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Brindisi ...
La strategia della tensione, la mafia e la scuola pubblicaorig.
di Gennaro Carotenutoorig., sabato 19 maggio 2012, 14:37
Sono abbastanza in sintonia con la sostanza di questo intervento di Gennaro Carotenuto, pur essendo in genere più cauto nel tirare conclusioni sulla logica di questa azione. Certo si ricollega bene alla campagna martellante su un presunto “terrorismo” dilagante, a cui viene attribuita qualsiasi protesta, anche normale e non violenta, figuriamoci un atto che colpisce profondamente perché le vittime designate sono adolescenti. Alle note di Gennaro aggiungo che quel che sono riuscito a capire della Sacra Corona Unita durante la mia lunga permanenza nel Salento e nella stessa Brindisi, mi lascia molti dubbi sulle singolari modalità di questo attentato.
(a.m.19/5/12, 16,30)
La strategia della tensione, come la criminalità organizzata, non è la patologia della politica italiana ma n’è la fisiologia. In Italia, quando la politica (intesa come contiguità e reciprocità di favori tra partiti, apparati dello stato, classi dirigenti, criminalità organizzata, eversione) non sa più come contenere il cambiamento necessario, utilizza altri mezzi, da Portella della Ginestra a Piazza Fontana ai Georgofili. Ed è una storia che si è ripetuta oggi a Brindisi sulla porta della scuola dedicata a Francesca Morvillo Falcone.
Oggi sotto i nostri occhi si è palesato non un salto all’indietro ma un passaggio lineare, tradizionale, di una continuità nera nella quale si usa sistematicamente il terrorismo per stabilizzare. Una classe politica al minimo storico di legittimità – di fatto illegittima e commissariata con Mario Monti dalla Banca Centrale Europea- unito al fallimento del modello economico vigente, che sta impoverendo brutalmente quei ceti medi che avevano sempre garantito il consenso del sistema, non riesce più a garantire i propri referenti. Suona una campana a morto e sembra di rivedere Salvo Lima che corre per sfuggire ai sicari. Si organizza una marcia per la legalità e una classe dirigente parassitaria e intrinsecamente contraria alla legalità, si rifugia di nuovo nelle trame nere. Ancora ieri il partito dei Dell’Utri e dei Cosentino si opponeva con forza ad una banale ed insufficiente legge anticorruzione. Troppo, al culmine della peggior crisi economica della storia repubblicana. Solo se spaventato a morte il ceto medio potrà continuare ad abbassare la testa e garantire un consenso per sostenere il quale non basta più il Grande Fratello televisivo del ventennio berlusconiano.
La mafia, la mafia da sola non può essere, perché la mafia, le mafie, da sole in Italia non sono state mai, dal delitto Notarbartolo a Capaci. Come per via D’Amelio spunta sempre un uomo nero defilato nella foto di famiglia, una mente raffinata in grado di calcolare i pro e i contro. La chiamano criminalità organizzata ma sarebbe la prima volta nella storia che dei criminali colpiscono la scuola pubblica, più di ogni altro il simbolo dell’integrazione, dell’inclusione, del progresso. Veniamo da lunghi anni nei quali la scuola pubblica è stata sistematicamente denigrata e asfissiata rendendole ogni giorno più difficile compiere la propria missione di democrazia. Adesso passano alle bombe. E in questa temperie culturale non sembra un caso la scelta dell’obbiettivo. Melissa Bassi, l’adolescente assassinata, era rappresentante degli studenti in una scuola premiata per la sua lotta per l’educazione alla legalità. Melissa si educava alla democrazia. Chi l’ha colpita ha voluto colpire la democrazia rappresentata dalla scuola pubblica.
La stampa di regime è costernata dall’emersione della realtà sulla storia criminale della Lega Nord e si domanda chi rappresenterà adesso il Nord. E il Sud chi lo rappresenta? La scuola lo rappresenta il Sud! La forza degli insegnanti e degli alunni, la forza dello studio che crea coscienza civile, libertà, democrazia laddove (diceva Antonino Caponnetto) “la mafia ha più paura della scuola che dei giudici perché prospera sull’ignoranza della gente e sui bisogni della famiglie”. La nuova strategia della tensione ha scelto la scuola pubblica come simbolo per evitare il cambiamento necessario. Ai democratici resta tanto più il dovere di difendere la scuola pubblica, il cuore pulsante della democrazia.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-873
- Autore
- Gennaro Carotenuto (introduzione di Antonio Moscato)
- Pubblicato sul sito
- 19 maggio 2012
- Parole chiave originali
- «Gennaro Carotenuto», «Brindisi», «strategia della tensione», «Sacra Corona», «terrorismo»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-873.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 19 maggio 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=873:brindisi-&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-873.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 1 ottobre 2020.
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Come citare
Gennaro Carotenuto, «Brindisi ...», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 19 maggio 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/873.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Carotenuto, G. (2012, 19 maggio). Brindisi .... In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/873.html