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Vendola e la "demagogia"

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

Vendola non precipita nei “burroni della demagogia”

Da Il megafonoquotidianoorig. segnalo questa puntualizzazione del Collettivo barese di Sinistra critica su una nuova verifica di cosa si nasconde dietro il linguaggio fumoso e retorico di Vendola. L’ambiguità del suo linguaggio immaginifico si spiega in modo molto semplice: vuole conquistare un suo ruolo nel centrosinistra e – se necessario – nello stesso PD, e non vuole quindi contrapporsi ad esso. La sua politica all’Aqp (Acquedotto pugliese) non poteva quindi essere in contraddizione con quanto sta facendo il PD per svuotare i due referendum sull’acqua dovunque governa. Analogamente a quanto dice sullo sgombero del presidio della Maddalena in Val di Susa, lo critica, ma evitando di pronunciarsi sulla TAV, che come tutte le grandi opere è fortemente voluta dal PD. (a.m. 29/7/11)

Vendola annuncia che non ridurrà il 7% in bolletta come stabilito dal referendum perché deve pagare i debiti di Fitto. In campagna referendaria non l'aveva detto. Ma, dice, "nessuno me l'aveva chiesto". E poi si gode i complimenti della finanza

Abbiamo letto questo articoloorig. sul Corriere del Mezzogiorno, supplemento meridionale del Corriere della Sera e francamente facciamo fatica a capire come si possa fare politica in questo modo. Nichi Vendola, alfiere della nuova sinistra di lotta e di governo, a proposito dell'acqua pubblica dice che «è indispensabile fare i conti con la realtà per non precipitare nei burroni della demagogia". Che significa? Significa che "sull’Acquedotto Pugliese abbiamo deciso di intraprendere la strada dell’efficientamento e su quella proseguiremo. Per questo non abbasseremo le tariffe". Bene, le tariffe sono indispensabili per mantenere il servizio pubblico, dice Vendola, le stesse che hanno permesso all'Acquedotto Pugliese di approvare il bilancio del 2010 con 37 milioni di utili. Il problema però sorge nel momento in cui questa posizione pragmatica, e di governo, cozza con quell'altra, di lotta e di opposizione, incarnata durante la campagna referendaria per il Sì ai quesiti promossi dai movimenti. Vendola annuncia infatti "l’impossibilità di adeguarsi a quanto deciso dal recente referendum", cioè l'abrogazione della norma che consente ai privati, ma anche ai gestori pubblici, di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito. Quel taglio non ci sarà.

Il motivo, ovviamente, è tecnico: "In Puglia - spiega l'assessore pugliese alle Opere pubbliche, Fabiano Amati, sempre al Corriere del Mezzogiorno - la remunerazione del capitale investito del 7% è un costo: quello che pagheremo ogni anno fino al 2018 sul bond in sterline pari al 6,92% contratto durante la gestione dell’era Fitto". "In Puglia - aggiunge Vendola - in realtà non siamo di fronte alla scelta di abbassare la tariffa del 7% e di conseguenza gli investimenti perché quella remunerazione non è utilizzata, come dovrebbe, per gli stessi investimenti, ma rappresenta la copertura di un debito e quindi dal punto di vista finanziario un costo».
Come fa notare il quotidiano pugliese, però, resta il problema della coerenza. Perché Vendola ha sostenuto il referendum sapendo che lo avrebbe disatteso un minuto dopo? E perché, gli chiedono, non ha detto queste cose in campagna elettorale? «Nessuno me le ha chieste».

Vale la pena anche fare altre due citazioni. Intervistato dal manifesto, alla domanda se "non gli dispiace essere considerato un populista di sinistra", Vendola ha risposto:

"Se posso fare la parte del vanitoso, no. Faccio tendenza. Le espressioni che ho inventato, dalla «rivoluzione gentile» all'«Italia migliore», alla «narrazione», sono state imitate e emulate. Ma lascerei correre questa discussione stucchevole. Oggi (ieri, ndr) Massimo Mucchetti, economista rigoroso, elogia sul Corriere della sera il lavoro del presidente Vendola sull'acquedotto pugliese. Ecco cosa intendo: sento il dovere di sottrarmi alla scorciatoia della bella sconfitta. Siamo chiamati a organizzare la speranza e a trasformarla in un blocco sociale, una nuova egemonia culturale".

E allora leggiamo cosa scriveva Mucchetti sul Corriere:

A pochi giorni dai referendum sull' acqua, Standard & Poor' s promuove l' Acquedotto Pugliese (Aqp), e assegna il rating BBB-/A-3 al suo debito a lungo e a breve, associato alla previsione di stabilità. In precedenza, il debito della società controllata dalle Regioni Puglia e Basilicata era classificato come BB+/B-1. Ciò significa che le obbligazioni Aqp non sono più titoli spazzatura ma hanno, sia pure al livello minimo, l' investment grade. Per una società come l' Aqp, che godeva di una pessima reputazione («l' Acquedotto Pugliese serve a dar da mangiare più che da bere», si diceva), il riconoscimento segna una svolta. L' agenzia attribuisce il miglioramento sia all' aumento delle tariffe (6,6%) che al taglio dei costi operativi e della morosità della clientela. S&P si aspetta che gli aumenti tariffari proseguano (6% quest' anno, 3,8 nel 2012) e così pure il recupero di efficienza in base al piano industriale approvato dall' Authority. S&P ritiene quindi che l' autofinanziamento possa coprire il 20% del debito e il margine operativo lordo rimanere 3-3,5 volte il debito. Il responso di S&P dovrebbe far riflettere sia i referendari più estremisti che i privatizzatori a prescindere. L' Aqp investe e si fa retribuire in tariffa il capitale investito in barba al secondo referendum, anche perché, annullata la norma 2006, restano in vigore le precedenti. L' Acquedotto Pugliese, con una dirigenza nominata dal sognatore Nichi Vendola a governare una rete di 21 mila chilometri più altri 10 mila di fognature e 184 depuratori, ha oggi un debito più affidabile di Fiat e Fiat Industrial, Cir, Espresso, Guala Closures, Piaggio, Wind, Safilo, Seat e AdR, tutte società alle quali S&P non concede l' investment grade" (Massimo Mucchetti, Corriere della Sera, 24 giugno 2011)

Di lotta e di governo, dritti contro il muro…

 



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-523
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
29 giugno 2011
Parole chiave originali
«Vendola», «Acquedotto pugliese», «referendum», «PD»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-523.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 29 giugno 2011. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=523:vendola-e-la-qdemagogiaq&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
  2. Cattura AM-523.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 30 novembre 2020.
  3. Testo estratto AM-523.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 941 parole.
  4. Edizione AM-523.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
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Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Antonio Moscato, «Vendola e la "demagogia"», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 29 giugno 2011; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/523.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2011, 29 giugno). Vendola e la "demagogia". In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/523.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗