesso al credito, è altrettanto inefficace.

Nell’interesse anche dello stesso sistema finanziario, non sarebbe ora di cambiare radicalmente strada?

 



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1157
Autore
Andrea Baranes
Pubblicato sul sito
22 dicembre 2012
Parole chiave originali
«Andrea Baranes», «Milano», «derivati», «il manifesto»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1157.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 22 dicembre 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1157:cosa-sono-i-derivati&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-1157.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 27 ottobre 2020.
  3. Testo estratto AM-1157.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 792 parole.
  4. Edizione AM-1157.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
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    • 4 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
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Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Andrea Baranes, «Cosa sono i derivati», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 22 dicembre 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1157.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Baranes, A. (2012, 22 dicembre). Cosa sono i derivati. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1157.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗