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Cambia ancora il vento in America Latina?

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Una breve nota a proposito dell’appello di Néstor Kohan Una nueva coordinación represiva , che ho ricevuto ieri e subito pubblicato. Kohan, che è tra l’altro un caro amico oltre che militante e saggista di notevole livello, è indubbiamente allarmato.

Vorrei sottolineare che secondo me le attività coordinate di polizie e servizi segreti non rappresentano una vera novità, anche in paesi con governi che vengono considerati progressisti. Ricordiamo che più volte abbiamo dovuto riportare denunce inquietanti sulla collaborazione con la Colombia (e quindi gli Stati Uniti) di apparati repressivi venezuelani ed ecuadoriani, oltre che interventi diretti contro movimenti sociali indigeni in quei paesi e in misura minore in Bolivia. Spesso gli assassinii di militanti dei Sem Terra in Brasile rimangono impuniti, quando non sono direttamente opera di corpi repressivi dello Stato.

La ragione è semplice, esercito, magistratura e polizie (nel continente sono tante, corrotte e arroganti) non sono stati toccati, e si comportano come prima. E questo incoraggia le vecchie destre che rialzano la testa in tutto il continente.

Pesa il segnale della dimensione del successo della destra estrema in Paraguay (il vincitore Horatio Cartes, del Partito Colorado che fu del dittatore Stroessner, ha raccolto il 45,91%, ma quel che è peggio è che le coalizioni progressiste che avevano sostenuto Lugo sono ridotte ai minimi termini:  Avanza País (5,88%); Guasù , nelle cui fila milita anche Lugo, ha ottenuto solo un seggio al Senato (col 3,32%); Kuña Pyrenda, l’Alleanza femminista socialista, ha raccolto soltanto lo 0,16 % dei suffragi. Rinvio su questo all’articolo di Nadia Angelucci su “Cassandra”. Ma bisogna domandarsi quanto questa inversione di tendenza sia stata facilitata da errori e debolezze del presidente Lugo.

Comunque ogni piccolo passo verso la punizione dei criminali che hanno governato negli ultimi decenni molti paesi, viene fermato dalla reazione decisa dei loro complici: dall’annullamento della condanna a ottanta anni di carcere all’ex presidente Rios Montt in Guatemala, alle protezioni di cui ha goduto fino all’ultimo giorno il cinico Videla.

Un documentato articolo di Horacio Verbitsky su “Página 12” ripreso sul numero 1001 di Internazionale attualmente in edicola, ricorda sia l’appoggio di parte dell’episcopato argentino a una richiesta di amnistia per il torturatore non pentito, sia i molti insabbiamenti da parte dei gradi alti della magistratura e soprattutto dalla corte suprema. E l’Argentina è il paese che – sotto la pressione degli avvenimenti dell’autunno 2001 - ha fatto di più su questo terreno.

A proposito di Chiesa cattolica, mentre in Italia ci si sbrodola in esaltazione del nuovo papa perché chiede la “conversione” alle “mafiose e mafiosi”, Verbitsky ricorda recentissime prese di posizioni dell’episcopato argentino, che ha assolto “i nostri fratelli maggiori che ci hanno preceduto” negando ogni loro “complicità con fatti criminosi”. In ogni caso Videla e i pochi altri che si è riusciti a incarcerare, non hanno bisogno di “convertirsi”, perché sono ferventi cattolici.  Come d'altra parte hanno sempre ostentato i principali capi della nostra mafia, che nei comodi rifugi in cui trascorrevano la latitanza avevano santini e immagini sacre diverse, e avevano goduto sempre della protezione di autorevoli prelati oltre che della Democrazia cristiana e dei suoi eredi...

A Videla, tra l’altro, fino all’ultimo giorno sono stati concessi i sacramenti, tra le proteste del gruppo di laici cattolici che si definiscono “Cristiani per il terzo millennio”, che al vescovo Radrizzani, che giurava sul sincero anche se segreto pentimento dell’ex dittatore, hanno risposto: “Monsignore, sono peccatori pubblici responsabili di crimini gravissimi; se si pentono, devono dirlo, invece di rivendicare pubblicamente i loro crimini”.

Ma, come scrivevo nell’introduzione al mio recente Venezuela, una vittoria di Pirro?, bisogna ritornarci presto: i pericoli di un’inversione di tendenza in America Latina ci sono, e possono essere rafforzati dai tentativi di “larghe intese” di Maduro con la destra imprenditoriale (e golpista) della Polar, che porterebbero più facilmente il Venezuela (non più forza trainante, come fu a livello continentale nel periodo di Chávez) nell’orbita moderata dell’Argentina e del Brasile delle multinazionali.

(a.m. 27/5/13)



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1380
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
27 maggio 2013
Parole chiave originali
«Néstor Kohan», «Chavez», «Venezuela», «Cile», «Guatemala», «Paraguay», «Brasile»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1380.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 27 maggio 2013. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1380:cambia-ancora-il-vento-in-america-latina&catid=8:lamerica-latina&Itemid=16
  2. Cattura AM-1380.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 3 dicembre 2020.
  3. Testo estratto AM-1380.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 667 parole.
  4. Edizione AM-1380.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «Cambia ancora il vento in America Latina?», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 27 maggio 2013; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1380.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2013, 27 maggio). Cambia ancora il vento in America Latina?. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1380.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗