Alcune riflessioni sul voto in Brasile
Il risultato delle elezioni presidenziali in Brasile ha sorpreso solo chi non conosce nulla di quel paese: in realtà era stato largamente previsto. Per capirlo, più che alla barbarie razzista, sessista, omofoba di questo militare nostalgico della dittatura, a cui rimprovera solo di aver ucciso troppo poco, bisogna guardare la lunga serie di arretramenti della sinistra brasiliana in questi ultimi anni. Si è consolata denunciando il “golpe” di Temer ma senza domandarsi mai perché le mobilitazioni in risposta erano limitate nel numero dei partecipanti e nella durata.
In tutte le elezioni parziali e amministrative successive alla destituzione di Dilma Rousseff il PT aveva subito duri colpi, perché la ferita inferta al corpo dei militanti con le rivelazioni sulla corruzione di un gran numero di dirigenti paralizzava tutto il partito, compresi quelli che non erano stati neppure sfiorati dagli scandali. E Lula e Dilma, ancorché non beneficiassero in prima persona della corruzione dilagante, non potevano apparire estranei alla sua utilizzazione per garantirsi la possibilità di governare anche senza una solida maggioranza indipendente. Infatti, fin dalla prima presidenza di Lula, i fondi forniti dalle grandi imprese come Petrobras, Odebrecht, Rio Doce erano stati usati prevalentemente per acquistare pacchetti di voti di deputati di partiti di centro e perfino di destra. Quegli stessi che, appena cambiato il vento nel continente, hanno fornito le truppe cammellate per il golpe parlamentare di Temer. Quelli di cui tutta la sinistra miope denuncia la corruzione, ma non sa spiegare perché erano stati accettati nella maggioranza da Inácio Lula da Silva già nel 2002. Allora le tangenti servivano per arrivare al governo (non al Potere, sia chiaro, che rimaneva nelle mani di un grande capitale con velleità imperialiste), ma nel corso di una decina d’anni sono diventate un fenomeno di tale portata che non poteva più essere nascosto. Ne beneficiavano i golpisti non meno delle loro vittime, ma il problema è che il conflitto è rimasto tutto all’interno del ceto politico, senza che scendessero in campo le grandi masse che avevano beneficiato per anni dell’assistenzialismo finanziato dai prezzi elevati del petrolio.
Questo è l’interrogativo più inquietante. Era difficile smontare le illusioni di settori di sinistra latinoamericana ed europea su un presunto carattere socialista della politica di Lula, che in realtà anche nel suo periodo migliore (quando era facilitato dal rialzo del prezzo del petrolio) distribuiva bonos assistenziali, ma si guardava bene dal pretendere qualcosa dai grandi gruppi finanziari che dominavano il paese e operavano in tutto il mondo. Ma ora? Possibile che non nascano dubbi sul fatto che dopo più di dieci anni alla testa di un grande e ricco paese, non è stato possibile lasciare una traccia? Come è possibile che un partito come il PT, che era nato dalle lotte e nelle lotte, abbia rinunciato alla sua funzione educativa nei confronti delle masse che lo seguivano, lasciando spazio alla crescita di un movimento così barbarico come quello che ha portato al 47% un militare fascista come Jair Bolsonaro?
Nel dibattito della sinistra brasiliana negli ultimi mesi alcuni avevano criticato Lula per varie ragioni, prevalentemente tattiche, ad esempio per aver indebolito la candidatura di un già fragile Fernando Haddad, poco conosciuto a livello nazionale e mediocre oratore, mantenendo fino all’ultimo la propria (impossibile) candidatura, o per aver ostacolato un raggruppamento più ampio con i molti partiti di sinistra sorti dalla crisi del PT. In realtà è altro che sta a monte di questa inquietante esplosione di una destra fascisteggiante: per moltissimi che avevano appoggiato con fiducia Lula e Dilma, è la sensazione di essere stati traditi, in nome di un illusione, quella di poter governare comunque grazie all’appoggio momentaneo, più o meno comprato, del nemico di classe. La storia ha mostrato infinite volte che, una volta utilizzati, i partiti operai che hanno sorretto governi borghesi vengono cacciati dal governo dai loro soci, senza poter fiatare, e dovendo ricostruire la loro credibilità con lunghi anni di sofferenze e di lotte difficilissime. Un caso da manuale è proprio la cacciata del PCI dal governo nel maggio 1947, una volta fornito l’avallo alla ricostruzione dello Stato borghese e dei suoi apparati repressivi che erano usciti a pezzi dalla guerra e dalla guerra civile (anche se alcuni ingenui continuano a venerare i protagonisti di quella prevedibilissima sconfitta).
Per altri commenti sul voto, aspetto un po’ di dati articolati sui risultati alle elezioni amministrative: per ora so già che Dilma non è riuscita ad essere eletta senatrice, ma sono molti altri i dati che servono. (a.m.)
PS Intanto segnalo una selezione di articoli relativamente recenti sul Brasile, ma se avete la pazienza di cercarli, ce ne sono diverse decine:
Brasile – La mossa da maestro
Brasile: l’economia del PT
Brasile | «Il PT ha funzionato come un fornitore di servizi per le élite»
Brasile | «Più che resistere la sinistra deve ri-esistere»
Brasile: il secondo turno conferma il crollo del PT
Elezioni municipali in Brasile, un’importante verifica
Difficile ragionare a sinistra sul Brasile
Perry Anderson - La degradazione del sistema politico in Brasile [2]
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-3009
- Autore
- Perry Anderson (postilla di Antonio Moscato) · attribuzione da verificare
- Pubblicato sul sito
- 8 ottobre 2018
- Parole chiave originali
- «Brasile», «Lula», «Dilma»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-3009.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 8 ottobre 2018. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3009:alcune-riflessioni-sul-voto-in-brasile&catid=8:lamerica-latina&Itemid=16
- Cattura AM-3009.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 27 ottobre 2020.
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Come citare
Perry Anderson, «Alcune riflessioni sul voto in Brasile», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 8 ottobre 2018; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3009.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Anderson, P. (2018, 8 ottobre). Alcune riflessioni sul voto in Brasile. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3009.html