Mali | Jihadismo e rivalità imperialiste
di Bertold du Ryon
Nel gennaio 2013, quando la Francia intervenne militarmente in Mali, una parte della società maliana si dimostrò effettivamente favorevole, e ciò in base all’idea che si dovevano cacciare i jihadisti che, alleati ai separatisti tuareg, dall’aprile 2012 occupavano tutta la metà settentrionale del Paese. Oggi però siamo ben lontani dal registrare ancora questo sostegno relativo...
La causa principale di ciò sta nel fatto che, lungi dall’aver risolto il problema jihadista nel nord del Paese (e altrove), l’intervento francese non ha fatto che disperderne provvisoriamente le forze… in attesa di una loro nuova concentrazione.
Arroganza coloniale
Sabato 12 novembre, così, un caposaldo dell’esercito è stato attaccato da assalitori in moto a sud di Gao (nordest), e due soldati sono rimasti feriti. Domenica 6 novembre un soldato togolese e due civili maliani erano stati uccisi a Douentza, nel centro del Paese. D’altro canto, l’insicurezza per la popolazione, che s’è generalizzata ed estesa al sud del Paese, non dipende solo dai jihadisti e dai secessionisti di tipo etno-politico, ma in gran parte anche dal puro e semplice banditismo.
Inoltre, la corruzione di parte delle forze dell’ordine o delle agenzie di sicurezza private e la deliquescenza d’uno Stato sottoposto a un vero e proprio saccheggio da parte delle sue élites, contribuisce a sua volta a questa situazione: così, per esempio, il 25 ottobre a Sanankoroba, a soli 25 chilometri dalla capitale Bamako, tre civili sono morti durante un attacco a un casello stradale.
In questo contesto, i rappresentanti ufficiali francesi fanno la figura di arroganti dispensatori di lezioni, mentre la strategia francese non cessa di suscitare interrogativi. Per esempio, negli ultimi tre anni l’esercito francese ha impedito a più riprese a quello maliano di entrare nella città di Kidal (nel nordest), base principale dei secessionisti tuareg. Spiegazione: il doppio gioco della Francia con il movimento separatista tuareg. Il 6 novembre scorso il ministro francese della Difesa, Jean-Yves Le Drian, ha preteso dal presidente maliano Ibrahim Boubacar Keïta che venissero prese «iniziative per garantire l’integrazione dei popoli del Nord nella comunità maliana». Quando proprio quest’anno una legge sulla decentralizzazione aveva istituito due nuove collettività territoriali nel Nord, agli occhi di molti la pretesa è apparsa come un’inaccettabile ingerenza.
Lotte d’influenza
Di conseguenza, una frazione della società maliana si orienta verso un nuovo salvatore, ch’essa crede d’aver individuato nella Russia... Nel gennaio scorso una petizione firmata da un «Gruppo di patrioti del Mali» - e che pretenderebbe di raccogliere otto milioni di firme (la metà della popolazione!) -, chiedeva alla Russia d’impegnarsi attivamente nel Paese. Alla fine di questo mese di ottobre gli organizzatori sostenevano d’averne già raccolte due milioni e mezzo, il che sembra alquanto improbabile. Fatto sta che il viceministro russo degli Esteri, Mikhaïl Bognadov, in visita a Bamako il 12 ottobre, dichiarava che «la Russia è disposta a fornire armi al Mali per lottare contro il terrorismo» oltre che a dare un aiuto militare non meglio definito per ora. Una questione, questa, che sta attualmente polarizzando una parte della società.
Nel frattempo, l’Unione europea sta aumentando la pressione per arrivare alla firma d’un «accordo di riammissione» dei migranti respinti dai Paesi europei, nel quadro del «vertice di La Valletta», dell’ottobre 2015, a Malta. La firma delle autorità maliane, che nel 2009 avevano più volte rifiutato una simile convenzione con la Francia, sembra ormai imminente. Diverse organizzazioni – l’Associazione maliana degli espulsi (AME), il Consiglio superiore della diaspora maliana (CSDM) e la sezione maliana di Amnesty International – hanno congiuntamente denunciato il progetto in una conferenza stampa a Bamako.
Da «L’Anticapitaliste», n° 349, 18 novembre 2016. Traduzione dal francese di Cristiano Dan.
APPENDICE
Nei giorni successivi alla stesura di questo articolo, si sono svolte le elezioni amministrative in Mali, nonostante la situazione di estrema insicurezza in cui si trova il Paese. E infatti si sono avuti diversi attacchi di gruppi, presumibilmente jihadistii, che hanno avuto per obiettivo proprio i seggi e le urne elettorali, con un numero ancora imprecisato di morti e feriti. Nel gennaio 2013 la Francia era intervenuta in Mali (Operazione “Serval”), senza alcun mandato dell’ONU, per contrastare l’avanzata sia di vari gruppi jihadisti (alcuni dei quali facevano riferimento ad Al Qaida, altri all’ISIS), sia della ribellione tuareg (l’ennesima: la quarta a partire dal 1963). I tuareg, in gran parte nomadi, sono islamici ma prevalentemente “laici”, e aspirano alla creazione di uno Stato, l’Azawad, comprendente il nord del Mali e lembi di altri Stati del Sahel. Ritorneremo con più dettagli, in una prossima occasione, sulla complicata geografia politica (e terroristica) del Mali. Il fatto è che l’impresa di Hollande “l’Africano”, il rigurgito colonialista francese, ha raggiunto solo parzialmente alcuni obiettivi sul piano strettamente militare, ma non è riuscita affatto a stabilizzare la situazione, aggravandola per certi versi. (redaz.)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-2708
- Autore
- Antonio Moscato · attribuzione presunta
- Pubblicato sul sito
- 22 novembre 2016
- Parole chiave originali
- «Mali», «Hollande», «Russia», «Francia»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-2708.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 22 novembre 2016. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2708:mali--jihadismo-e-rivalita-imperialiste&catid=57:imperialismi&Itemid=73
- Cattura AM-2708.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 26 settembre 2020.
- Testo estratto AM-2708.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 795 parole.
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Come citare
Antonio Moscato, «Mali | Jihadismo e rivalità imperialiste», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 22 novembre 2016; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2708.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2016, 22 novembre). Mali | Jihadismo e rivalità imperialiste. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2708.html