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A lezione dalla Marcegaglia *

pubblicato sul sito il · 6 min di lettura

A lezione dalla Marcegaglia

Ogni giorno la Marcegaglia sale in cattedra e dà lezione. Spiega praticamente, con le parole e soprattutto con i fatti, cos’è la lotta di classe. Basterebbe ascoltare attentamente le sue proposte, e fare esattamente il contrario di quello che propone…

Susanna Camusso, che aveva avuto la bella idea di partecipare all’incredibile farsa dell’incontro tra le parti sociali, e di farsi fotografare mano nella mano con la presidente di Confindustria e i due segretari dei sindacati padronali, senza neppure avere un’approvazione degli organi collegiali della CGIL, dovrebbe avere il coraggio di un’autocritica (o meglio di dimissioni). Quel raduno faceva venire in mente un’assemblea di lupi, iene e sciacalli, a cui partecipa una pecora, che attende che si decida a maggioranza il menù per la cena…

La Camusso ascolti attentamente la Marcegaglia e abbia il coraggio di dire che a maggior ragione di fronte a una crisi come l’attuale è impossibile trovare una piattaforma comune col nemico di classe (se proprio le sembra troppo duro, dica almeno “l’avversario”). Invece continua a ricercare l'intesa con i sindacati apertamente padronali.

Salutata da gridolini di approvazione da gran parte dell’area PD (e non solo dall’abominevole Ichino o da Morando) la Marcegaglia ripete ogni giorno che la manovra governativa va male, e spiega subito perché: prima di tutto il prelievo di solidarietà “è una follia” e farebbe fuggire all’estero tutti i bravi manager; bisogna invece aumentare l’IVA, dato che secondo lei non ne risentirebbero i consumi (quelli suoi, sicuramente) e ciò consentirebbe di abolire la cosiddetta Robin Hood Tax; soprattutto bisogna agire sulle pensioni, cioè “accelerare l’abolizione delle anzianità” (dato che la proposta più logica, la soppressione degli anziani, non è ancora presentabile…). Possibile che sia una sorpresa questa posizione di Confindustria?

È assurdo che Stefano Fassina, che è il responsabile economico del PD, si sia detto in un’intervista sul Messaggero “del tutto d’accordo” con la Marcegaglia sia sull’abolizione del contributo di solidarietà, sia sulle altre “misure per la crescita”: anzi ha dichiarato che “c’è da parte nostra un’ampia condivisione delle posizioni di Confindustria e una critica fortissima alla manovra del governo. Noi abbiamo pronte proposte dettagliate per un pacchetto di liberalizzazioni in settori strategici come la distribuzione di carburante, il credito bancario, le assicurazioni”. Stupendo, anche i più reticenti sulle ragioni del dissesto pensano che banche e assicurazioni c’entrino e come, e che la “distribuzione di carburante” è già talmente liberalizzata che mentre il petrolio sul mercato mondiale scende la benzina in Italia sale, ma il PD propone con fermezza di allentare le redini, perché pensa “che l’economia italiana abbia bisogno urgente di misure di sostegno”. Poverina, “l’economia” (come Fassina chiama il padronato), ha tanto bisogno di altri miliardi per reggersi, da sola andrebbe subito a fondo…

L’inconsistenza del PD, che avevo sottolineato con tono che temevo apparisse troppo sprezzante nei primi commenti alle proposte di Bersani (Il ruggito di Bersani e Un dibattito demenziale), risulta ancora più clamorosa: alla domanda sul TFR in busta paga,Stefano Fassina sguscia criticando solo i “discorsi molto approssimativi” di Bossi, che non gli permettono di capire se propone di usare il TFR che “ancora non è destinato ai fondi pensione” o quello “maturato a disposizione delle imprese”, ma evita di dire cosa preferisce il PD e si limita a una banalità: “Sarebbe opportuno fare dei discorsi seri che indirizzino le risorse disponibili verso gli investimenti”.

Ma è il suo discorso che è ben poco serio, e si limita a delegare alla Confindustria e allo stesso governo il compito di decidere. Tanto è vero che alla domanda semplicissima: “E le pensioni? Il PD è favorevole o meno ad intervenire sulle pensioni di anzianità” il furbetto Fassina risponde testualmente:”Prima vediamo cosa decide di fare il governo. Un intervento sull’anzianità andrebbe valutato in un quadro complessivo in grado di delineare cifra e qualità di una manovra.” Blah blah blah...

E meno male che Fassina poi fa saccentemente una considerazione sulla “inadeguatezza profonda del personale politico di PDL e Lega, unita anche alla mancanza di strumenti culturali per combattere la crisi”.

Quando non sale in cattedra la Marcegaglia, è Luca Cordero di Montezemolo che fa il supplente. Il suo successo è condito dalla trovata demagogica di imitare Warren Buffet con una battuta sulle sue tasse a confronto con quelle della segretaria (Marchionne invece evita anche le battute, dato che la FIAT sta in acque così cattive da togliergli ogni credibilità e quindi tace). Ispirato “liberamente” dal senatore Nicola Rossi (già consigliere economico di Massimo D'Alema) Montezemolo ha come proposta principale la privatizzazione delle reti RAI, delle poste, delle autostrade, ecc., ecc. Ma poi ci sarebbero anche le province da eliminare in blocco, i tagli al CNEL e, dulcis in fundo, un brusco innalzamento per tutti dell’età pensionabile a 67 anni. Anche per il “mercato del lavoro” la proposta è semplice e geniale: “contratto unico”, con tutti assunti a tempo indeterminato, ma tutti licenziabili per ragioni economiche od organizzative… con la consolazione di un’indennità! Grazieeee…

Sull’aumento dell’IVA Luca Cordero è “disponibile”, ma “soltanto se riequilibrato da una riduzione per lo stesso ammontare del prelievo sulle imprese (a cominciare dall'Irap)”. Beh, è chiaro: si scarica l’aumento delle tasse indirette su chi già non arriva alla fine del mese per alleggerire ancora quel poco che pagano lorsignori…

Il PD ovviamente segue “con interesse” queste proposte, e ha salutato addirittura con emozione l’invito del cardinal Bagnasco a pagare le tasse, con alcuni suggerimenti alla spesa pubblica: ad esempio non tagliare assolutamente le spese militari legate alle cosiddette imprese umanitarie. I giornali del centrosinistra hanno però messo la sordina o taciuto pudicamente questo aspetto. Delle spese militari meglio non parlare, neppure a favore… Al massimo qualcuno ha accennato allo scandalo delle esenzioni fiscali per alberghi e altre strutture commerciali della Chiesa. Ma la Bindi ha reagito subito: “La Chiesa è una ricchezza e le sue opere di carità sono importanti in un momento in cui la crisi morde tutti”.

In ogni caso il cardinal Bagnasco, in quanto ex generale dei cappellani militari (quelli che don Milani combatteva), ha maturato una pensione di 4.000 euro mensili. Oltre a quanto percepisce per le sue nuove funzioni. Senza commento.

Meno male che in Spagna un po’ di indignados hanno avuto il coraggio di protestare contro l’ipocrisia dello spettacolo papale (una kermesse a spese dello Stato ospitante): da noi tutti in ginocchio, a partire da RAI3…

(a.m. 21/8/11)

 

P:S: Anzi, a completare l’orrore, il presidente della repubblica è andato oggi a inaugurare la festa di Comunione e Liberazione per riproporre anche a quel poderoso gruppo di fanatici, come al solito, la “coesione” e la necessità di rifiutare lo “spirito di parte”. Anche questa lezione di Napolitano è come quella della Marcegaglia: bisogna fare il contrario di quel che ci si predica, riscoprire lo “spirito di parte” (cioè partigiano…), cominciando col negare ogni rispetto a questo predicatore di sottomissione e di collaborazione di classe.

Bisogna rispondere che tante sconfitte di questi anni sono state facilitate dalla cancellazione della coscienza di classe, portata avanti dalle burocrazie dei partiti operai e dei sindacati in tutto il mondo da trent’anni, ma in Italia hanno visto un ruolo particolare proprio di Giorgio Napolitano, leader di quei “miglioristi” che hanno traghettato il PCI verso le melme della socialdemocrazia. La nostra bussola deve avere un semplice punto di riferimento: opporsi a qualsiasi proposta di questa gente, non solo delle Marcegaglia e Montezemoli vari, e puntare nella direzione esattamente opposta.

Per fortuna c’è una buona notizia: la FIOM ha lanciato per i primi giorni di settembre una mobilitazione popolare, non di soli metalmeccanici, ma di pensionati, di giovani, di precari di ogni genere. Non è tutto, ma molto di quel che serve…

(a.m. 21/8/11, ore 20,50)

 



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-563
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
21 agosto 2011
Parole chiave originali
«Marcegaglia», «Cordero di Montezemolo», «Camusso», «Fassina», «Bersani», «cardinal Bagnasco», «spese militari», «Napolitano»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-563.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 21 agosto 2011. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=563:a-lezione-dalla-marcegaglia&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-563.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 1 ottobre 2020.
  3. Testo estratto AM-563.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.295 parole.
  4. Edizione AM-563.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «A lezione dalla Marcegaglia *», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 21 agosto 2011; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/563.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2011, 21 agosto). A lezione dalla Marcegaglia *. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/563.html

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