Due segnali di imbarbarimento “maggioritario”
I risultati dei referendum in Ungheria e nella lontana Colombia sono inquietanti. Nel primo caso è ridicolo consolarsi con il mancato raggiungimento del quorum che toglie validità al voto: il dramma è che tra chi è andato a votare una maggioranza schiacciante ha risposto come Orban e la destra fascista e razzista chiedevano. E questo in un paese che faceva parte del sistema del “socialismo reale”. Ai nostalgici di quei regimi va ricordato che non a caso Orban ha trovato i migliori alleati in Polonia, Repubblica ceca e Slovacchia, e non a caso le destre nazisteggianti prosperano proprio nelle regioni della ex Repubblica Democratica Tedesca. Ma non voglio dilungarmi su questo referendum, di cui comunque si parlerà molto in Italia, anche se discutendo soprattutto di aspetti formali, e senza domandarsi perché in Europa si è accumulata tanta sfiducia nell’UE, e perché è possibile mobilitare la parte attiva di un paese di 10 milioni di abitanti contro il “pericolo di invasione” rappresentato da 1.300 (mille e trecento!) richiedenti asilo.
Sono invece più preoccupato dall’esito del referendum in Colombia. Ero già poco convinto dagli entusiasmi per gli accordi di pace, perché conoscevo bene i precedenti accordi che si conclusero sempre con lo sterminio dei guerriglieri che avevano deposto le armi e tentato di partecipare alla vita politica. Ma avevo taciuto, anche per i malanni che mi hanno tenuto lontano dalla tastiera per più di un mese, anche dopo la fase più acuta.
Il rifiuto degli accordi da parte di più della metà dei colombiani che si sono recati alle urne, è comprensibile. Sulla guerriglia che resisteva da oltre mezzo secolo si erano riversate dai media unanimi valanghe di calunnie (ma a volte ci furono anche critiche severe e non infondate agli errori “militaristi” che pure vi furono realmente); inoltre la campagna elettorale contro gli accordi capeggiata dall’ex presidente Uribe ha puntato su argomenti qualunquisti non privi di efficacia nella parte di elettorato più sprovveduta, come la preoccupazione per i 5 posti di senatori assegnati alle FARC in un’assemblea piena di narcotrafficanti e di corrotti.
Ma se è comprensibile il 50,2% di no agli accordi, soprattutto tenendo conto che si è concentrato nelle regioni non toccate dalla guerriglia (e non raggiunte dai suoi argomenti) ma solo dalla propaganda della destra, il risultato è allarmante per altri aspetti: mentre le FARC avevano votato all’unanimità il consenso agli accordi di pace e avevano iniziato a consegnare parte delle armi, e l’ELN si era dichiarato disponibile ad aprire un analogo processo di pace, già durante la cerimonia della firma degli accordi a Cartagena (alla vigilia del referendum) l’aviazione militare colombiana aveva sorvolato provocatoriamente la cerimonia a cui partecipavano delegazioni di molti paesi e lo stesso segretario generale delle Nazioni Unite, suscitando gravi interrogativi. Si veda quiorig..
Naturalmente, indipendentemente dall’esistenza di un quorum, pesa sul risultato del voto l’astensione di circa un 60% dei colombiani. Ma, come sempre, non alle percentuali e agli aspetti formali che si deve guardare, ma al fatto che tra chi è andato a votare una sia pur ristretta maggioranza si è pronunciata di fatto per il proseguimento della guerra. A dimostrazione che ogni elezione non è un “giudizio di Dio” che riconosce inequivocabilmente chi ha ragione e chi ha torto, ma rivela semplicemente chi ha saputo manipolare meglio l’elettorato grazie al monopolio dei media.
(a.m.)
È apparso intanto un primo commento, largamente condivisibile, che allego: http://www.gennarocarotenuto.it/28124-colombia-la-pace-unillusione-la-democrazia-random/orig.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2676
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 3 ottobre 2016
- Parole chiave originali
- «Colombia», «Ungheria», «socialismo reale», «Carotenuto»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2676.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 3 ottobre 2016. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2676:due-segnali-di-barbarie-maggioritarie&catid=8:lamerica-latina&Itemid=16
- Cattura AM-2676.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 15 maggio 2021.
- Testo estratto AM-2676.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 571 parole.
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Come citare
Antonio Moscato, «Due segnali di imbarbarimento “maggioritario”», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 3 ottobre 2016; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2676.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2016, 3 ottobre). Due segnali di imbarbarimento “maggioritario”. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2676.html