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Shlomo Sand: “Non sono Charlie”

pubblicato sul sito il · 5 min di lettura

 

Shlomo Sand*

da Alencontre, 14 1 2015

 

Niente può giustificare un assassinio, meno che mai l’assassinio di massa perpetrato a sangue freddo. Quel che è successo a Parigi il 10-11 gennaio costituisce un crimine assolutamente ingiustificabile. Affermare questo non ha nulla di originale: milioni di persone  pensano e sentono questo, giustamente. Tuttavia, di fronte a una così spaventosa tragedia, una delle prime domande  che mi sono venute in mente è questa: il profondo disgusto provato di fronte a un’uccisione deve per forza portare a identificarsi con l’operato delle vttime? Devo essere Charlie perché le vittime erano la suprema incarnazione della libertà d’espressione, come ha dichiarato il Presidente della Repubblica? Sono Charlie perché sono un laico ateo, ma anche per la mia antipatia di fondo nei confronti delle basi oppressive delle tre grandi religioni monoteiste occidentali?

Certe caricature pubblicate in Charlie Hebdo, che avevo visto parecchio prima, mi erano parse di cattivo gusto; solo poche mi facevano ridere. Ma non sta qui il problema! Nella maggior parte delle caricature sull’islam pubblicate dal settimanale, nell’ultimo decennio, ho notato un odio manipolatorio volto a sedurre sempre più lettori, ovviamente non-musulmani. La riproduzione da parte di Charlie delle vignette pubblicate dal giornale danese mi è parsa abominevole. Già nel 2006, avevo colto come pura provocazione il disegno di Maometto con in testa il turbante con una granata a fianco. Non era tanto una vignetta contro gli islamisti quanto una stupida assimilazione dell’islam con il terrore; è come se si identificasse il giudaismo con il denaro.

Si fa valere che Charlie se la prende, indistintamente, con tutte le religioni, ma non è vero. Certo, ha preso in giro i cristiani e, a volte, gli ebrei, tuttavia né il giornale danese né Charlie si sarebbero permessi, e per fortuna, di pubblicare una vignetta con Mosè, con kippa e frange rituali, nella forma di un usuraio dall’aria scaltra, piazzato all’angolo di una strada. È bene, in effetti, che nella civiltà cosiddetta, ai giorni nostri, “giudaico-cristiana” non sia più possibile diffondere pubblicamente l’odio antiebraico, come è avvenuto in un passato non molto lontano. Io sono per la libertà di espressione, pur essendo contrario all’incitazione razzista. Ammetto che accolgo volentieri il divieto ingiunto a Dieudonné di esprimere troppo pubblicamente la sua “critica” e i suoi “scherzi” nei riguardi degli ebrei. Sono, in compenso, fortemente contrario a che venga fisicamente maltrattato e se, per caso, un qualsiasi scemo lo aggredisse, ne rimarrei molto scosso… ma non arriverei mai ad impugnare un cartello con su scritto: “sono Dieudonné”.

Nel 1886, si pubblicò a Parigi La France juive [La Francia ebraica] di Edouard Drumond e, nel 2014, il giorno degli attentati commessi dai tre idioti criminali, è uscito, con il titolo di Soumission, “La France musulmane” [Sottomissione, “La Francia musulmana”] di Michel Houellebecq. La France juive fu un vero e proprio “best-seller” della fine del XIX secolo; prima ancora di andare in libreria, Soumission era già un best seller! Entrambi i libri, ognuno nel suo tempo, hanno goduto di una vasta e calorosa accoglienza giornalistica. Che differenza c’è tra i due? Houellebecq sa che, agli inizi del XXI secolo, è vietato agitare una minaccia ebraica, ma che è ben ammesso vendere libri che prendono in considerazione la minaccia musulmana.

Alain Soral, meno furbo, non lo ha ancora capito, per cui è rimasto emarginato dai media… ed è meglio così! Houellebecq, invece, è stato invitato con tutti gli onori al telegiornale della sera dalla rete televisiva del servizio pubblico, il giorno prima dell’uscita del suo libro, che partecipa a diffondere l’odio e la paura, esattamente come gli scritti perversi di Soral.

Un brutto vento, un vento fetido di pericoloso razzismo, tira sull’Europa: esiste una fondamentale differenza tra il fatto di prendersela con una religione o una credenza dominante in una società e quello di attentare o di incitare contro la religione di una minoranza dominata. Se dall’interno della civiltà giudaico musulmana – in Arabia Saudita, negli Emirati del Golfo – si levassero oggi proteste e messe in guardia contro la religione dominante che opprime migliaia di lavoratori e milioni di donne, avremmo il dovere di appoggiare quelli che protestano e vengono perseguitati. Ora, com’è noto, i dirigenti occidentali, lungi dall’incoraggiare i “volteriani” o i “russoviani” in Medio Oriente, recano tutto il proprio sostegno ai regimi religiosi più repressivi.

In compenso, in Francia o in Danimarca, in Germania o in Spagna dove vivono migliaia di lavoratori musulmani, il più delle volte destinati alle incombenze più faticose, ai livelli più bassi della scala sociale, occorre essere il più cauti possibile prima di criticare l’islam, e soprattutto non va ridicolizzato volgarmente.

Attualmente, in particolare dopo questo terribile massacro, la mia simpatia va ai musulmani che vivono nei ghetti adiacenti alle metropoli, che rischiano forte di diventare le seconde vittime degli assassini perpetrati a Charlie Hebdo e nel supermercato Hyper Casher. Per parte mia, continua a prendere come modello di riferimento il “Charlie” originale, il grande Charlie Chaplin, che non ha mai preso in giro poveri e ignoranti.

Sapendo, inoltre, che ogni testo rientra in un contesto, come non interrogarsi sul fatto che, da oltre un anno, tanti soldati francesi sono presenti in Africa, per “combattere contro i “jihadisti”, quando in Francia non c’è stato alcun pubblico dibattito serio sull’utilità e i danni di quegli interventi militari? Il gendarme colonialista di ieri, che ha un’incontestabile responsabilità nella caotica eredità di frontiere e regimi, è oggi “richiamato” per reinstaurare il “diritto” all’aiuto della sua forza di gendarmeria neocoloniale. Con il gendarme americano, responsabile dell’enorme distruzione in Iraq senza aver mai manifestato il minimo ripensamento, partecipa ai bombardamenti delle basi del daesch (lo Stato Islamico). Alleato dei dirigenti sauditi “illuminati” e di altri fervidi fautori della “libertà di espressione” in Medio-Oriente, custodisce le frontiere dell’illogica spartizione imposte, un secolo fa, in base ai suoi interessi imperialisti. È chiamato a bombardare coloro che minacciano i preziosi pozzi di petrolio di cui consuma il prodotto, senza capire che, ciò facendo, invita il pericolo del terrore dentro la propria metropoli.

Al fondo, però, probabilmente ha ben capito! L’Occidente illuminato non può essere la vittima così ingenua e innocente nelle cui vesti ama presentarsi! Certamente, bisogna essere un assassino crudele e perverso per uccidere a sangue freddo persone innocenti e disarmate, ma bisogna essere ipocrita o sciocco per chiudere gli occhi sui dati di fatto che inquadrano questa tragedia.

È dimostrare cecità anche il non capire che questa situazione conflittuale si andrà aggravando se non ci si impegna insieme, atei e credenti, a lavorare per creare delle vere prospettive di un’esistenza in comune senza l’odio per l’altro.

 

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*Shlomo Sand vive e insegna in Israele, ed è autore, tra l’altro, di Comment la terre d’Israël fut inventée (Flammarion, Champs Histoire, 2014), e di Comment le peuple juif fut inventé (Flammarion, Champs Histoire, 2010, edizione italiana L’invenzione del popolo ebraico, Rizzoli, Milano 2010), ottimo e recensito sul sito : L'invenzione del popolo ebraico

 



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-2069
Autore
Shlomo Sand · attribuzione da verificare
Pubblicato sul sito
16 gennaio 2015
Parole chiave originali
«Charlie Hebdo», «Shlomo Sand», «Israele», «Francia», «Houellebecq»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-2069.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 16 gennaio 2015. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2069:shlomo-sand-non-sono-charlie&catid=7:medio-oriente-e-mondo-arabo-islamico&Itemid=17
  2. Cattura AM-2069.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 30 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-2069.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.169 parole.
  4. Edizione AM-2069.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Shlomo Sand, «Shlomo Sand: “Non sono Charlie”», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 16 gennaio 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2069.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Sand, S. (2015, 16 gennaio). Shlomo Sand: “Non sono Charlie”. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2069.html

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