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Gli Stati Uniti temono un collasso dello Stato siriano

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura


Intervista conGilbert Achcar a cura di Jean - Pierre Perrin*

Come spiegare l' uso di armi chimiche da parte di un regime da tempo ormai sotto i riflettori ?

Dopo l'uso di armi chimiche nel mese di giugno , Barack Obama ha fatto un gesto , motivato dalle sue  dichiarazioni secondo le quali il loro uso avrebbe costituito il superamento della " linea rossa". Aveva infatti dato il via libera alla fornitura di armi ai ribelli. E questo fatto ha permesso ai ribelli di segnare una importante avanzata dal punto di vista militare. Tutto questo ha messo in grande difficoltà il regime. E la periferia di Damasco [dove sono avvenuti gli attacchi con le armi chimiche, ndr] è un punto  fondamentale per sconfiggere l'avversario . Saddam Hussein, trovatosi nella stessa difficile situazione, aveva proceduto allo stesso modo...

Ma il gas è stato utilizzato proprio mentre gli ispettori dell'ONU si trovavano a Damasco ...

È l'argomento del regime, il solo che sentiamo ripetere . Invece, il momento era ideale per l'uso delle armi chimiche: avrebbe potuto sostenere che non era assolutamente logico ricorrervi  in queste condizioni. Inoltre, ha impedito agli  ispettori di effettuare il loro lavoro in tempo utile... Con delle semplici visite lampo sui luoghi, come avrebbero potuto trovare prove flagranti ? Se i governi occidentali erano alla ricerca di prove che permettessero un intervento in Siria , beh, un tale modo di procedere appare perlomeno sospetto. Ma è chiaro a tutti che essi sono riluttanti ad intervenire .

Un attacco occidentale può cambiare la dinamica  del conflitto ?

Tutto dipende dagli obiettivi . Se gli Stati Uniti distruggessero la flotta aerea a terra , il regime sarebbe notevolmente indebolito. Per gli altri obiettivi - i posti di comando, i missili... il governo ha avuto il tempo di spostare tutto.


Obama favorisce per la Siria la cosiddetta " opzione yemenita " ( il presidente Saleh è stato sostituito dal suo vice-presidente ) . Può funzionare anche in Siria?

Non credo. In effetti, gli Stati Uniti temono un crollo dello Stato siriano , che creerebbe una situazione analoga  a quella in Iraq . Un vero e proprio incubo . Da qui la loro idea di trovare un compromesso tra il regime e l'opposizione. Cogliamo il tentativo di attuare  questa politica nelle visite effettuate da John Kerry [ il Segretario di Stato americano , ndr ] in Russia . Se ci si trovasse veramente di fronte a relazioni  antagonistiche tra Mosca e Washington , non vi sarebbero stati rapporti di questo tipo. Questo è il motivo per cui Obama ha per molto tempo scartato l'idea di armare l'opposizione.

Washington ha cambiato politica alla luce dell'offensiva condotta dal regime con il sostegno di Hezbollah e di fronte ai toni trionfalistici di Bachar al - Assad . Ha fatto loro capire che l'opzione " soluzione negoziata " era finita se non ci fosse stata una fornitura di armi all'opposizione, con l'obiettivo di ripristinare almeno un certo equilibrio . E questo poiché Washington pensa che se il regime non vedrà aumentare le proprie difficoltà , continuerà a rimane sordo a qualsiasi appello e non si deciderà a negoziare. Per rendere immaginabile una soluzione alla crisi, appare dapprima necessario provocare una rottura all'interno del sistema . Ora , adottando il punto di vista di Washington , cioè privilegiare un accordo , che è in linea con l'idea di una rottura in seno allo Stato siriano, appare chiara la necessità di armare i ribelli. Obama non ha voluto farlo , temendo che, una volta armata, l'opposizione non si sarebbe fermata a metà strada. Conseguenza di tutto questo: il regime è ancora lì e, con l'aiuto dei suoi alleati , è stato in grado di marcare dei punti. Inoltre, è stata avanzata come scusante  la minaccia di Al Qaeda non consegnare armi : ed è successo proprio il contrario . La politica di Obama  dunque si è rivelata essere catastrofica . Non certo più  intelligente di  quella di Bush!


* Intervista  apparsa nel quotidiano francese Libération  del  31 agosto 2013. Gilbert Achcar è professore presso la Scuola di Studi Orientali e Africani di Londra . È  autore del recente volume Le peuple veut: une exploration radicale du soulèvement arabe (editions  Actes Sud ) . La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà del Cantone Ticino.



Tags: Siria  Achcar  Stati Uniti  Obama  

Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1486
Autore
Pierre Perrin
Pubblicato sul sito
3 settembre 2013
Parole chiave originali
«Siria», «Achcar», «Stati Uniti», «Obama»

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  1. Originale AM-1486.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 3 settembre 2013. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1486:gli-stati-uniti-temono-un-collasso-dello-stato-siriano&catid=7:medio-oriente-e-mondo-arabo-islamico&Itemid=17
  2. Cattura AM-1486.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 25 ottobre 2020.
  3. Testo estratto AM-1486.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 726 parole.
  4. Edizione AM-1486.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Pierre Perrin, «Gli Stati Uniti temono un collasso dello Stato siriano», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 3 settembre 2013; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1486.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Perrin, P. (2013, 3 settembre). Gli Stati Uniti temono un collasso dello Stato siriano. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1486.html

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