Rubriche › Ipocrisie e dimenticanze...
Famiglia cristiana: almeno smettiamola con le chiacchiere
di Fulvio Scaglione, da Famiglia Cristiana
Da anni, ormai, si sa che cosa bisogna fare per fermare l'Isis e i suoi complici. Ma non abbiamo fatto nulla, e sono arrivate, oltre alle stragi in Siria e Iraq, anche quelle dell'aereo russo, del mercato di Beirut e di Parigi. La nostra specialità: pontificare sui giornali. (f.c.)
[Condivido largamente questo giudizio e capisco le ragioni che hanno spinto alcuni assidui frequentatori del mio sito a segnalarmelo. Va detto tuttavia che, dopo la giusta denuncia dell’ipocrisia di chi si indigna per i bombardamenti russi, c’è una certa sottovalutazione delle loro conseguenze sulla popolazione. Non ci sono mai bombe intelligenti e selettive! Da un organo “cristiano” mi sarei aspettato casomai un richiamo all’interposizione pacifica di san Francesco che al tempo delle crociate va a mani nude dal sultano d’Egitto, o a quella di mons. Tonino Bello, don Bizzotto e mons. Bettazzi durante le guerre balcaniche. E mi aspetto sempre che, anche in più alto loco, si condannino in modo categorico gli intrecci tra le finanze vaticane e le multinazionali che ancor più dei governi sono responsabili della produzione e vendita di armi. Ma in ogni caso è positivo che un pezzo di mondo cattolico ha ripreso a parlare di queste tragedie rifiutandosi di partecipare all’orgia di retorica vuota che dilaga sulla maggior parte dei mass media, e che a volte nasconde malamente l’intenzione di rilanciare una campagna xenofoba e islamofoba.]
(a.m.16/11/15)
E’ inevitabile, ma non per questo meno insopportabile, che dopo tragedie come quella di Parigi si sollevi una nuvola di facili sentenze destinate, in genere, a essere smentite dopo pochi giorni, se non ore, e utili soprattutto a confondere le idee ai lettori. E’ la nebbia di cui approfittano i politicanti da quattro soldi, i loro fiancheggiatori nei giornali, gli sciocchi che intasano i social network. Con i corpi dei morti ancora caldi, tutti sanno già tutto: anche se gli stessi inquirenti francesi ancora non si pronunciano, visto che l’unico dei terroristi finora identificato, Omar Ismail Mostefai, 29 anni, francese, è stato “riconosciuto” dall’impronta presa da un dito, l’unica parte del corpo rimasta intatta dopo l’esplosione della cintura da kamikaze che indossava.
Ancor meno sopportabile è il balbettamento ideologico sui colpevoli, i provvedimenti da prendere, il dovere di reagire. Non a caso risuscitano in queste ore le pagliacciate ideologiche della Fallaci,grande sostenitrice (come tutti quelli che ora la recuperano) delle guerre di George W. Bush, ormai riconosciute anche dagli americani per quello che in realtà furono: un cumulo di menzogne e di inefficienze che servì da innesco a molti degli attuali orrori del Medio Oriente.
Mentre gli intellettuali balbettano sui giornali e in Tv, la realtà fa il suo corso. Dell’Isis e delle sue efferatezze sappiamo tutto da anni, non c’è nulla da scoprire. E’ un movimento terroristico che ha sfruttato le repressioni del dittatore siriano Bashar al Assad per presentarsi sulla scena: armato, finanziato e organizzato dalle monarchie del Golfo (prima fra tutte l’Arabia Saudita) con la compiacenza degli Stati Uniti e la colpevole indifferenza dell’Europa.
Quando l’Isis si è allargato troppo, i suoi mallevadori l’hanno richiamato all’ordine e hanno organizzato la coalizione americo-saudita che, con i bombardamenti, gli ha messo dei paletti: non più in là di tanto in Iraq, mano libera in Siria per far cadere Assad. Il tutto mentre da ogni parte, in Medio Oriente, si levava la richiesta di combatterlo seriamente, di eliminarlo, anche mandando truppe sul terreno. Innumerevoli in questo senso gli appelli dei vescovi e dei patriarchi cristiani, ormai chiamati a confrontarsi con la possibile estinzione delle loro comunità.
Abbiamo fatto qualcosa di tutto questo? No. La Nato, ovvero l’alleanza militare che rappresenta l’Occidente, si è mossa? Sì, ma al contrario. Ha assistito senza fiatare alle complicità con l’Isis della Turchia di Erdogan, ma si è indignata quando la Russia è intervenuta a bombardare i ribelli islamisti di Al Nusra e delle altre formazioni.
Nel frattempo l’Isis, grazie a Putin finalmente in difficoltà sul terreno, ha esportato il suo terrore. Ha abbattuto sul Sinai un aereo di turisti russi (224 morti, molti più di quelli di Parigi) ma a noi (che adesso diciamo che quelli di Parigi sono attacchi “conto l’umanità”) è importato poco. Ha rivendicato una strage in un mercato di Beirut, in Libano, e ce n’è importato ancor meno. E poi si è rivolto contro la Francia.
Abbiamo fatto qualcosa? No. Abbiamo provato a tagliare qualche canale tra l’Isis e i suoi padrini? No. Abbiamo provato a svuotare il Medio Oriente di un po’ di armi? No, al contrario l’abbiamo riempito, con l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti ai primi posti nell’importazione di armi, vendute (a loro e ad altri) dai cinque Paesi che siedono nel Consiglio di Sicurezza (sicurezza?) dell’Onu: Usa, Francia, Gran Bretagna, Cina e Russia.
Solo l’altro giorno, il nostro premier Renzi (che come tutti ora parla di attacco all’umanità) era in Arabia Saudita a celebrare gli appalti raccolti presso il regime islamico più integralista, più legato all’Isis e più dedito al sostegno di tutte le forme di estremismo islamico del mondo. E nessuno, degli odierni balbettatori, ha speso una parola per ricordare (a Renzi come a tutti gli altri) che il denaro, a dispetto dei proverbi, qualche volta puzza.
Perché la verità è questa: se vogliamo eliminare l’Isis, sappiamo benissimo quello che bisogna fare e a chi bisogna rivolgersi. Facciamoci piuttosto la domanda: vogliamo davvero eliminare l’Isis? E’ la nostra priorità? Poi guardiamoci intorno e diamoci una risposta. Ma che sia sincera, per favore. Di chiacchiere e bugie non se ne può più.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2442
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 16 novembre 2015
- Parole chiave originali
- «Famiglia cristiana», «San Francesco», «don Tonino Bello», «mons. Bettazzi», «finanze vaticane», «affarismo», «multinazionali», «industria bellica»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2442.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 16 novembre 2015. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2442:famiglia-cristiana-almeno-smettiamola-con-le-chiacchiere&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-2442.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 27 gennaio 2021.
- Testo estratto AM-2442.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 942 parole.
- Edizione AM-2442.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
- Interventi
- pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
- 8 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
- autore ricavato da una firma nel testo
Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.
Come citare
Antonio Moscato, «Famiglia cristiana: almeno smettiamola con le chiacchiere», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 16 novembre 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2442.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2015, 16 novembre). Famiglia cristiana: almeno smettiamola con le chiacchiere. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2442.html