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Bersani alla frutta
Bersani alla frutta
Pochi giorni fa, nell’articolo su Berlusconi e Monti avevo scritto:
Ma l’anticipazione del voto potrebbe anche permettere al PDL di rilanciare l’offensiva per l’Election Day, a cui tiene tanto e a ragion veduta. Consentirebbe infatti di evitare che un ampio campione elettorale (il Lazio, sommato alla ben più significativa Lombardia) faccia verificare un ulteriore sfaldamento del centro destra e acceleri il “si salvi chi può!” al momento delle politiche.
Pensavo di aver esagerato: ma alcune furbesche ambiguità della Cancellieri, e un tempestivo ricorso del Codacons al Tar del Lazio mi avevano confermato presto che la data scelta da Monti per dimettersi era pensata proprio per facilitare la campagna “contro lo sperpero di risorse” e rilanciare appunto l’Election Day a cui tengono tanto tutti gli esponenti della destra. In una lettera ad alcuni compagni delle Marche in vista di una riunione del coordinamento di “Cambiare si può” immaginavo come sarebbe stata posta la questione: “Perché votare a distanza di una settimana o due?, si domanderà l’opinione pubblica, e il PD rimarrà come al solito inchiodato al palo dalla insipienza dei suoi dirigenti.” E concludevo ironicamente che “aveva ragione Andreotti a dire che a pensar male si fa peccato, ma ci si azzecca sempre”...
Beh, confesso, avevo pensato male ma non abbastanza: con la sua aria candida la Cancellieri non solo ha confermato i miei peggiori sospetti, ma ha presentato questo ennesimo regalo alla destra come una benevola risposta a un legittimo desiderio di economizzare, come se non ci fosse stata una sentenza del Consiglio di Stato che condannava le infinite dilazioni della Polverini, e fissava il 3 febbraio come data improcrastinabile per il voto nel Lazio. Per decenza non dico che uso fa questo governo delle sentenze sgradite…
Così prima delle elezioni politiche non ci sarà nessuna elezione regionale che consenta di verificare che il sedicente “primo partito italiano” non lo è più da un pezzo, se non nel parlamento più screditato dell’epoca repubblicana, pieno di “nominati”, di “comprati”, di inquisiti e anche di condannati. Un parlamento senza dignità, capace di sancire che Ruby è la nipote di Mubaraq! L’accorpamento dovrebbe permettere di far passare in secondo piano il bilancio fallimentare delle due amministrazioni regionali di Lazio e Lombardia travolte dagli scandali, rispetto alle attese di una nuova palingenesi nazionale, dovuta alla “novità” di un largo fronte di sedicenti “moderati”, in realtà veri estremisti nella difesa dei privilegi delle classi dominanti a cui tra l’altro appartengono.
I ministri “tecnici” si sono confermati specialisti soprattutto nelle menzogne per abbellire le loro prevaricazioni e il loro disprezzo per le regole e per le sentenze (penso al caso ILVA, con i decreti ad effetto retroattivo per annullare l’opera della magistratura).
E come sono arrivati al governo con un gioco delle tre carte manovrato da Napolitano (lettera della BCE, nomina di Monti senatore a vita, investitura da parte dei superburocrati europei, unanimità bulgara della stampa e di tutti i media nell’esaltarli, benedizione della Chiesa, acquistata a colpi di esenzioni dall’IMU e di regalie alle scuole cattoliche, ecc.), così ora si preparano a tentare il colpo gobbo facendo chiedere “all’Europa”, cioè ai soliti noti, una nuova discesa in campo di Monti, alla testa di una coalizione di clericali di varie provenienze (compresa una fetta del PD), di industriali benefattori, di berlusconiani riciclati.
Per il PD si avvicina la fine meritata: Bersani ha cantato stupidamente vittoria prima del tempo, esattamente come aveva fatto Occhetto con la sua “gioiosa macchina da guerra”. La sua paralisi non è dovuta solo a limiti intellettuali, ma è la conseguenza inevitabile dell’errore in cui è stato trascinato da Napolitano, l’appoggio incondizionato e continuo alla politica del governo Monti, mentre questo sferrava un attacco senza precedenti nella storia repubblicana alle condizioni dei lavoratori, dei pensionati, dei giovani disoccupati, dei precari della scuola e della sanità pubblica. In quest’anno il PD ha chiuso tutti e due gli occhi anche di fronte all’unica “offerta” del governo ai cittadini in difficoltà: manganellate a volontà, date da una polizia sempre più impunita e imbevuta di ideologie e nostalgie fasciste e a volte naziste.
L’unica consolazione per Bersani è che una parte delle persone che stavano guardando con speranza ai timidi (e tardivi) tentativi di costruire una lista alternativa anche al centro sinistra, può essere talmente sconvolta dalla paura irrazionale della riapparizione della mummia Berlusconi da ritornare all’ovile (è il caso di dirlo) di un centro sinistra che ha assicurato sempre i suoi voti a Monti mentre portava avanti con determinazione il programma della destra, come Berlusconi non era stato capace di fare, soprattutto nell’ultimo periodo, in cui era troppo occupato a comprare all’ingrosso gli Scilipoti e le Olgettine.
Bersani, oltre al pericolo di perdere parte del suo elettorato più moderato a favore dei Montezemolo o dei Riccardi, oggi ne vede all’orizzonte un altro: in questa fine convulsa di legislatura in cui le infamie del governo Monti cominciano ad essere percepite anche da una parte dei cittadini imbottiti finora dalla propaganda incessante dei massa media, rischia che il PDL (o come diavolo si chiamerà) raccolga qualche vantaggio dal suo essersi alla fine sganciato dal governo fingendo un’opposizione, e grazie a questo raccolga qualche voto che lo porti un po’ più su del 15% degli attuali sondaggi. Sarebbero certo insufficienti per governare, ma sufficienti a impedire a Bersani di rivendicare il primo ministro. Ed ecco che il PD è costretto a ricorrere all’arma vecchissima e spuntata dell’appello al “voto utile”. Che è utile solo a prolungare l’agonia di un partito incapace di ascoltare e parlare ai cittadini.
(a.m. 14/12/12)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-1139
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 14 dicembre 2012
- Parole chiave originali
- «Bersani», «Tafazzi», «PD», «Monti», «Cancellieri», «ipocrisia», «Berlusconi»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-1139.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 14 dicembre 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1139:bersani-alla-frutta&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-1139.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
- Testo estratto AM-1139.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 931 parole.
- Edizione AM-1139.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Antonio Moscato, «Bersani alla frutta», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 14 dicembre 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1139.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2012, 14 dicembre). Bersani alla frutta. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1139.html