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Il congresso CGIL
Tutte le ombre del congresso Cgil
Funzionari schierati in massa con Epifani, impedimenti alla mozione 2, voti nulli e dati inattendibili. Il successo della mozione
di Andrea Martini (Il megafonoquotidianoorig.)
Il 16° Congresso della CGIL sta per concludere la sua prima fase, quella delle decine di migliaia di assemblee di base, nelle aziende e nei territori, quella insomma che dovrebbe coinvolgere nella discussione e nelle scelte (almeno potenzialmente) gli iscritti alla confederazione di Corso d'Italia che, stando alle cifre ufficiali, ammonterebbero a tre milioni di pensionate e di pensionati e a 2 milioni e 750 mila lavoratori e lavoratrici attive. In queste assemblee si sono, o, forse meglio, si sarebbero dovute confrontare le due proposte avanzate al dibattito, quella "continuista" sostenuta da Guglielmo Epifani e dalla stragrande maggioranza del gruppo dirigente della confederazione e delle categorie (con il documento "I diritti e il lavoro oltre la crisi", vedi il HYPERLINK "http://www.perlacgil.it" sito Per
La fase delle assemblee di base è fondamentale, perché il regolamento congressuale le affida il compito di "fotografare" l'orientamento degli iscritti e i risultati del voto su cui si fissano i rapporti di forza che varranno fino al congresso nazionale previsto a Rimini per i giorni 5-8 maggio.
La proposta della "discontinuità", quando si consente di esporla serenamente e in modo argomentato, si dice che raccolga consensi larghi. Di fronte allo stato dei salari e delle pensioni, dei diritti, dell'occupazione nel nostro paese, chi potrebbe pensare in buona fede che il sindacato non debba mettere a tema un profondo ripensamento autocritico della sua azione?
E anche su temi più generali
Nelle aziende metalmeccaniche questo desiderio di cambiamento dell'azione sindacale proposto dalla mozione 2 raccoglie molti voti: all'Ansaldo di Genova 415 contro 71, alla Lucchini di Piombino 393 contro 111, alla Fiat di Termini Imerese 461 contro 16, alle Carrozzerie di Mirafiori 787 contro 17, alla Ferrari di Maranello 190 contro 8, alla CF Gomma di Brescia 120 contro 1. E l'elenco potrebbe continuare molto a lungo, confermando l'irriducibilità della principale categoria industriale del nostro paese. Dati analoghi possono essere ricavati per il pubblico impiego, con la mozione 2 che, ad esempio, stravince agevolmente in tutti gli ospedali romani, tra gli addetti alla nettezza urbana… Ma i risultati si vedono anche in altre categorie come nei call center di Atesia-Almaviva, nelle telecomunicazioni di Vodafone, negli impianti Telecom, in grandi banche o in aziende di servizi informatici…
Ma il gruppo dirigente centrale non può tollerare una contestazione così ampia.
Certo, un congresso di svolta non necessariamente è un congresso di attacco al gruppo dirigente centrale. Ad esempio un congresso di svolta fu quello del 1956 incentrato sul "ritorno alla fabbrica", che venne gestito in prima persona da Di Vittorio (che morì pochi mesi dopo l'assise congressuale) e da Agostino Novella che ne raccolse l'eredità. Astrattamente anche ora Epifani avrebbe potuto impostare il 16° congresso come un'occasione di cambiamento, un'occasione per indicare al mondo del lavoro una strada per uscire dalle sabbie mobili in cui i diritti e le conquiste di decenni stanno affondando.
Ma lo spessore e la statura del gruppo dirigente installato ai piani alti di Corso d'Italia non sono certo paragonabili a quelli dei loro predecessori. L'atteggiamento di Epifani è stato quello della criminalizzazione, dell'avvelenamento del dibattito, presentando i promotori della seconda mozione come responsabili della divisione del sindacato, come detrattori della sua "confederalità", come mossi da intenti di scalata al potere. Peggio ancora hanno fatto gli esponenti di ciò che resta della sinistra sindacale tradizionale, che, per sostenere Epifani e intascare la piccola fetta di potere che è stata loro garantita (si parla del 13% dei posti in apparato) hanno dipinto la mozione di minoranza come improntata a trasformare
La "pari dignità" delle mozioni è stata calpestata, con gli organi ufficiali di stampa della confederazione e delle categorie spudoratamente allineati alla mozione di maggioranza, con vere e proprie falsificazioni e calunnie verso l'altra.
Questa campagna puntava da un lato a mobilitare e a mettere alla frusta tutto l'apparato, in una gara perversa di emulazione a chi portava più voti al primo documento e più faceva ostruzionismo verso l'agibilità democratica dei sostenitori del secondo. Dall'altro, si voleva suscitare il tifo da stadio da parte di ampi settori degli iscritti, perlomeno di quelli meno attenti, cercando di mobilitarli contro il secondo documento, in una sorta di lotta contro complici oggettivi di Berlusconi.
Il resto lo sta facendo la abissale disparità nella gestione degli apparati, con i funzionari a tempo pieno schierati al 98% a sostegno di Epifani e dei suoi.
Tante compagne e tanti compagni impegnati a sostegno di "
Ma la possibilità dei relatori della mozione 2 di essere presenti nelle assemblee di base è stata resa massicciamente impossibile, con gravi conseguenze sulla consapevolezza con cui gli iscritti si stanno pronunciando e soprattutto sulla pariteticità del controllo sulle operazioni di voto e di scrutinio.
Salvo pochissime eccezioni, sono pochissime le assemblee degli edili, dei chimici, degli alimentaristi, dei braccianti, dei lavoratori dei trasporti o del commercio e dei pensionati in cui è stato possibile ascoltare i due relatori, e ancor meno quelle in cui tale opportunità è stata vissuta con sufficiente serenità.
In questi giorni si stanno "certificando" dunque i dati derivanti da questa tornata assembleare. Gli esponenti della mozione 2 stanno diffusamente denunciando l'inattendibilità di molti di questi dati.
Sono numerosissimi i ricorsi miranti ad annullare parecchie migliaia di voti.
A Brindisi è stato chiesto l'annullamento dell'intero congresso della Camera del lavoro. Analoghe richieste sono in preparazione in altri importanti territori. Si sussurra di minacce di denuncia pubblica di brogli e manipolazioni. Staremo a vedere.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-199
- Autore
- Andrea Martini
- Pubblicato sul sito
- 16 febbraio 2010
- Parole chiave originali
- «Congressi CGIL», «ilmegafonoquotidiano», «Epifani»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-199.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 16 febbraio 2010. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=199:il-congresso-cgil&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-199.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 26 settembre 2020.
- Testo estratto AM-199.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.098 parole.
- Edizione AM-199.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Andrea Martini, «Il congresso CGIL», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 16 febbraio 2010; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/199.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Martini, A. (2010, 16 febbraio). Il congresso CGIL. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/199.html