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Massimo Bordin, una traccia indelebile
Non ero un ascoltatore abituale di Radio Radicale, per molte ragioni tra cui la mia scarsa attenzione al dibattito politico italiano, ma anche un forte fastidio per lo stile di Marco Pannella, che avevo conosciuto nel lontano 1956 e di cui avevo sperimentato già negli anni Sessanta le molte ambiguità nei confronti della contiguità della “Nuova Repubblica” di Randolfo Pacciardi (che anticipava per molti aspetti il progetto di Licio Gelli) con vari settori del peggior neofascismo romano. Avevo saputo poi della forte tensione personale che aveva contrapposto Massimo Bordin a Pannella, senza che questa mi incoraggiasse ad approfondire le ragioni del contrasto, tanto più che il mio giudizio fortemente critico sul leader indiscusso si estendeva all’intero partito. Ma con mia sorpresa ogni volta che lo avevo incontrato in qualche assemblea Massimo Bordin era venuto a salutarmi cordialmente. Solo ora ho capito perché: a differenza di altri compagni che avevano scelto altre strade in vari periodi, non era “un pentito”, non disprezzava l’esperienza fatta in passato nella stessa organizzazione, e in qualche modo la rivendicava. Se ne era accorto Luigi Manconi che ne parla in un lungo articolo apparso oggi sul “manifesto”, che colloca “il suo incontro con il giornalismo radiofonico” a quando “Radio Città Futura si trasferì nei locali di via dei Marsi, dove si trovava la sede italiana della Quarta Internazionale.”
Manconi prosegue: “Bordin era un militante trotskista e tracce di quella esperienza e di quella cultura hanno accompagnato l’intera sua esistenza, in particolare per due connotati determinanti. Il primo si ritrovava nel suo fermo riferimento alla sorte degli sfruttati. Un riferimento mai retorico e mai declamatorio, che appariva quasi trattenuto e contenuto, fino a quando riteneva (lo immaginavo mormorare «quando è troppo è troppo») di non poterlo più tacere”. Manconi era colpito dall’atteggiamento di Massimo Bordin, che “quando emergeva una questione cruciale (di vita o di morte, di diritto o di torto, insomma di verità essenziali), allora Bordin diceva la sua in maniera inappellabile: dalla parte dei naufraghi o dei giovani precari o dei rom”. E, aggiunge Manconi, “era questa la sua fedeltà da eretico alla storia e al sistema di valori del movimento operaio (fateci caso: quante volte accade che gli eretici siano più memori e coerenti di quanto siano gli ortodossi).”
Quanto al secondo tratto ereditato dalla sua militanza giovanile per Manconi sarebbe stato rintracciabile “in quell’inesausto zelo per i particolari, quelli della storia italiana e del suo sistema di partiti”, ma soprattutto in “quella dimensione del «socialismo scientifico» che troppo spesso è stato buttato via insieme all’acqua sporca”.
Non me la sento di aggiungere altro, se non ricordare che, anche ora che ha perso lo straordinario apporto di Massimo Bordin, difendere Radio Radicale dal tentativo di sopprimerla è un compito irrinunciabile.(a.m.)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-3064
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 18 aprile 2019
- Parole chiave originali
- «Massimo Bordin», «Luigi Manconi», «il manifesto»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-3064.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 18 aprile 2019. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=3064:massimo-bordin-una-traccia-indelebile&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-3064.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 1 ottobre 2020.
- Testo estratto AM-3064.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 463 parole.
- Edizione AM-3064.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Antonio Moscato, «Massimo Bordin, una traccia indelebile», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 18 aprile 2019; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3064.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2019, 18 aprile). Massimo Bordin, una traccia indelebile. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/3064.html