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Medicina Democratica e l'ILVA

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Su Taranto: Medicina Democratica

 

Un interessante comunicato di “Medicina Democratica” difende la scelta della magistratura, e ribadisce che “le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono fare, e con i soldi aziendali; chi ha fatto enormi profitti deve ora rimediare”, ma formula anche un piano di riconversioni. Importante ma che c’entra relativamente con una grande acciaieria, che sta a monte della produzione di migliaia e migliaia di imprese metal meccaniche. La produzione siderurgica è necessaria, ma deve essere (e può essere) sicura. Al costo che è necessario.

Ma non basta “l’imposizione pubblica”, e l’esigenza che chi ha fatto il danno ripari: bisogna mettere in discussione l’assurda privatizzazione di un settore vitale per tutta l’economia: l’ILVA deve essere recuperata allo Stato, e una grande inchiesta deve valutare quanto denaro pubblico Riva ha avuto, per pretenderne la restituzione totale.

(a.m. 28/7/12)

 

 

COMUNICATO STAMPA:

LAVORO E SALUTE SONO INSCINDIBILI ANCHE ALL’ILVA DI TARANTO

 

Di fronte alla gravissima situazione verificatasi all’ILVA di Taranto Medicina Democratica ritiene di dover prendere una posizione chiara e netta di appoggio alla decisione del GIP Patrizia Todisco di procedere al sequestro preventivo degli impianti in alcuni reparti della produzione “a caldo” altamente inquinanti per l’ambiente esterno.

E’ il risultato questo di anni della volontà di profitto da parte delle direzioni aziendali che supera qualsiasi interesse per la salute e la vita dei lavoratori e dei cittadini. I dati sono impressionanti: i morti e i malati si contano a migliaia.  

Senza un’imposizione pubblica sia delle amministrazioni statali e regionali, siamo certi che l’azienda non si muove, soprattutto nel momento in cui il ricatto occupazione è fortissimo.

Medicina Democratica  ritiene CHE LA SALUTE DEI LAVORATORI E DEI CITTADINI INQUINATI VENGA AL PRIMO POSTO, rispetto alle esigenze produttive e di profitto. Nessun lavoratore deve essere costretto a lavorare sotto ricatto occupazionale in luoghi di lavoro altamente inquinanti. Nello stesso tempo nessun cittadino deve ammalarsi per l’inquinamento prodotto dalla fabbrica.

 

Le bonifiche dei reparti inquinanti dell’ILVA si devono fare, e con i soldi aziendali; chi ha fatto enormi profitti deve ora rimediare, anche in relazione a quanto stabiliscono le direttive comunitarie (chi inquina paga): i soldi di Stato e regione dovranno servire solo in via emergenziale, sui territori circostanti la fabbrica e con richiesta di rivalsa nei confronti di chi ha provocato il disastro ambientale doloso.

Medicina Democratica ritiene che debba essere salvaguardata l’occupazione e che i lavoratori stessi debbano essere impiegati, IN CONDIZIONI DI SICUREZZA, nelle operazioni di bonifica una volta avvenuto il dissequestro. Non è possibile fare solo piccoli aggiustamenti di facciata, come alcune parole del Ministro Clini lasciano presagire, magari alzando a livello normativo i valori limite delle sostanze.

Medicina Democratica ritiene che le indagini epidemiologiche e ambientali che sono state fatte e che particolarmente hanno prodotto l’intervento della Magistratura sono più che sufficienti per iniziare il grande lavoro di bonifica che deve vedere impiegati per primi i lavoratori dello stabilimento e non meno le associazioni di cittadini che hanno lottato contro l’inquinamento di Taranto.

 

MEDICINA DEMOCRATICA infine ritiene che la situazione tarantina è spia di una situazione di fondo che mette spesso i lavoratori contro i cittadini (e in qualche caso le due situazioni coincidono, perché è proprio il lavoratore ad abitare nelle zone più inquinate).

Ecco perché in prospettiva Medicina Democratica ritiene che si debba andare a una riconversione ecologica dell’economia attraverso un progressivo processo di fuoriuscita da tutti i CICLI LAVORATIVI GRAVEMENTE INQUINANTI.

 

L’alternativa è data dall’investimento in altri settori: agricoltura biologica valorizzando le risorse  locali (KM0), le piccole/grandi opere per difendere il territorio (rischio alluvioni, sismico ecc), difesa dell’industria manifatturiera di qualità, le energie alternative, a partire dal fotovoltaico.

Medicina Democratica ritiene che tale programma deve essere portato avanti con tutte le forme possibili, anche di autogestione dal basso, pretendendo   anche l’impegno del Governo che si deve occupare dell’improcrastinabile programma proposto, invece di sostenere  gli interessi della speculazione finanziaria e di salvaguardare comunque rendite e patrimoni.

 

Il direttivo nazionale di MEDICINA DEMOCRATICA

 

Milano, 27 luglio 2012

Vedi anche Taranto: il padrone delle ferriere



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-951
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
28 luglio 2012
Parole chiave originali
«ILVA», «Italsider», «Taranto», «Medicina Democratica»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-951.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 28 luglio 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=951:medicina-democratica-e-lilva&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-951.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-951.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 674 parole.
  4. Edizione AM-951.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «Medicina Democratica e l'ILVA», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 28 luglio 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/951.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2012, 28 luglio). Medicina Democratica e l'ILVA. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/951.html

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