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La Grecia vista da Marco Revelli
Ecco una verifica rapida di quello che temevamo, scrivendo l’articolo “Dove ci porta il culto di Tsipras ”. Per difendere la scelta di Tsipras di andare a elezioni ravvicinatissime, Revelli deve mentire sistematicamente, attribuendo a chi osa criticare il suo idolo posizioni che non ha mai espresso. Ad esempio parlando di una sinistra italiana che vede la scelta elettorale come “una sconfitta”. Prima di tutto, il grosso di quel poco che rimane di sinistra giustifica ed esalta questa scelta, e quei pochissimi che la criticano lo fanno perché si tratta di elezioni ravvicinatissime esattamente per impedire alla sinistra di organizzarsi in tempo, e ai cittadini greci di avere il tempo minimo necessario per verificare gli effetti del terzo memorandum, che cominceranno a sentirsi da ottobre. Non una sconfitta, una trovata da politicante consumato…
Chi critica Tsipras non lo considera però un “traditore”. Non ignora la pressione spaventosa a cui è stato sottoposto, compresa la demenziale discussione di 17 ore in cui nessuno dei rappresentanti delle istituzioni rispondeva ai suoi argomenti. Casomai gli rimprovera (a lui come a Yanis Varoufakis), di aver continuato per cinque mesi a fare discussioni inutili, annunciando sempre una imminente conclusione positiva, senza avere il coraggio di spiegare ai greci che stavano trattando con dei criminali e dei mentitori.
Nell’articolo pubblicato sul Manifesto e che riporto integralmente alla fine, Marco Revelli dice di ritenere che “la decisione di andare a elezioni anticipate da parte del Governo di sinistra greco sia un esempio di «Grande politica»”. Con un manifesto disprezzo per le regole che Syriza si era data, Revelli sostiene che
“anziché perdersi in alambicchi e campagne acquisti per rosicchiare consensi tra le componenti di Syriza” Tsipras ha tagliato tutti i nodi e ha deciso di “rivolgersi all’elettorato greco come «sovrano», con una prova di spirito democratico assente in tutte le altre classi politiche europee”. Mai sentito parlare del ricorso improvviso alle elezioni di Erdogan per modificare attraverso un dibattito intossicato dalla mistificazione sul “terrorismo curdo” i risultati sfavorevoli delle ultime legislative? O del ricatto permanente di Renzi: se non mi date la fiducia, elezioni anticipate e vi spazzo via?
Revelli quindi contrappone elezioni in cui non ci sarà tempo per confrontare due ipotesi di sinistra, agli “alambicchi” del dibattito congressuale, previsto dallo Statuto, e che avrebbe dovuto essere preparato da un comitato centrale. Il Congresso, così, ovviamente non ci sarà mai. Per giustificare la sua tesi, deve mentire su un punto essenziale: la sinistra di Syriza, non trascurabile numericamente come era “Sinistra critica” nel PRC, ma anzi probabilmente maggioritaria, non ha rifiutato il congresso “puntando alla scissione”, come lui dice, ma aveva chiesto che dato il tempo ristrettissimo venisse convocato subito il corpo dei delegati dell’ultimo congresso, la cosiddetta “assemblea congressuale”, come previsto dallo Statuto.
E non puntava affatto alla scissione, e tanto meno per il gusto di separarsi, ma vi è stata costretta dalla brutale sopraffazione: scelte come quella di annullare il risultato del referendum già la mattina del 6 luglio puntando a un accordo di unità nazionale, o come l’accettazione del Memorandum, sono state decise nel “cerchio magico” dell’Ufficio presidenziale non eletto ma nominato da Tsipras tra i ministri di più fresca provenienza dal Pasok e più disponibili a seguirlo contro la maggioranza degli organi dirigenti eletti. E ora si è aggiunta la scelta non obbligata di anticipare al massimo le elezioni, per poter escludere completamente chi lo critica, approfittando di una norma antidemocratica che nel caso di elezioni ravvicinate impone, chissà perché, che non ci sia voto di preferenza, e siano eletti i deputati nell’ordine in cui sono stati collocati in lista dal vertice del partito…
Revelli forse non si accorge del significato delle sue parole: elogia in Tsipras “il bisogno di una più chiara e più forte maggioranza: la volontà di essere pronto, nelle migliori condizioni possibili (cioè con una «propria» maggioranza, coesa e determinata) per le sfide d’autunno, che saranno dure”. Sono praticamente gli argomenti di Matteo Renzi contro i gufi…
Non voglio insinuare che Revelli si sia bevuto il cervello e sia approdato al renzismo, o che stia tradendo le sue idee. Al contrario penso che questa cantonata, pur grave, e presto verificabile, discenda da un’incomprensione di Revelli come di tanti altri compagni dell’utilità di un partito (anche non “rivoluzionario”, ma con precise regole democratiche interne). In questo è in sintonia con quasi tutta la sinistra residua e l’ex sinistra, convinte entrambi che le primarie o le consultazioni in rete, con una platea elettorale variabile e non cementata da un lavoro comune (penso a come furono facilmente manipolate l’assemblea conclusiva di “Cambiare si può” e la successiva consultazione in rete che impose Ingroia), siano meglio di un regolare congresso. D’altra parte Revelli si è formato come dirigente in un’organizzazione (Lotta continua) che funzionava inizialmente in assemblee migranti da una città all’altra (da chi convocate? chi sceglieva la città, organizzava il palco, chi gestiva i microfoni?), poi con una rete di funzionari pagati pochissimo ma comunque non eletti (nominati da chi?), successivamente collocando negli organi nazionali tanti prestanome come Leonardo Marino. La storia della crisi e della fine di quell’organizzazione, che aveva raccolto tanti generosi militanti, avrebbe dovuto insegnare qualcosa.
Oggi Revelli si consola sognando di “contraddizioni potenzialmente esplosive dell’establishment europeo” cercandole anche nel Labour Party. E vorrebbe che non si lasci ancora sola Atene. Ma per farlo, trova normale sostenere il solo Tsipras, ignorando quella metà di Syriza che non lo ha seguito. Noi anticapitalisti invece abbiamo sostenuto Syriza, in blocco, ma dando voce alle sue varie componenti. Anche quelle che il resto della sinistra italiana ha semplicemente ignorato e censurato.
(a.m. 23/8/15)
Tsipras aiuta le sfide d’autunno
Il manifesto
Non mi stupisce che i media mainstream, a cominciare da Repubblica e compreso il Fatto quotidiano, presentino la decisione del Governo Tsipras di andare alle elezioni come una sconfitta o addirittura la fine di quella esperienza. Non fanno che aspettarselo da gennaio e di dirlo in ogni occasione. Mi colpisce piuttosto che tra di noi qualcuno la pensi così, per lamentare un’esperienza finita o per gettare la croce sul cedimento di luglio. Due posizioni che mi sembrano entrambe orfane della politica.
Credo che chi la pensa così in realtà ignori del tutto il contesto in cui la partita si gioca (quello europeo, segnato da un feroce rapporto di forza), la dimensione dinamica di essa (non c’è una mossa definitiva, fine a se stessa, in cui si vince o si perde tutto, ma un quadro in movimento in cui la mossa di ognuno influisce sulle posizioni degli altri), la natura dei protagonisti in campo (si pensa davvero che Alexis Tsipras da eroe omerico sia diventato di colpo un rinunciatario o addirittura un «traditore»?).
Voglio allora dirlo nel modo più netto possibile: io credo che la decisione di andare a elezioni anticipate da parte del Governo di sinistra greco sia un esempio di «Grande politica». Anziché perdersi in alambicchi e campagne acquisti per rosicchiare consensi tra le componenti di Syriza (comprese quelle che hanno rifiutato il Congresso puntando alla scissione), Tsipras ha scelto di tagliare i nodi e di rivolgersi all’elettorato greco come «sovrano», con una prova di spirito democratico assente in tutte le altre classi politiche europee, e insieme di coraggio. Non si è dimesso perché «ha perso», ma perché «vuole vincere».
La ragione non solo tattica ma strategica delle dimissioni non è la «fine della sua maggioranza» — che probabilmente avrebbe potuto raggranellare in qualche modo — ma al contrario il bisogno di una più chiara e più forte maggioranza: la volontà di essere pronto, nelle migliori condizioni possibili (cioè con una «propria» maggioranza, coesa e determinata) per le sfide d’autunno, che saranno dure e alte: la questione del debito in Europa — messa in agenda globale grazie alla sua politica -, la gestione della crisi sociale in Grecia, la necessità di allargare il fronte dell’opposizione al neoliberismo e all’austerità nello spazio europeo, fuori da ogni tentazione sovranista o nazionalista, con una politica intelligente, pragmatica ed efficace (l’opposto dello schematismo ideologico dei suoi critici, di destra e di sinistra).
Lungi dall’arretrare o «ritirarsi» a me sembra che passi all’offensiva, alzando la posta e quindi, di conseguenza, cercando di portare la propria forza politica all’altezza di essa.
In autunno si giocheranno molte sfide in Europa e non solo. E si potranno produrre molti cambiamenti: nel Regno Unito, dove Corbyn promette di seppellire definitivamente la desolante eredità blairiana, negli stessi Stati Uniti dove una candidatura socialista minaccia da vicino la strapotenza dei Clinton, in Spagna naturalmente e in Portogallo… I critici di Tsipras farebbero bene a riflettere meglio piuttosto che sulle debolezze della sinistra greca, sulle contraddizioni, ben più potenzialmente esplosive, dell’establishment europeo, apparentemente onnipotente in realtà dai piedi d’argilla (a cominciare dalla Germania, tanto più dopo la «sindrome cinese»).
E magari anche a capire, anziché come rendere più acida la damnatio memoriae dell’esperienza greca, a come rendere più forte la nostra iniziativa, in Italia e in Europa, in modo da non lasciare più a lungo Atene sola (tanto sola quanto fu lasciata Praga nel ’68, come è stato giustamente scritto).
Marco Revelli
da il Manifesto
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2346
- Autore
- Marco Revelli (introduzione di Antonio Moscato) · attribuzione da verificare
- Pubblicato sul sito
- 23 agosto 2015
- Parole chiave originali
- «Revelli», «Grecia», «Syriza», «Renzi», «PRC», «Lotta Continua»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2346.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 23 agosto 2015. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2346:la-grecia-vista-da-marco-revelli&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-2346.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
- Testo estratto AM-2346.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.529 parole.
- Edizione AM-2346.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Marco Revelli, «La Grecia vista da Marco Revelli», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 23 agosto 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2346.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Revelli, M. (2015, 23 agosto). La Grecia vista da Marco Revelli. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2346.html