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COLPO DI STATO IN HONDURAS

pubblicato sul sito il · 9 min di lettura


Alcuni studenti mi hanno chiesto perché non ho scritto qualcosa sul colpo di stato in Honduras: la risposta è semplice, non sono un quotidiano, non devo e non posso intervenire su tutto. Mi limito a ritrasmettere i comunicati cubani di GRANMA INTERNAZIONALE, aggiungendo solo un mio breve commento alla fine. A.m.

 

COLPO DI STATO IN HONDURAS
Manuel Zelaya  è vivo e ha parlato con TeleSur da San José di Costa Rica
• Il figlio di Zelaya denuncia il sequestro di suo padre

I militari golpisti  sono entrati nel Palazzo ed hanno sequestrato il presidente Manuel Zelaya che ora è in luogo sconosciuto; le truppe dell’esercito hanno circondato la casa del Presidente, hanno detto i dirigenti sindacali, parlando telefonicamente a TeleSur.

I gruppi sociali chiamano gli organismi internazionali, perchè intervengano di fronte a questo colpo di Stato militare.

Il figlio del Presidente di Honduras ha denunciato, parlando con TeleSur, che suo padre, Manuel Zelaya, è stato portato a forza fuori dal paese.

“Circa 200 militari sono entrati in casa del Presidente  e lo hanno prelevato, a bordo di veicoli bianchi. Abbiamo perso ogni comunicazione e l’ultima notizia è stata che avevano sequestrato mio padre” ha detto. “Io mi trovo in un luogo sicuro”, ha aggiunto.

La moglie di Manuel Zelaya, Xiomara Castro de Zelaya, ha dichiarato a TeleSur che  nella mattina di questa domenica hanno portato via a forza il Presidente, lo hanno picchiato fisicamente, ma soprattutto hanno colpito la democrazia.  

Chiediamo la libertà del Presidente; esigiamo dalle Forze Armate che liberino il Presidente e necessitiamo notizie che ci garantiscano che è in vita”, ha detto ed ha aggiunto che “Mentre si sta cercando di cambiare la storia del paese, stanno cercando di far tacere le persone. Io so che nemmeno un honduregno è d’accordo con un colpo di Stato militare “,ha sottolineato. 

La ministra degli Esteri, Patricia Rodas, ha confermato che militari incappucciati hanno sequestrato e fato sparire il Presidente Zelaya.

La Rodas non può uscire da casa sua,  circondata da franchi tiratori. 

L’inviata speciale di TeleSur ha informato che i militari armanti, si crede abbiano portato Zelaya nella sede delle Forze Aree “La sede del canale 8 è occupata, ha aggiunto Patricia Rodas, e non so sino a quando potremo comunicare con voi”.

“Questo è un crimine contro la nostra democrazia e sappiamo bene che sono i gruppi di potere che hanno impoverito il paese, che non vogliono lasciar  passare il nostro popolo per i sentieri della libertà e della giustizia,  Hanno assassinato di nuovo la speranza di democrazia, della lotta contro il terrorismo contro il nostro popolo. La consultazione popolare per determinare se si convocherà un’Assemblea Nazionale Costituente doveva iniziare oggi, svolgendosi nei parchi della città principali del paese centroamericano.

La consultazione, convocata dopo la firma di  400.000 cittadini, è stata oggetto di un rifiuto da parte di certi settori politici e sociali che hanno portato ad un tentativo di Colpo di Stato contro il Presidente costituzionale Manuel Zelaya, ed poi il colpo di Stato Militare (Traduzione Gioia Minuti).

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COLPO DI STATO IN HONDURAS
Cuba chiama a condannare il colpo di Stato

Héctor Miranda

PL -  Il Governo cubano ha chiamato le organizzazioni internzionali e l’opinione pubblica di Honduras a condannare il colpo di Stato nel paese centroamericano.

Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha incitato le Nazioni Unite (ONU), il Movimento dei Paesi Non Allineti (NOAL), il Gruppo di Río e il Consiglio Permanente dell’Organizzazione degli Stati Americani (OEA) ad esigere  rispetto delle garanzia costituzionali in Honduras.

Cuba considera brutale e criminale il colpo di Stato nel riferito paese e reclama il ritorno al suo posto del presidente Manuel Zelaya, e reclama inoltre garanzie per la vita della ministra degli Esteri, Patricia Rodas.

"Denuncio il carattere criminale e brutale di questo colpo di Stato", ha detto Il ministro degli Esteri cubano in una conferenza stampa.

Rodríguez ha esortato le Forze Armate dell’Honduras a preservare la vita di Patricia Rodas,  di cui non si conosce la destinazione dal mezzogiorno di questa domenica 28.

La ministra Rodas si trovava con gli ambasciatori di Cuba, Venezuela e Nicaragua verso le dieci di mattina, quando il maggiore Oceguera delle Forze Armate ha tentato di convincerla ad abbandonare il paese.

Poi 15 militari con passamontagna sono entrati nella casa, hanno preso i diplomatici e la ministra e li hanno portati alla base aerea di Tegucigalpa,  come ha detto per telefono l’ambasciatore cubano in Honduras, Juan Carlos Hernández, che ha sottolineato che sono stati spintonati e colpiti dai militari che hanno sottratto loro i cellulari. 

Il ministro Rodríguez ha chiamato l’opinione pubblica internazionale e le forze armate di Honduras, oltre agli ufficiali dignitosi ed onesti a salvare la vita di Patricia Rodas.

“I militari che l’hanno sequestrata hanno violato il Diritto Internazionale e la Convenzione di Vienna”, ha ricordato il ministro cubano, e attuano nello stile delle  più crudeli e violente dittature latinoamericane del passato”.

Ancora, ha reclamato dignità ed ha invitato tutti i Partiti e il Congresso di Honduras a rispettare la libertà e la Costituzione (Traduzione Gioia Minuti).

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COLPO DI STATO IN HONDURAS
Il Venezuela ha inviato un aereo a Zelaya  per portarlo in Nicaragua

Il governo del Venezuela ha inviato un aereo in Costa Rica a prendere il presidente honduregno, Manuel Zelaya, e portarlo in Nicaragua questa stessa sera, dove si svolgerà un Vertice straordinario dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe.

 «Il governo venezuelano ha inviato un aereo in Costa Rica per trasportare il  presidente Manuel Zelaya ad una riunione straordinaria dell’ALBA a Managua», Nicaragua, ha detto  José Torres, viceministro alla sicurezza in Costa Rica.

Previamente, Zelaya e il presidente della Costa Rica, Oscar Arias, avevano annunciato che avrebbero viaggiato insieme in Nicaragua per partecipare alla riunione del Sistema d’Integrazione  Centroamericano (SICA).  

Queste nuove informazioni offerte dal governo della Costa Rica, con le  parole di Torres, anticipano i piani del viaggio di Zelaya.

La Riunione  del SICA si svolgerà nella notte di oggi domenica a Managua come aveva annunciato a mezzogiorno il presidente del paese, Daniel Ortega ( Traduzione Gioia Minuti).

 

Un breve commento di a.m.

Mi è stato chiesto come mai Obama ha condannato il golpe, e altrettanto hanno fatto la maggior parte dei governi europei indipendentemente dal loro colore politico.

Le ragioni sono diverse: può aver pesato l'esperienza dell'appoggio al fallito tentativo golpista dell'aprile 2002 contro Chávez, che provocò un'accelerazione della radicalizzazione del Venezuela; può aver pesato che Manuel Zelaya non abbia origini esattamente "di sinistra" (appartiene allo stesso partito liberale del suo vice, oggi presidente golpista); egli si era avvicinato al Venezuela soprattutto per avere aiuti per il suo poverissimo paese, che si regge in gran parte sulle rimesse degli emigrati negli Stati Uniti. Aveva preso comunque alcune misure a favore dei ceti più poveri, che gli avevano assicurato un forte appoggio popolare: innalzamento del salario minimo, controllo statale sull'importazione e la distribuzione dei combustibili, attraverso Petroecuador, l'alleanza energetica regionale voluta da Chávez e Correa; aveva anche difeso le minoranze indigene, ma non era un pericolo per gli Stati Uniti. Un eventuale appoggio di Washington al golpisti poteva spingerlo più a sinistra e su posizioni più nettamente antimperialiste.

Questo vuol dire che davvero gli Stati Uniti sono estranei al golpe? È poco verosimile. I legami tra settori del Pentagono e i militari reazionari dell'America latina sono profondi e duraturi, e possono prescindere dalle decisioni di un presidente. Anche se il golpe fosse ispirato da miopi considerazioni locali, ci possono essere sempre settori degli apparati USA tentati dall'appoggiarlo.

E questo deve essere un motivo di riflessione per i paesi trainanti della "rivoluzione bolivariana": in Venezuela, Bolivia, Ecuador i militari sono sempre gli stessi, formati nella Scuola delle Americhe e legati a filo doppio ai settori sociali più conservatori e retrivi. Ogni tanto è stato rimosso un generale, ma il grosso del corpo degli ufficiali è rimasto quello di prima. È questo che rende più fragili queste rivoluzioni rispetto a quella cubana, che anche ha fatto tanti errori in diversi periodi, ha retto a mezzo secolo di assedio e di aggressioni proprio perché aveva eliminato il capitalismo e distrutto il vecchio apparato militare, ricostruito a partire dall'Ejercito rebelde formatosi nella lotta sulla Sierra.

In appendice, visto che se ne è parlato sui media, riporto una scheda sulla "guerra del football" tratta dal mio libro Il risveglio dell'America Latina, Alegre, 2008.

 

Scheda

La "guerra del football"

 

La guerra del football fu innescata dalle partite tra le squadre di Honduras e Salvador per la qualificazione al campionato del mondo del 1970 in Messico. La prima a Tegucigalpa, l'8 giugno 1969, era stata vinta alla grande dalla squadra locale, anche perché la squadra del Salvador, arrivata il giorno prima, era stressata perché l'albergo in cui era ospitata era stato assediato per tutta la notte da una folla che tirava sassi e petardi contro i vetri, faceva chiasso con latte e clacson, fischietti, urla. La partita era stata conclusa da un gol all'ultimo minuto dell'Honduras.

In Salvador, un minuto dopo, una diciottenne esaltata, Amelia Bolanos, si sparava davanti al televisore: fu trasformata in eroina nazionale, con funerali di Stato, con folla enorme, l'esercito, ecc.

Appena una settimana dopo ci fu la partita di ritorno a San Salvador, che ovviamente fu giocata in un clima terribile: tutti i vetri dell'albergo in cui si trovava la squadra dell'Honduras erano stati rotti dai sassi, e le stanze erano state riempite con tonnellate di uova marce, topi morti, stracci puzzolenti. I giocatori della squadra ospite arrivarono allo stadio dentro i carri armati dell'esercito, e giocarono in un clima di terrore. La bandiera dell'Honduras era stata bruciata nello stadio e sostituita da uno straccio sporco e a brandelli. Il Salvador vinse per 3 a 0. I giocatori dell'Honduras fuggirono verso l'aeroporto a bordo dei carri armati, mentre i loro tifosi venivano pestati e le loro auto bruciate. Ci furono i primi morti...

La partita di spareggio si svolse in terreno neutro, in Messico, con 5.000 poliziotti armati schierati tra le due tifoserie. La vinse il Salvador, che subito dopo sferrò l'attacco militare al paese limitrofo. La guerra durò cento ore, e costò 6.000 morti, decine di migliaia di feriti, molti villaggi distrutti, cinquantamila persone scacciate da casa e terra...

Kapuściński, corrispondente polacco, si trovava in Messico nei giorni delle tre partite e, appena intuito che la tensione montava, decise di andare a Tegucigalpa, dove arrivò in tempo per sentire le prime bombe. Partito per il fronte con qualche collega, poté rendersi conto bene che i soldatini analfabeti di origine contadina delle due parti, che si stavano massacrando senza nessun supporto logistico e sanitario, non sapevano perché era scoppiata la guerra, non conoscevano neppure le farneticazioni scioviniste che infiammavano le due capitali. Tanto meno avevano idea che a monte c'era il contenzioso sull'emigrazione "clandestina" di 300.000 salvadoregni verso l'Honduras, poco popolato, tollerata per molti anni dai due governi per ragioni diverse. Alla metà degli anni Sessanta, però, si era sviluppata un'agitazione tra i contadini dell'Honduras che chiedevano terra. Il governo oligarchico locale la promise, ma essendo ben legato agli Stati Uniti, invece di dividere i latifondi locali o le immense proprietà dell'United Fruit, cominciò a cacciare i 300.000 salvadoregni e a scatenare un'assurda ondata xenofoba, subito ricambiata dall'altra parte del confine...

Questo è stato il caso più cruento negli ultimi decenni, ma altre campagne xenofobe (dire razziste è improprio: la popolazione dei diversi paesi dell'America Latina è indistinguibile da quella del paese vicino) si sono riprodotte in epoca più recente: ad esempio tra Perù ed Ecuador, in Argentina nei confronti dell'Uruguay, ecc

 

Scheda d’archivio

Identificativo
AM-52
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
29 giugno 2009
Parole chiave originali
«antonio», «moscato», «socialismo», «comunismo», «che guevara», «movimento operaio», «urss», «cuba»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-52.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 29 giugno 2009. http://antoniomoscato.altervista.org:80/index.php?option=com_content&view=article&id=52:colpo-di-stato-in-honduras&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-52.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 8 luglio 2009.
  3. Testo estratto AM-52.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.918 parole.
  4. Edizione AM-52.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • autore ricavato da una firma nel testo

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Antonio Moscato, «COLPO DI STATO IN HONDURAS», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 29 giugno 2009; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/52.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2009, 29 giugno). COLPO DI STATO IN HONDURAS. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/52.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗