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Sintomatico silenzio dei mass media europei sulla protesta di Budapest

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Da cinque giorni migliaia di lavoratori ungheresi occupano il centro di Budapest protestando con decisione contro la legge che allunga di molto l’orario di lavoro annuo imponendo fino a 400 ore di straordinario, e regala per giunta al padronato l’incredibile diritto di rinviare il pagamento delle ore aggiuntive per ben tre anni. La ragione è semplice: in Ungheria c’è una forte carenza di manodopera e, invece di accogliere almeno una parte dei migranti che si sono impantanati sulle diverse “rotte balcaniche”, il governo “sovranista” di Viktor Orbàn ha promulgato il 12 dicembre una legge che giustamente è stata definita la “legge schiavitù” perché riporta indietro di secoli le condizioni di lavoro.

Come è logico, per bloccare le proteste spontanee il governo ha dovuto limitare quanto resta dei diritti democratici, togliendo agibilità politica alla piccola pattuglia di parlamentari contrari, in genere indipendenti usciti dal partito socialista e dai verdi: due di loro, Akos Hadhazy et Bernadett Szél sono stati buttati fuori dal palazzo della MTVA, la tv di Stato, mentre altri vi sono stati trattenuti senza consentire loro di leggere un comunicato su quanto sta avvenendo nelle piazze, ovviamente oscurato da MTVA.

A questo punto il presidente della confederazione sindacale Mszsz, Laszlo Kordas, ha dovuto minacciare di unirsi alla mobilitazione anche partecipando ai blocchi stradali che sono apparsi su alcune strade extraurbane sull’esempio dei gilet gialli francesi. Fin dal primo momento avevano aderito invece gli organizzatori del nuovo sindacato studentesco che protesta contro l’irreggimentazione dell’Università e la chiusura forzata di quella internazionale (che era stata promossa e finanziata da George Soros), chiusura che dovrebbe comportare anche l’espulsione di migliaia di studenti di vari paesi che la frequentavano.

È facile capire le ragioni dell’oscuramento in ogni paese d’Europa di una manifestazione esemplare, che non lascia spazio ad ambiguità sul suo orientamento politico, tento è vero che tra le rivendicazioni c’è anche la difesa dell’autonomia della magistratura minacciata dall’introduzione di nuove specifiche giurisdizioni per controversie sugli appalti pubblici o su contenziosi elettorali. Le proteste, finora ostentatamente pacifiche, rivelano casomai forse qualche eccessiva illusione sull’indipendenza della magistratura magiara, e anche di quella europea, che Orban comunque non riconosce.

Ma il silenzio della grande stampa nostrana, che preferisce il silenzio totale alla denigrazione e deformazione con cui ha cercato di assimilare i Gilet gialli francesi alla onnicomprensiva categoria di “populismo”, si spiega anche con un’altra ragione: delle proteste francesi era impossibile non parlare dato che con il ricorso alla violenza avevano “turbato la sacralità”... degli acquisti natalizi nella capitale del lusso e costretto Macron a sfornare a rate qualche offerta, insufficiente ma non insignificante, per dividere e deviare se possibile il movimento nascente verso lo scivoloso terreno elettorale, mentre il cattivissimo esempio magiaro aveva “la colpa” di non aver rotto neppure una vetrina...

Ho spesso criticato chi deviava una manifestazione pacifica in direzione dello scontro ad ogni costo, tanto più che i media parlavano poi solo dei vetri rotti e non dei contenuti della manifestazione, ma talvolta ho dovuto ammettere che per non essere ignorati dai media un po’ di “rumore” è necessario. In ogni caso dobbiamo rendere onore alla piazza di Budapest e a quella di Parigi (e dei mille blocchi stradali francesi) per una ragione di fondo: non si sono spaventati perché non rappresentavano in partenza la maggioranza, ma solo una consistente minoranza, e hanno offerto l’esempio della tenacia e della continuità senza arrendersi. Dimostrando così di nuovo, dopo anni di proteste solo simboliche, che la lotta paga!

(a.m.)



Tags: Ungheria  Orban  Parigi  

Scheda d’archivio

Identificativo
AM-3032
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
19 dicembre 2018
Parole chiave originali
«Ungheria», «Orban», «Parigi»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-3032.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 19 dicembre 2018. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3032:sintomatico-silenzio-dei-mass-media-europei-sulla-protesta-di-budapest&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
  2. Cattura AM-3032.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 19 gennaio 2021.
  3. Testo estratto AM-3032.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 580 parole.
  4. Edizione AM-3032.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «Sintomatico silenzio dei mass media europei sulla protesta di Budapest», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 19 dicembre 2018; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3032.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2018, 19 dicembre). Sintomatico silenzio dei mass media europei sulla protesta di Budapest. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3032.html

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