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Algeria

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Algeria

 

Non volevo scrivere nulla sull’Algeria o sulla Tunisia, perché ho trovato ottimo quanto pubblicato in questi giorni su Il megafonoquotidianoorig.. Anche “il manifesto” ha seguito le vicende algerine e tunisine in modo condivisibile. Tuttavia nelle rassegne stampa radiofoniche e televisive e in alcuni servizi ho sentito attribuire le lotte contro l’aumento del prezzo del cuscus nel 1988 in Algeria agli integralisti islamici. È un errore che impedisce di cogliere la dinamica terribile della crescita del più feroce movimento integralista, che cominciò ad avere un peso solo negli anni successivi. Come scrivevo nel mio libro Libano e dintorni, integralismo islamico e altri integralismi, che è del 1993 ed era il frutto di un contatto frequente in quegli anni con militanti maghrebini e di altri paesi arabi, il FIS (Front Islamique du Salut) “non ha reclutato i giovani nelle moschee ma nelle piazze, e poi li ha portati in moschea”.

Il movimento contro il carovita era stato spontaneo, ed era stato alimentato da una disperazione non diversa da quella di questi giorni in Tunisia e in vaste regioni dell’Algeria. Il FIS era nato non da molto dalla decomposizione del FLN, che era stato l’organo della resistenza alla Francia e si era strasformato poi in un partito unico che ricordava i partiti comunisti dei paesi del “socialismo reale”, e che non riusciva più ad esercitare un ruolo di direzione. Gran parte dei dirigenti del FIS venivano da una componente storica del FLN, quella cosiddetta “baathista” in riferimento al partito dominante in Siria e Iraq, ma avevano cominciato ad essere finanziati dall’Arabia Saudita, come altri movimenti analoghi, in Tunisia e Marocco, senza però diventare mai una vera cinghia di trasmissione di Riyadh, tanto è vero che nel 1991 si schierarono contro la guerra del Golfo a cui invece nella coalizione contro l’Iraq guidata dagli Stati Uniti partecipava attivamente il regno saudita che li aveva sovvenzionati fino a poco prima.

La ferocia della repressione del 1988 (forse cinquecento morti) aveva offerto un’occasione d’oro a quei quadri politici che si riciclavano come integralisti, abbandonando un FLN sempre più screditato, soprattutto perché aveva sperperato le preziose risorse petrolifere, era diventato sempre più succube dell’imperialismo francese ed europeo, ed era stato costretto dal Fondo Monetario Internazionale a togliere i sussidi che mantenevano basso il prezzo del semolino, l’alimento base della popolazione più povera.

Le terribili vicende degli anni successivi non erano inevitabili, non erano una “fatale” conseguenza di quelle lotte. A far crescere il FIS furono da un lato le concessioni fatte dal regime in una prima fase (ad esempio la modifica della legge elettorale per permettere che il capofamiglia votasse per moglie e figlie), e poi il colpo di Stato che impediva il secondo turno delle elezioni politiche (dopo il successo del FIS nel primo). Assurdamente fu approvato da gran parte della sinistra francese e italiana, compresa la Rossanda (è vero che non veniva presentato come colpo di Stato, ma come “difesa della democrazia”... Furono poi arrestati tutti i leader islamici più conosciuti e relativamente moderati, col risultato di far emergere una nuova generazione di combattenti spietati, che hanno compiuto stragi feroci. È vero che a volte furono gli stessi servizi segreti algerini a organizzarne alcune particolarmente efferate per screditare l’opposizione. In definitiva di quegli orrori portava la responsabilità primaria, in varia maniera, proprio il regime, che sotto la guida interessata di consiglieri occidentali aveva fallito sul piano economico, e poi ha soppresso per anni la vita democratica del paese.

Su questo, rinvio a quanto scrivevo nel libro citato, in particolare alle pagine 58-67. Lo potete trovare sul sito: Libano e dintorni. Abbiate pazienza, aprirlo a volte richiede un po’ di tempo, ma alla fine ci si riesce.

(a.m. 12/1/11)



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-417
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
12 gennaio 2011
Parole chiave originali
«Algeria», «Rossanda», «integralismo», «Tunisia», «Il megafonoquotidiano»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-417.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 12 gennaio 2011. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=417:algeria&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
  2. Cattura AM-417.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 5 dicembre 2020.
  3. Testo estratto AM-417.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 625 parole.
  4. Edizione AM-417.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
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Come citare

Antonio Moscato, «Algeria», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 12 gennaio 2011; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/417.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2011, 12 gennaio). Algeria. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/417.html

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