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Una ragione in più per votare contro le trivelle

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

 

Lo scandalo esploso per la scoperta degli sforzi di ministri, funzionari, sindaci per favorire alcune aziende petrolifere, e per occultare le conseguenze sulla popolazione della costruzione di impianti di trivellazione e ricerca, trasformazione e raffinazione, non deve essere insabbiato accontentandosi delle dimissioni della impudente ministro Federica Guidi, scelta per quell’incarico non nonostante ma proprio per rendere visibile il legame organico con tutta la Confindustria oltre che con le aziende del gruppo familiare.

L’inchiesta si collega alla tragedia di Taranto e rivela un altro tassello del sistema di corruzione: quando il comune di Taranto decise di bloccare per la sua pericolosità in una città già così gravemente e irreparabilmente inquinata il prolungamento del pontile petroli dell’ENI e la costruzione di due serbatoi per lo stoccaggio del greggio, intervenne prontamente il TAR di Lecce annullando la delibera del comune e imponendo l’approvazione dei lavori inizialmente bloccati. Un altro pezzo di magistratura, quello della Giustizia amministrativa, schierato dalla parte degli inquinatori… Non una novità, purtroppo.

Gli stessi referendum per porre un limite all’attività devastatrice delle trivelle sarebbero stati più comprensibili e quindi più coinvolgenti per la popolazione, se prima la Cassazione, poi la stessa Corte costituzionale non avessero l’una spudoratamente cancellato sei quesiti, l’altra respinto il ricorso contro la cancellazione. Dovrebbero ricordarselo quegli ingenui che, dalla scarsa incidenza del quesito rimasto (sulle trivellazioni entro le 12 miglia) rispetto al pacchetto iniziale, ricavano la conclusione di ignorare il referendum. D’altra parte anche se il pacchetto dei quesiti fosse stato completo, e non ci fosse stato il trucchetto dell’anticipazione del voto a aprile per togliere tempo alla campagna informativa, era evidente che questo referendum non sarebbe riuscito a smantellare l’enorme potere che in Italia e in Europa hanno le multinazionali del petrolio. Sarebbe stato certo meno difficile raggiungere il quorum, ma anche in tal caso si sarebbe fatto solo un piccolo graffio, poco più che simbolico, a quel blocco di potere. Ma in ogni caso, allora e oggi, è importante dare un segnale. Votando, e votando si.

Come ha scritto giustamente Umberto Oreste nell’articolo Referendum contro le trivellazioni, Davide sfida Golia “le multinazionali degli idrocarburi hanno dalla loro parte ingenti risorse finanziarie con le quali comprare tecnici, scienziati, politici e media. Il loro passato ha sporcato la storia d’Italia a cominciare dalla morte di Enrico Mattei; colpi di stato in paesi ricchi di idrocarburi non sono rari (Iran 1951) e la Guerra del Golfo fu intrapresa dietro pressione della Esso; immani tragedie ecologiche a cominciare dagli incidenti dell’Exxon Valdez (1989) a finire con quello della piattaforma della British Petroleum nel Golfo del Messico (2010) sono responsabilità delle compagnie petrolifere. Non è da dimenticare che il futuro del pianeta, caratterizzato da disastrosi cambiamenti climatici è responsabilità della ricerca del massimo profitto da parte delle multinazionali che gestiscono il reperimento e l’utilizzo degli idrocarburi fossili”.

Ma non si tratta solo del capitalismo dello sfruttamento selvaggio degli idrocarburi a cui è subordinato zelantemente il potere politico: l’inchiesta lucana che è partita dai favoreggiatori di ENI e Total, nell’estrazione e nel pericolosissimo smaltimento irregolare e clandestino dei rifiuti tossici, si è allargata ad altri settori. Da seguire particolarmente quello che ha visto coinvolto l’intraprendente ammiraglio Giuseppe De Giorgi, di cui avevo già parlato altre volte, in Velleità militari e affari d'oro e anche in La Marina militare vuole arruolare gli scout, ma su cui si potrebbero scrivere pagine e pagine, sulla sua arroganza e sulla pretesa di difendere retribuzioni di sogno per gli alti gradi dell’esercito e della marina. Ne riparleremo, ma è già interessante notare che l’accusa che gli è rivolta riguarda il porto di Augusta, da sempre di scarsissima utilità commerciale per la sua posizione geografica, ma tornato utile in ogni fase di preparativi militari in direzione del nord Africa o del Levante. Finora le notizie circolate sono scarse, e controbilanciate dalle proclamazioni di innocenza dell’ammiraglio, che non può essere condannato solo per la sua passione per i costosi champagne francesi che si faceva trovare in ogni porto. Indubbiamente occorrono altre informazioni per valutare le sue responsabilità specifiche nei reati commessi, ma in ogni caso già il suo coinvolgimento in questa inchiesta è sintomatico dell’intreccio tra velleità belliche dei militari e interessi delle compagnie petrolifere, ovviamente favorevoli a una guerra che metta al sicuro i loro interessi in Libia.

 

Non è su questo certamente che si voterà il 17 aprile, ma sarà bene comunque dare una bella lezione a chi ha cercato di amputare il referendum di gran parte dei quesiti originari, e lo ha sabotato in molti modi. Si potrà così impedire che abbiano successo i tentativi di nascondere, riducendola a una telefonata “inopportuna”, gran parte del significato dell’inchiesta lucana, con appendice tarantina e siciliana, che ha aperto una finestra sulla corruzione che accompagna sempre la corsa all’oro nero… (a.m.)



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-2586
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
2 aprile 2016
Parole chiave originali
«Federica Guidi», «Giuseppe De Giorgi»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-2586.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 2 aprile 2016. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2586:una-ragione-in-piu-per-votare-contro-le-trivelle&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-2586.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 27 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-2586.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 801 parole.
  4. Edizione AM-2586.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «Una ragione in più per votare contro le trivelle», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 2 aprile 2016; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2586.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2016, 2 aprile). Una ragione in più per votare contro le trivelle. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2586.html

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