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Bellavita: La produttività ad ogni costo, umano!
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Editoriale di Sergio Bellavita
da Il sindacato è un'altra cosanon archiviato
Era annunciato da tempo il provvedimento del governo di modifica dell’art.4 dello statuto dei diritti dei lavoratori che avrebbe liberalizzato ogni controllo delle aziende sui dipendenti senza alcun accordo sindacale. Era contenuto nella legge delega Jobs Act approvata nei mesi scorsi. Nessuno stupore quindi che Renzi abbia mantenuto la parola. Stupisce invece l’incomprensione a sinistra e nella Cgil sul reale portato del provvedimento.
Il libero spionaggio delle aziende sui lavoratori è parte integrante di un disegno complessivo che il Jobs Act realizza. Il combinato disposto del libero licenziamento, demansionamento e spionaggio instaura il regime della ricattabilità piena del lavoro. Ultima in ordine di tempo giunge la possibilità per le aziende di controllare dati di traffico, spostamenti e qualsivoglia altra operazione effettuata con palmare, smartphone, computer, eccetera eccetera. E’ sufficiente pensare a come cambierà la condizione, e parliamo di almeno un milione di lavoratori, per manutentori, installatori di impianti. Dal lavoratore dell’azienda che installa e ripara linee telefoniche, da chi fa la manutenzione sugli ascensori sino a chi legge i contatori di gas e acqua. Il provvedimento autorizza le aziende a poter verificare, grazie alle sofisticate tecnologie, tempi di ogni singolo intervento e spostamenti sul territorio. Dal punto di vista giuridico contrattuale ciò significa che i dati potranno essere usati per infliggere sanzioni e provvedimenti disciplinari.
Dal punto di vista sindacale inasprirà l’attacco sulla distinzione tra retribuzione del lavoro materiale dell’intervento e retribuzione del tempo di viaggio. Non è solo quel settore di lavoratori ad essere colpito ovviamente anche perché il controllo a distanza riguarda anche l’occhio indiscreto di telecamere puntate direttamente sulle postazioni di lavoro. E’ l’insieme del mondo del lavoro che pagherà un prezzo enorme sull’altare della produttività. Perché in sostanza il Jobs Act è un portentoso strumento per l’incremento del tasso di sfruttamento del lavoro umano. E’ la sistematizzazione del sistema di variabilità di salari, orari, ritmi e carichi di lavoro ai bisogni del mercato e delle imprese.
Per anni il padronato ci ha raccontato che la produttività era il vero problema del nostro paese. Dicevano produttività per dire sfruttamento, cioè maggiore quantità di lavoro. Si può lavorare meno ma produrre di più se si investe, cosa diversa dal lavorare di più per produrre di più… Il risultato potrebbe non cambiare in termini meramente numerici ma la differenza la fa il tasso di sfruttamento. Cgil Cisl Uil si sono bevute la litania della scarsa produttività e uno dopo l’altro hanno consentito, o hanno subito senza resistere, la cancellazione di ogni paletto a difesa del lavoro. Il processo di restaurazione del dominio assoluto dell’impresa sul lavoro conquista così un risultato importante.
Nel passato il diritto del lavoro e la contrattazione stabilivano quei limiti sotto ai quali non si poteva scendere. Oggi si può fare praticamente di tutto. Il vincolo alle imprese ed ai profitti è solo quello che gli da il mercato. Per il resto si può scaricare il costo di questa assoluta libertà d’impresa sulla vita degli uomini e delle donne che lavorano ma anche su coloro che un lavoro non riusciranno mai ad averlo. Tutte materie su cui aprire una riflessione urgente per chi ancora crede sia possibile organizzare il mondo del lavoro per riconquistare un sistema di diritti e tutele. Se e quale spazio esiste ancora per il sindacato e quale sindacato serve ai lavoratori. Domande sempre più ineludibili.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2249
- Autore
- Sergio Bellavita
- Pubblicato sul sito
- 18 giugno 2015
- Parole chiave originali
- «Renzi», «Jobs Act», «produttività», «sfruttamento»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2249.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 18 giugno 2015. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2249:bellavita-la-produttivita-ad-ogni-costo-umano&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-2249.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 8 novembre 2020.
- Testo estratto AM-2249.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 570 parole.
- Edizione AM-2249.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Sergio Bellavita, «Bellavita: La produttività ad ogni costo, umano!», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 18 giugno 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2249.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Bellavita, S. (2015, 18 giugno). Bellavita: La produttività ad ogni costo, umano!. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2249.html