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Il peggio é passato?

pubblicato sul sito il · 3 min di lettura

Il peggio é passato?

 

di Marco Bertorello e Danilo Corradi

 

Il manifesto ha pubblicato oggi un breve testo di Marco Bertorello e Danilo Corradi, che fin dalle prime battute appare scritto da diversi giorni: infatti lo spread risulta in discesa, Berlusconi non è andato ancora più in là delle minacce, alle dimissioni di Monti non si può neppure accennare: semplicemente perché l’articolo era stato scritto prima, e lasciato dormire in un cassetto. È capitato diverse volte anche a me, perfino per articoli che mi erano stati chiesti e che per ragioni misteriose sono stati rinviati a lungo. In ogni caso mi erano stati fissati precedentemente limiti di spazio rigidissimi, che poi si vedono, magari nella stessa pagina, abbondantemente superati da chi appartiene alla cerchia di amici… Ma nonostante sia brevissimo, per le solite ragioni, e apparentemente superato, l’articolo è utile proprio perché prescinde dal pettegolezzo sui retroscena della politica, e richiama alcuni fondamentali. Per questo lo segnalo volentieri. (a.m. 12/12/12)

 

 

 

Lo spread scende sotto quota 300 e pare che il peggio sia passato,

Berlusconi minaccia di riscendere in campo e riprende la corsa del

differenziale con i bond tedeschi. Forse per comprendere come stiamo

messi è meglio porre l'attenzione su alcuni fondamentali anziché sulle

vicende strettamente politiche.

 

In questi giorni un paio di notizie colpiscono particolarmente: il

Pil italiano calerà oltre le attese nel 2012 e nel 2013 e

contemporaneamente il pareggio di bilancio viene posticipato al 2014.

E' la trappola del debito che continua ad agire in tutta Europa e non

solo. L'Istat ci informa che quasi un italiano su tre è a rischio

povertà, circa il 20% non riesce a scaldare la casa adeguatamente.

Effetti collaterali si dirà, l'importante è aver stabilizzato il

settore finanziario, poi il resto lentamente verrà grazie al mercato.

La realtà è un'altra.

 

L'austerity genera povertà e debito e non guarisce dalla crisi. Il

malato continua a essere curato con lo stesso farmaco che ha provocato

la malattia. Segnali significativi in tal senso provengono dal settore

bancario italiano, un comparto che in questi anni ha goduto di una

relativa tranquillità, se paragonato al contesto internazionale. Gli

effetti della recessione mordono dal basso il sistema creditizio. Le

attività bancarie non legate al trading finanziario stanno vivendo una

contrazione e una crisi di redditività, intreccio sintomatico di un

meccanismo in corto circuito. A fronte di una finanza ombra che il

Financial Stability Board denuncia aver superato i livelli pre-crisi,

passando dai 62.000 miliardi di dollari nel 2007 ai 67.000 di oggi,  si

registra una crescente difficoltà nelle attività di credito

tradizionale, quelle rivolte a imprese e cittadini. L'incremento dei

crediti deteriorati, cioè quell'insieme di incagli, sofferenze ed

esposizioni ristrutturate, che vanno dai clienti in difficoltà a quelli

in stato di insolvenza, sono in continua crescita: il dato complessivo

a giugno rappresenta il 12,3% del complesso delle attività di prestito,

con un incremento su base annua del 17%. Per le 4 principali banche

italiane questo handicap ammonta a 166 miliardi di euro.

 

Insomma la finanza cattiva riprende un ritmo preoccupante e quella

"buona" subisce la crisi reale, contribuendo ad approfondirla

ulteriormente. Diverse banche sono costrette a ricapitalizzare per

rispettare i coefficienti di patrimonializzazione imposti dal sistema

di regolamentazione. Per non parlare del continuo sostegno pubblico al

sistema creditizio su scala internazionale.

 

Alcune domande. Veramente il peggio è passato o il corto circuito tra

sovraproduzione, polarizzazione della ricchezza, iperfinanziarizzazione

degli investimenti, salvataggio pubblico delle perdite private è ancora

largamente in corso? Possiamo ancora credere alla favola del privato

come miglior allocatore delle risorse o dobbiamo ripensare una finanza

pubblica e controllata dal basso? Accettiamo che anche in Italia come

in Grecia ci siano anni e anni di recessione o cominciamo a dire che il

debito può non essere pagato?



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1138
Autore
Marco Bertorello (introduzione di Antonio Moscato)
Pubblicato sul sito
12 dicembre 2012
Parole chiave originali
«Danilo Corradi», «Marco Bertorello», «il manifesto», «Berlusconi», «Monti»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1138.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 12 dicembre 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1138:il-peggio-e-passato&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-1138.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-1138.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 630 parole.
  4. Edizione AM-1138.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • 5 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
    • autore ricavato da una firma nel testo

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Marco Bertorello, «Il peggio é passato?», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 12 dicembre 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1138.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Bertorello, M. (2012, 12 dicembre). Il peggio é passato?. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1138.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗