Il progetto di recupero a cura di Leonardo Lomartire · lelomar.substack.com
Movimento operaioIl sito di Antonio Moscato, ricostruito

Rubriche › Ipocrisie e dimenticanze...

Carte di credito

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

Carte di credito

Se ti accorgi che qualcuno usa una carta di credito rubata o clonata per contrarre debiti a nome tuo, come reagisci? Cosa farebbe un qualunque cittadino? È ovvio, cercherebbe di identificare il malfattore rifiutando di pagare…

Nessuno ci trova niente di male in questo rifiuto. Ma appena una piccola parte della sinistra propone di non pagare il debito pubblico contratto alle nostre spalle dai nostri governanti (tutti!) soprattutto negli ultimi trenta anni, senza poterci spiegare qual’era lo scopo di questo indebitamento, e a beneficio di chi andava, tutti i soloni strapagati che pontificano in TV e sui giornali ripetono in coro che non si può non pagare i debiti, se no si è disonesti e si va in galera...

Ma le cose non stanno così, e non solo perché di dsinesti che finiscono in galera se ne vedono ben pochi... Questo debito – che non c’entra con quelli individuali contratti da ciascuno sapendo che cosa faceva - è salito con Monti addirittura a 2.000 miliardi. Scriviamolo interamente in cifre e in grande:

2.000.000.000.000…

Facciamo un po’ di conti. Se il debito si dividesse tra gli italiani “equamente” (sarebbe il primo caso di “equità”…), a ciascuno toccherebbe di pagare 33.081 euro. Tutti, compresi i neonati… Trentatremilaottantuno euro!

Mi pare logico domandarsi: ma quando mai ho contratto questo debito? E chi lo ha contratto a nome mio, quando mai mi ha chiesto se poteva farlo?

A crearlo non sono stati solo i tanti miliardi spesi per acquistare aerei e portaerei (che servono evidentemente per guerre offensive, tanto più che nessuno ci minaccia), e per tenere un esercito che ha più ufficiali (superpagati) che soldati, ma per infinite altre assurdità, dai lavori “preliminari” per un Ponte sullo Stretto che si sapeva che non sarebbe mai stato fatto, a linee ad alta velocità dai costi insensati, sette o dieci volte superiori a quelli preventivati. E via scendendo, fino alle opere pubbliche minori, ma quasi sempre inutili e dannose, che praticamente ogni amministrazione locale di qualsiasi colore commissiona a una corte di appaltatori famelici. Pezzo forte naturalmente le privatizzazioni a prezzi stracciati e rateizzati nel tempo, veri e propri regali a “prenditori” rapaci e disonesti come i Riva o gli Agnelli (a cui è stata regalata l’Alfa Romeo, o lo stabilimento di Termini Imerese, lasciando liberi i nuovi padroni di ridimensionare e distruggere aziende di pubblica utilità). Per non parlare di operazioni criminali come la cordata di incompetenti che hanno preso l’Alitalia per portarla alla rovina.

Negli ultimi tempi si è tentato di indirizzare il malcontento solo verso la “casta”, il ceto politico, le cui colpe sono innegabili, ma che è stato solo lo zelante servitore di questi rapinatori, che ora si spacciano per tecnici per prendere ancor più direttamente nelle mani le redini dello Stato. La “casta” ha fatto il palo durante la rapina…

Se si vuole ricostruire qualcosa a sinistra bisogna partire da parole d’ordine semplici e concrete, spiegando che anche i leader della sinistra e dei sindacati hanno collaborato per anni a questa politica sciagurata, adottando le politiche della destra, e spiegandoci che “non si può dire sempre no”… Tutta la sinistra, anche lo stesso PRC, che diceva nei comizi e nei programmi alcune cose giuste, si allineava poi nella pratica (nazionale e locale) alla maggioranza del centrosinistra, magari espellendo chi si opponeva a questa politica suicida.

Ricordo la vergogna provata quando un gruppo di operai dell’Azienda Tabacchi venne a volantinare davanti a un congresso nazionale di Rifondazione per denunciare – invano - che il rappresentante di quel partito aveva votato a favore della privatizzazione dell’azienda. E lo stesso era accaduto a Milano, sulla questione dello smantellamento e svendita dell’Alfa Romeo di Portello, solennemente rifiutata all’unanimità in un comitato federale, e poi votata anche dai membri del PRC nel comitato provinciale della FIOM, senza nessuna conseguenza per chi aveva calpestato la decisione presa. Il risultato fu quello di allontanare per sempre dal partito molte decine di delegati e operai che avevano diretto per anni le lotte…

Non è una polemica sterile, o un rivangare inutilmente il passato. Bisogna capire perché si è arrivati a questo punto, se si vuole poter cambiare radicalmente, e riconquistare la fiducia di chi è stato deluso.

Ricominciamo a dire NO, in primo luogo “NO AL DEBITO! Siete stati voi a indebitarvi, noi non pagheremo!”

E recuperiamo i beni razziati dai padroni, cominciando a batterci per espropriare chi licenzia e chi avvelena, per ricostruire un settore pubblico, che possa tener conto degli interessi e dei bisogni della popolazione, invece che della ricerca di folli profitti per una esigua minoranza.

(a.m. 15/12/12)



Tags: Debito  Monti  Berlusconi  Prodi  FIAT  ILVA  armi  guerre  ipocrisia  TAV  

Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1142
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
15 dicembre 2012
Parole chiave originali
«Debito», «Monti», «Berlusconi», «Prodi», «FIAT», «ILVA», «armi», «guerre», «ipocrisia», «TAV»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1142.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 15 dicembre 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1142:carte-di-credito&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
  2. Cattura AM-1142.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 30 novembre 2020.
  3. Testo estratto AM-1142.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 778 parole.
  4. Edizione AM-1142.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • 10 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
    • autore ricavato da una firma nel testo

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Antonio Moscato, «Carte di credito», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 15 dicembre 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1142.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2012, 15 dicembre). Carte di credito. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1142.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗