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Samary: Il Forum sociale dei Balcani

pubblicato sul sito il · 7 min di lettura

Il Forum sociale dei Balcani, un’occasione

per l’Altra Europa

Cathérine Samary

 

L’Unione Europea (UE) viene spesso identificata - purtroppo anche nel linguaggio delle correnti progressiste – con “l’Europa”; e il fatto che 10 paesi dell’Europa centrale e orientale (PECO)[1] siano entrati a farne parte e che i Balcani siano ammessi come membri potenziali[2] ha lasciato pressoché immutato questo “strumento”: si sente dire spesso che “sono entrati” (o entreranno) in “Europa”… Questo vuol dire non indicare l’UE per quello che è: una “costruzione europea”, storica, istituzionale, economico-sociale – e significa perciò soffocare la critica nei suoi confronti o presentarla come “anti-europea”. Così, falsamente, è stata presentata Syriza dai mezzi di comunicazione di massa durante l’ultima campagna elettorale in Grecia; ed è così che è stato presentato il “no da sinistra” francese al Trattato costituzionale europeo, nel 2005.

Questa “Europa ideologica” è inoltre, come diceva il compianto Eric Hobsbawm, una “metafora escludente” che, sotto varianti diverse, indica un’“Europa terra di civiltà contro la non-Europa dei Barbari”.[3] Ai Barbari abituali e più che mai bersagli di tutte le xenofobie – gli “stranieri” – la guerra fredda dell’“Europa-civiltà”, occidentale, ha aggiunto l’esclusione politica: se i paesi dell’Est “entrano” in Europa vuol dire che non erano “europei” = civilizzati? Dopo la dissoluzione dell’URSS, è l’islam che ha sostituito il demonio comunista come “non-europeo” e, al tempo stesso, si fa di tutto pur di imporre il capitalismo come unico orizzonte di pensiero: donde la criminalizzazione delle resistenze e l’identificazione di ogni paese comunista con il Gulag. Imperversa un nuovo revisionismo, che respinge in blocco (nel migliore dei casi) il totalitarismo nazista e le rivoluzioni e le resistenze antifasciste del XX secolo – tra cui quella animata dai Partigiani jugoslavi. Si riabilitano anche i “patrioti” fascisti contro i comunisti “senza patria né frontiere”. A maggior ragione, si tenta di bandire dalla memoria i tentativi di socialismo basato sull’autogestione e i consigli operai, in rottura con l’URSS stalinizzata.

I popoli balcanici cumulano tutte queste poste in gioco. Le popolazioni che avevano fatto parte dell’Impero ottomano – ma anche la Turchia – sono forse europee, degne di esserlo? Alcune tendenze albanesi del Kosovo lo rivendicano… vantando il proprio cattolicesimo e denigrando l’islam. Ma lo stesso slittamento anticomunista di tanti ex membri del partito unico punta anche al “riconoscimento” europeo. E, con diverse etichette, tante tendenze politiche croate o slovene hanno vantato il loro passato sotto l’Impero austroungarico e ricercato l’appoggio del Vaticano contro i popoli “balcanici” arretrati. Il nazionalismo croato può essere anti-serbo, anti-ebraico e anti-europeo non meno che “anti-balcanico” (rifiutando a un tempo i balcanici come “barbari” e ricche tradizioni socialiste). Ma si trovano anche varianti che si richiamano all’Europa in contrapposizione a questi “Altri”. Ad esempio, Franjo Tudjman, ex comunista e dirigente dell’indipendenza croata degli anni Novanta, si compiaceva del fatto che sua moglie non fosse “né serba, né ebrea” e, pur assimilando i musulmani balcanici ai croati, si presentava all’Occidente sia come “democratico” contro “i serbo-comunisti”, sia come “baluardo” di protezione dell’“Europa” dall’islamismo…

Vale a dire che, nei dibattiti precedenti il referendum di adesione della Croazia all’UE nel gennaio 2012, un “no da sinistra” all’UE si scontrava con enormi poste in gioco ideologiche. Doveva in ogni caso essere “balcanico” contro tutti i nazionalismi reazionari dell’area, prendere le distanze dal “socialismo” di Slobodan Milosevic, dal sistema di partito unico o dalle pratiche settarie. Ma si schierava al contempo contro le revisioni della storia della rivoluzione jugoslava e dell’autogestione, facendo il bilancio socialmente disastroso di oltre vent’anni di restaurazione capitalistica.[4]

È in una fase di crescenti conflitti sociali nei Balcani[5] - dagli Indignati della Romania che resistevano soprattutto alla privatizzazione della sanità, agli scioperi e alle proteste contro le privatizzazioni mafiose, passando per le lotte studentesche particolarmente forti in Croazia nel 2010-2011 contro la mercificazione dell’istruzione e della cultura – e per l’ampio discredito dei partiti esistenti che si è impiantato da cinque anni il Festival sovversivo di Zagabria.[6] Quello di maggio 2012 era all’insegna del tema “La fine dell’Europa, così come la conosciamo” e segnava una svolta organizzando il primo Forum sociale balcanico. Quest’ultimo raccoglieva una cinquantina di sindacalisti, studenti, membri di svariate associazioni provenienti da paesi già membri dell’UE (Romania, Bulgaria) – o dell’eurozona, come la Slovenia -, paesi in fase di passaggio all’UE (la Croazia il 1° luglio 2013) e paesi in attesa di negoziati finali (Macedonia, Montenegro, Serbia), o potenzialmente candidati (Albania, ma anche semiprotettorati di Bosnia-Erzegovina e Kosovo). Come ha detto uno dei partecipanti rumeni, “occorre guardare l’Europa con gli occhi delle sue periferie”. Soggiungeva che la Romania aveva già subito tutti i programmi che la Trojka impone in Grecia.

“Abbiamo due obiettivi: depatologizzare i Balcani e sprovincializzare la sinistra occidentale”, spiega in un’intervista[7] Igor Stikis, uno dei due giovani organizzatori del Forum insieme a Srecko Horvat. “In realtà – spiega – i problemi sociali e politici sono in larghissima misura gli stessi nei paesi balcanici come negli altri paesi d’Europa, si tratti di nuovi o vecchi membri dell’UE”. Quanto alla sinistra occidentale, “è ora che capisca che non è più per forza al centro del mondo e di tutte le discussioni”, prosegue il giovane sociologo e scrittore che dichiara di appartenere “come migliaia di persone della mia generazione, a un proletariato intellettuale mondializzato”.

I temi prioritari discussi al Forum sono sintomatici di questa “mondializzazione intellettuale”: la giustizia sociale, la resistenza all’agenda neoliberista, la battaglia per i beni comuni, i rapporti economici, la deindustrializzazione e le lotte dei lavoratori, infine la crisi della democrazia rappresentativa e l’esigenza di una profonda trasformazione democratica delle società balcaniche. Come sostengono il resoconto di queste discussioni nel sito “altri Balcani sono possibili”[8] e le importanti conclusioni del forum.[9] Esse mettono in particolare risalto che “le lotte in corso devono rifiutare i confini artificiosi nei Balcani, siano essi tracciati tra i Balcani dell’Est o i Balcani dell’Ovest o tra i membri dell’UE, i candidati o i (semi)protettorati sotto controllo internazionale. Problemi condivisi richiedono interventi transfrontalieri basati su valori condivisi di giustizia social e di profonda democratizzazione”.

Raggruppamenti analoghi e interventi comuni nei Balcani o nell’Europa meridionale possono rafforzarsi essendo popolari e collegati su scala dell’UE. Il prossimo Forum di Zagabria nel maggio 2013 si articolerà con la preparazione di un vertice europeo delle Alternative che propone la disubbidienza in massa ai progetti ingiusti, inefficaci e non democratici, in favore di progetti che proteggano i diritti sociali e i beni comuni, che devono sfuggire alla mercificazione – dalla natura ai servizi pubblici, dalla moneta all’essere umano…

Ottobre 2012



[1] Nel 2004, oltre a Cipro e Malta, erano 8 i paesi dell’Europa centro orientale membri dell’UE: Ungheria, Polonia, Slovenia, Slovacchia, Repubblica Ceca e i 3 paesi baltici; nel 2007 si sono aggiunte la Romania e la Bulgaria. In seguito, hanno adottato l’euro la Slovenia, la Slovacchia e l’Estonia.

[2] L’UE, dopo la fine della guerra della Nato nel giugno 1999, ha ostentato la scelta di un “futuro europeo” dei Balcani occidentali, che raggruppano le ex repubbliche jugoslave – meno la Slovenia, divenuta membro – con in più l’Albania. La Croazia è la prima ad aver concluso i negoziati per l’adesione. Il 67% dei votanti hanno detto si all’inserimento lo scorso gennaio. Ma si è pronunciato solo il 27% della popolazione avente diritto al voto.

[3] Conferenza tenuta nel settembre 2008 a Parigi, pubblicata il 5 ottobre 2008 (in: http://goudouly.over-blog.com/articnon archiviato...).

[4] Le prime leggi di trasformazione della proprietà risalgono al 1989. Ma non esistevano né capitale né borghesia “iugoslavi”. La statalizzazione nazionalista – accompagnata dai conflitti violenti per la spartizione etnica dei territori – costituì la fase preliminare della privatizzazioni forzate, smantellando insieme la federazione, i diritti nazionali e la proprietà collettiva. Cfr. gli articoli al riguardo in http://csamary.free.frorig.. Si vedano inoltre in Europe Socialiste Sans Frontières (ESSF) gli altri miei articoli contenuti nella rubrica “Balcani”.

[5] Si veda il dossier del Courrier des Balkans (CdB): “Les Indignés et la renaissance d’une gauche radicale: vers un printemps au Balkans?”, 8 novembre 2011

[7] Cfr. Resoconto del Forum a cura di Jean-Arnault Dérens, CdB, 12 giugno 2912.

[9] Cfr. le loro traduzioni francesi in ESSF (articolo 26852). “Le premier Forum social des Balkans: d’autres Balckans sont possibile!”.

 

(ESSF: http://www.europe-solidaire. org/spip.php?article26850; in francese: Europe&France > Balkans).



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1075
Autore
Cathérine Samary · attribuzione da verificare
Pubblicato sul sito
13 novembre 2012
Parole chiave originali
«Cathérine Samary», «Balcani», «Forum sociale balcanico», «Europa», «UE»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1075.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 13 novembre 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1075:samary-il-forum-sociale-dei-balcani&catid=6:il-dibattito-sul-qsocialismo-realeq&Itemid=15
  2. Cattura AM-1075.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 29 ottobre 2020.
  3. Testo estratto AM-1075.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.395 parole.
  4. Edizione AM-1075.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Cathérine Samary, «Samary: Il Forum sociale dei Balcani», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 13 novembre 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1075.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Samary, C. (2012, 13 novembre). Samary: Il Forum sociale dei Balcani. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1075.html

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