Leggenda e realtà delle “tregue di Natale”
Le edizioni Lindau hanno pubblicato in Italia un volumetto di un certo interesse, che raccoglie centinaia di lettere di soldati inglesi sulle famose “tregue di Natale” del 1915. Solo inglesi perché la censura tedesca e francese non ne lasciarono passare nessuna (anzi la Francia riuscì ad occultare completamente fino agli anni Sessanta, quando permise a qualche ricercatore di frugare negli archivi dell’Armée, perfino la notizia delle insubordinazioni di massa della tarda primavera del 1917 che coinvolsero oltre un terzo delle divisioni schierate al fronte).[i]
In Gran Bretagna invece molte lettere furono pubblicate su diversi giornali locali, che censurarono solo i riferimenti a località e nomi; se non pubblicate furono comunque conservate in archivio e poi esplorate a partire dagli anni Novanta da una cinquantina di ricercatori volontari, coordinati da Lesley Park e Alan Cleaver, che ha scritto anche la prefazione al libro.
L’unico inconveniente del libro è che sia Cleaver che Antonio Besana, che ha scritto un’ampia introduzione all’edizione italiana, pur essendo entrambi animati da una generosa ostilità alla guerra e da una profonda simpatia per i soldati che parteciparono a quelle vicende, si sono persi un po’ nella ricostruzione di alcune vicende particolari come la leggendaria partita a pallone, o della biografia di alcuni militari, ma non hanno nemmeno tentato di indagare il significato politico profondo della vicenda. Le lettere confermano che praticamente tutti i partecipanti alle tregue erano commossi e stupiti (anche perché quasi sempre l’iniziativa era partita dalle trincee tedesche), ma erano privi di qualsiasi legame con altre iniziative analoghe che si svolgevano a pochi chilometri di distanza.
Cercando di spiegare il fenomeno l’uno e l’altro pensano alle comuni “radici cristiane dell’Europa”, o al fatto che gli inni di Natale cantati nelle trincee contrapposte avevano spesso parole diverse ma la stessa melodia. Antonio Besana poi segnala casi di fraternizzazione avvenuti nelle guerre napoleoniche, in quella di Crimea, nella guerra di indipendenza americana, e in altri casi, fino alla guerra russo giapponese, in cui ancora vi furono tregue per seppellire i morti, che finivano bevendo insieme saké o vodka. Poteva citare magari anche le tregue nell’Iliade… Ma non ricava la conclusione che il rifiuto della guerra e di considerare nemico un altro uomo oppresso da un’altra gerarchia militare e costretto a spararti addosso, corrisponda semplicemente al fatto che la natura umana non era stata ancora completamente condizionata da un indottrinamento fanatizzante, il cui effetto si è manifestato più chiaramente già nel corso della “Grande Guerra”, e ha permesso di circoscrivere presto queste prime manifestazioni spontanee di umanità e fraternità.
Tanto Cleaver che Antonio Besana non hanno pensato neppure per un attimo che il moltiplicarsi di episodi slegati tra loro e assolutamente privi di organizzazione centralizzata, riveli quanto sia stato grave l’atteggiamento opportunistico dei grandi partiti socialisti (con l’eccezione dei bolscevichi) e delle Chiese di ogni confessione, a parole contrarie alla crudeltà della guerra e nella pratica predicatrici di rassegnazione e passività. Se si tiene conto anche delle rivolte francesi del maggio 1917 e della diserzione di massa di Caporetto, ugualmente priva di qualsiasi direzione, si capisce l’immensità del crimine di chi aveva fatto solenni congressi contro la guerra, e poi la considerava ineluttabile e la giustificava.
Vale la pena di guardare come invece Lenin aveva seguito quelle vicende attraverso gli echi arrivati sulla stampa della neutrale Svizzera. Nel volume 21 che raccoglie scritti del periodo tra l’agosto 1914 e il dicembre 1915 aveva ricavato conclusioni inequivocabili. Vale la pena di rileggere almeno questa noterella (ma nello stesso volume ci sono molti altri scritti più organici, carichi di un fortissimo disprezzo per i leader della socialdemocrazia).
(a.m.12/1/15
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Lenin: per illustrare la parola d'ordine della guerra civile
L'8 gennaio (nuovo calendario) da Berlino veniva comunicato ai giornali svizzeri: «Negli ultimi tempi i giornali hanno più volte pubblicato notizie di pacifici tentativi di ravvicinamento fra le trincee tedesche e francesi. La Tagliche Rundschau comunica che un ordine dell'esercito del 29 dicembre proibisce la fraternizzazione e in generale ogni avvicinamento col nemico nelle trincee; la violazione di quest'ordine sarà punita come alto tradimento».
Dunque, la fraternizzazione e i tentativi di avvicinamento sono un fatto. Il comando militare della Germania se ne preoccupa, dunque gli attribuisce un serio significato. Il giornale operaio inglese Labour leader del 7 gennaio 1915 riporta una serie di citazioni tratte da giornali borghesi inglesi che attestano casi di fraternizzazione fra soldati inglesi e tedeschi, che hanno organizzato per Natale un «armistizio di quarant'otto ore», si sono amichevolmente incontrati a metà strada fra le due trincee, ecc. Il comando militare britannico ha proibito la fraternizzazione con un ordine speciale.
E intanto sulla stampa gli opportunisti socialisti e i loro difensori (o servi?) cercavano (come Kautsky) di persuadere gli operai - con aria di sufficienza e con la tranquilla consapevolezza che la censura militare li avrebbe protetti da ogni smentita - che gli accordi fra i socialisti dei paesi belligeranti per un'azione contro la guerra erano impossibili (espressione letterale di Kautsky nella Neue Zeit)!!
Immaginate che Hyndman, Guesde, Vandervelde, Plekhanov, Kautsky, ecc., invece di dedicarsi, come fanno adesso, alla complicità con la borghesia, avessero costituito un comitato internazionale di agitazione per la «fraternizzazione e i tentativi di ravvicinamento» fra i socialisti dei paesi belligeranti, sia «nelle trincee», sia nell'esercito in generale.
Quali sarebbero stati i risultati dopo alcuni mesi, se adesso, a sei mesi dall'inizio della guerra, contro la volontà di tutti i papaveri, i capi e le stelle di prima grandezza, che hanno tradito il socialismo, si sviluppa dappertutto l'opposizione contro coloro che hanno votato i crediti e contro i cacciatori di poltrone ministeriali, mentre il comando militare minaccia la pena di morte per la «fraternizzazione»!
«Praticamente la questione è una sola: la vittoria o la sconfitta del proprio paese», scriveva il servo degli opportunisti Kautsky, all'unisono con Guesde, Plekhanov e soci. Si, se si dimentica il socialismo e la lotta di classe, questo è vero. Ma se non si dimentica il socialismo, questo è falso: c'è un'altra questione pratica.
Perire nella guerra fra gli schiavisti, restando uno schiavo cieco e impotente, o perire compiendo dei «tentativi di fraternizzazione» fra gli schiavi per rovesciare la schiavitù?
Ecco qual è, in realtà, la questione «pratica».
Sotsial-Demokrat, n. 40, 29 marzo 1915.
In Lenin, Opere Complete, vol. 21, Editori Riuniti, Roma, 1966, pp. 160-161
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2062
- Autore
- Antonio Moscato · attribuzione presunta
- Pubblicato sul sito
- 12 gennaio 2015
- Parole chiave originali
- «Guerra», «tregua», «Lindau»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2062.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 12 gennaio 2015. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2062:leggenda-e-realta-delle-tregue-di-natale&catid=57:imperialismi&Itemid=73
- Cattura AM-2062.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 6 marzo 2021.
- Testo estratto AM-2062.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.070 parole.
- Edizione AM-2062.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Antonio Moscato, «Leggenda e realtà delle “tregue di Natale”», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 12 gennaio 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2062.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2015, 12 gennaio). Leggenda e realtà delle “tregue di Natale”. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2062.html