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Sul ruolo della polizia al G7

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Senza pudore il capo della polizia Franco Gabrielli ha commentato il lavoro delle forze dell'ordine al G7 di Taormina, assegnando un bel 10 ai suoi uomini che a Giardini Naxos avrebbero garantito la sicurezza contro gli attacchi dei terroristi. In realtà nessun terrorista si è avvicinato a quell’illegittimo raduno di capi di Stato che per giunta non poteva decidere le sorti del mondo sia per le divisioni interne, sia per l’assenza di due giganti economici come Cina e India, e di una Russia tuttora temibile militarmente. La polizia si è esercitata invece a schedare e a tentare di intimidire chi voleva manifestare, bloccando autobus e auto private per ore per impedire che arrivassero in tempo al corteo pacifico di protesta, fotografando persone e documenti di identità, come da tempo fanno sistematicamente in Val di Susa. La popolazione di Giardini Naxos era stata in parte terrorizzata dagli allarmismi di Gabrielli e spinta a proteggere vetrate e ingressi con tavole e lamiere, ma ha poi spesso applaudito il corteo, una volta visto che era chiaramente pacifico e allegramente multicolore. Perfino le poche decine di antagonisti che hanno provato simbolicamente a forzare gli sbarramenti per entrare nella zona rossa erano a volto scoperto.

Insomma la polizia che dovrebbe “proteggere la popolazione dai terroristi” (che per fortuna sono assai meno di quanto ci vogliono far credere, quando i media cercano di spiegare perché dei ragazzotti sprovveduti sono riusciti a colpire tanto facilmente qualche obiettivo a Londra o Parigi o Bruxelles, senza essere identificati prima), funziona soprattutto per intimidire ogni tipo di protesta, sicura dell’impunità e anche del consenso assicuratole dalla faziosità dei mass media.

Un esempio. Un’inchiesta pubblicata oggi sulla “Stampa” di Torino, assicura che tra il 2016 e il 2017 la fiducia degli italiani nelle “Forze dell’ordine” è passata dal 59,7% al 64,7, ben al di sopra di Presidente della Repubblica (51,29%), Unione Europea (40,9), magistratura (39,8) e perfino di un misterioso “Lo Stato”, che sarebbe gradito solo a un 27,9% degli intervistati, che evidentemente non sanno che anche gli amati carabinieri, i magistrati e tutti gli altri fanno parte dello Stato…

Non mi sorprende che ci sia tanta confusione nella testa di molti italiani, e che quindi ci sia una maggioranza che abbia fiducia in una polizia che si dedica soprattutto a imprese inutili e illegali: a Roma ad esempio si è mobilitata per catturare ben 3 (tre!) contestatori che tentavano di aprire uno striscione al passaggio del corteo di Trump, sequestrandolo e intimando con foglio di via a una dei tre, Marinella Correggia, di non rimettere piede a Roma per non so quanto tempo. Non mi sorprende perché da anni c’è un silenzio totale delle residue sinistre di fronte a questi soprusi, e anche perché la mia età mi consente di ricordarmi analoghi atteggiamenti polizieschi diffusissimi ancora nella seconda metà degli anni Cinquanta, e, sia pur con qualche attenuazione, negli anni immediatamente precedenti il ’68. Ricordo le narrazioni dei braccianti pugliesi su violenze e persecuzioni poliziesche, e anche la vanteria di un questore che aveva “messo a posto” i braccianti della pianura ferrarese passando con le jeep e i camion sopra le loro biciclette. Di più modesti soprusi, come i fermi e le denunce per reati inesistenti, ho fatto anche esperienza diretta, più e più volte. Avevano lo scopo evidente di scoraggiare un giovane come ero io in quegli anni, e di verificare perché la prima intimidazione non aveva funzionato, se ero recidivo: mi consola ricordare che quella repressione ottusa non impedì la crescita di movimenti che intaccarono per qualche anno anche la compattezza delle forze repressive.

Ma bisogna recuperare la capacità di rompere il silenzio complice, e gridare alto il proprio sdegno contro la guerra e la repressione che la accompagna e la prepara, se necessario anche da solo, come ha fatto il coraggioso sindaco di Messina Renato Accorinti al termine dello spettacolo per le autorità nel teatro antico di Taormina. (a.m.)



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-2803
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
29 maggio 2017
Parole chiave originali
«Taormina», «Gabrielli», «Giardini Naxos», «Roma», «Marinella Correggia», «val di Susa»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-2803.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 29 maggio 2017. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2803:sul-ruolo-della-polizia-al-g7&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-2803.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 30 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-2803.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 664 parole.
  4. Edizione AM-2803.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «Sul ruolo della polizia al G7», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 29 maggio 2017; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2803.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2017, 29 maggio). Sul ruolo della polizia al G7. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2803.html

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