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Un pessimo segnale per il nuovo anno
“La Stampa” ha cambiato direttore. Non mi era mai piaciuta molto l’accoppiata tra Mario Calabresi e il dolciastro vice direttore Massimo Gramellini, ma non immaginavo di doverli rimpiangere così rapidamente. Il nuovo direttore, Maurizio Molinari, che già “copriva” ogni pagina dedicata a qualsiasi atto di terrorismo in qualsiasi parte del mondo dal suo osservatorio privilegiato di Gerusalemme, probabilmente grazie alle preziose informazioni fornitegli in esclusiva dal Shin Bet, ha esordito commissionando una raffica di servizi allarmistici.
Il 2 gennaio, titolone su tutta la prima pagina: “Jihad, la mappa degli espulsi porta in Albania e nei Balcani”, accompagnato da un articolo “Gli incroci del terrore che verrà”. Alla pagina seguente si insiste: “Dopo la Libia, il pericolo Balcani. Per l’Italia si apre un nuovo fronte”, mentre a p.3 si completa il quadro: “Propaganda e reclutamenti. Albania crocevia dei jihadisti”.
Il giorno successivo, domenica 3, continua la campagna. In prima pagina spicca sempre “La via dei Balcani, sulle tracce dei combattenti” e “Fra i predicatori albanesi: infedeli vi uccideremo”. E richiamo a un’intervista ad Alfano, che afferma “Pugno duro coi fanatici, un dubbio e li cacciamo”. In terza pagina in una lunga intervista il ministro dell’Interno chiarisce: “Preferisco un’espulsione rude a un fanatico in città”. Un presunto “reportage” dall’Albania attribuisce nel titolo cubitale a “L’imam albanese che recluta per l’Isis” questa frase tra virgolette: «Il Corano condanna i non credenti», frase che invano si cerca nell’articolo, che non trova un solo combattente, ed è costruito in gran parte sull’incontro con l’imam del villaggio di Cerrik nella municipalità di Elbasan. L’imam fa di mestiere il meccanico, e afferma esattamente il contrario di quanto detto nel titolone: “L’Islam è pace e amore” dice, e aggiunge che casomai è nei confronti dell’Islam che c’è un’aggressione mediatica di giornalisti e politici “che vogliono mettere le persone una contro l’altra. Creano odio”. E ha un sospetto che gli ispira la domanda “Qual è il tuo giornale?”. Più che un terrorista, mi sembra una vittima del terrorismo mediatico.
Il terzo giorno in prima pagina interviene il nuovo direttore, che lascia per un momento da parte i Balcani per affrontare il cosiddetto “conflitto Iran-Arabia Saudita”, sotto il titolo “Una scintilla nello scontro tra tribù”, che anticipa la liquidazione del crimine saudita (che ha decapitato 47 suoi cittadini) come una semplice manifestazione di un conflitto che ha come posta in gioco “la guida dell’Islam”, e in cui le due parti sono sullo stesso piano e usano entrambe un linguaggio che “evoca gli scontri tribali”, in perfetta continuità con la “disputa sulla successione a Maometto”. Molinari pende dalla parte del regno feudale, anche contro gli Stati Uniti, colpevoli di debolezza nei confronti dell’Iran, e si compiace soprattutto perché si è schierato con l’Arabia Saudita lo stesso presidente turco Erdogan, che afferma “in questo momento abbiamo bisogno anche di Israele”. Allora per Molinari è ovviamente al di sopra di ogni sospetto…
Il tema principale (il pericolo dell’invasione di militanti islamici dai Balcani) è per il momento relegato nelle pagine interne, ma non abbandonato: ad esempio si scrive: “L’allarme dell’intelligence. Il «buco nero» del Kosovo, crocevia di armi e combattenti”.
Naturalmente si continua a insistere sul pericolo delle infiltrazioni di terroristi, magari per altre vie: “Gli aeroporti minori sono la nuova rotta dei flussi illegali”. Contenuti fattuali, zero. Al massimo la scoperta a Genova di due passeggeri con documenti falsi l’ultimo dell’anno, e due in novembre a Orio al Serio e Ciampino. Una vera invasione! Nessuna prova contro di loro, che comunque rappresentano casi individuali in aeroporti con cinque milioni di passeggeri all’anno (Ciampino) e nove milioni e mezzo (Orio). Ai due scoperti a Genova, sono dedicate quasi due pagine! Tutto va bene per coltivare lo scontro di civiltà… Bel giornalismo!
Se continua così, “La Stampa” diventa davvero illeggibile, tanto più che una simile linea metterà in difficoltà giornalisti come Domenico Quirico che avevano mantenuto un equilibrio notevole anche dopo le dure prove a cui era stato sottoposto. Purtroppo, quello del quotidiano torinese non è un caso isolato. E questo cambio di direzione è comunque un altro sintomo che di questi tempi aumentano le velleità di partecipare a nuove imprese imperialiste oltremare.
(a.m.4/1/16)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2504
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 4 gennaio 2016
- Parole chiave originali
- «La Stampa», «Molinari», «Quirico», «Albania», «Balcani»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2504.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 4 gennaio 2016. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2504:un-pessimo-segnale-per-il-nuovo-anno&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-2504.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 19 gennaio 2021.
- Testo estratto AM-2504.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 697 parole.
- Edizione AM-2504.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
- Interventi
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Come citare
Antonio Moscato, «Un pessimo segnale per il nuovo anno», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 4 gennaio 2016; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2504.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2016, 4 gennaio). Un pessimo segnale per il nuovo anno. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2504.html