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Don Bosco e la Fornero
Da www.cattolicesimo-reale.itnon archiviato (un blog per stimolare la messa in discussione della Chiesa e della dottrina cattolica, a cura di Walter Peruzzi)
In un’intervista del 26 febbraio, a chi le chiedeva notizie sul modello di stato sociale europeo, dato per defunto da Draghi, Elsa Fornero ha risposto: «Io conosco bene la tradizione del nostro Welfare nato dal volontariato religioso, i nostri “santi sociali” come Don Bosco».
De te fabula narratur
La risposta ha risvegliato di soprassalto perfino Michele Serra, cui il governo Monti fa (come alle redazioni de La Repubblica e Tg3 al completo) l’effetto di una droga pesante. Perfino Serra si è chiesto sull’Amaca del 28 febbraio se, magari, con l’attuale Welfare c’entrano per qualcosa gli scioperi dei secoli scorsi, oltre che le novene.
Ma qui i critici di Fornero sbagliano. Perché, sotto apparenza di parlare della storia passata (di cui poco sembra conoscere), è del nostro futuro che la ministra voleva parlare, o almeno di quello che intende preparare per noi con la “riforma del lavoro”.
Il Welfare secondo Fornero
A questo futuro non lieto allude tutta la politica sociale fatta e annunciata finora dal governo Monti: mancato adeguamento Istat anche per le pensioni medio-basse e riforma pensionistica iniqua, che allunga di cinque-sei anni l’età pensionabile, anche agli esodati che non avranno per anni stipendio, né pensione; flessibilità in uscita chiesta da Marcegaglia, rendendo più facili i licenziamenti (“manutenzione” dell’art.18) e le morti sul lavoro (riduzione dei controlli sulla sicurezza con l’art. 14 del decreto semplificazioni); rifiuto di qualsiasi intervento del governo, peggio di Sacconi, per risolvere alcune gravi vertenze tuttora aperte o mettere fine a politiche discriminatorie (fra l’altro: provocatoria condotta antisindacale della Fiat; crisi della Fincantieri; soppressione delle linee notturne nord-sud delle FS); ridurre la cassa integrazione e scaricare sulle imprese e i lavoratori i costi degli ammortizzatori sociali, perché lo stato non ha risorse.
Dimenticavo: nessun tentativo di reperire le risorse mancanti con una patrimoniale che gravi sulle grandi fortune perché, ha spiegato Monti, non sono facili da individuare (specie se il governo va a cercarle lontano, invece che scavare vicino).
Modello don Bosco
Così, ridotti in miseria i pensionati, licenziati i lavoratori e garantito che in ogni caso non gravino sullo stato, è ragionevole che Fornero pensi di affidare «i poverelli e i miseri di qualsivoglia fatta» (Pio IX) alla carità pubblica cioè, appunto, ai «santi sociali», alla San Vincenzo e al volontariato cattolico, secondo l’intramontabile insegnamento della dottrina sociale cristiana.
«Il ricco sostenga il povero», insegnava già nel I sec. papa Clemente I, «ma il povero ringrazi Dio per aver dato tanto a coloro per mezzo dei quali si soccorre alla sua indigenza». Proprio come ha spiegato un’altra ministra, Paola Severino: se lei si arricchisce è un bene per tutti noi, perché su 7 milioni guadagnati (da lei) 4 vanno in tasse - quanto basta per regalare a noi un ospedale.
Figurarsi quante tonnellate di pane si potranno ricavare, con cui soccorrere «alla indigenza» di pensionati e lavoratori! Contando poi il milione e mezzo di Monti, i tre e mezzo di Passera e così via, viene fuori anche un bel po’ di companatico.
Meglio ancora se, eliminato l’art. 18, si toglieranno del tutto di mezzo anche organizzazioni sindacali degne di questo nome che, con le loro menate, riducono i profitti dei padroni (e quindi gli ospedali). Al loro posto sarà il caso, come spiega la dottrina sociale cristiana, di «favorire le società artigiane ed operaie che, poste sotto la tutela della Religione, avvezzino tutti i loro soci a considerarsi contenti della loro sorte, a sopportare la fatica e a condurre sempre una vita quieta e tranquilla» (Leone XIII). E’ proprio il modello applicato da Marchionne, «santo sociale» a sua insaputa, a Pomigliano.
Unico dubbio. Dato che se resta il governo Monti, Fornero & company non possono lavorare e guadagnare tutti quei soldini, non è meglio che sloggino al più presto e se ne tornino ai loro studi legali e ai loro consigli di amministrazione, per il bene del loro portafoglio e anche del nostro?
Se proprio le tasse che pagheranno saranno troppe, col superfluo potremmo finanziare la TAV.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-773
- Autore
- Antonio Moscato · attribuzione presunta
- Pubblicato sul sito
- 5 marzo 2012
- Parole chiave originali
- «Fornero», «Monti», «welfare», «don Bosco», «Monti», «Marchionne», «san Vincenzo»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-773.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 5 marzo 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=773:don-bosco-e-la-fornero&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-773.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 5 dicembre 2020.
- Testo estratto AM-773.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 714 parole.
- Edizione AM-773.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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- 7 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
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- autore presunto: nessuna firma, testo pubblicato sul sito di Moscato
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Come citare
Antonio Moscato, «Don Bosco e la Fornero», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 5 marzo 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/773.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2012, 5 marzo). Don Bosco e la Fornero. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/773.html