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I postulati di Monti

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

I postulati di Monti

La fase 2 è incentrata su riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni. Ma nessuno spiega come e perché dovrebbero rilanciare l'economia

Marco Bertorello e Danilo Corradi da Il megafonoquotidianoorig.  

Il pensiero economico mainstream antecedente la crisi vantava una comprensione dei processi dalla precisione pressoché matematica. L'ambizione al superamento del carattere ciclico dell'economia era giustificata dall'affermarsi di sofisticati strumenti di calcolo che consentivano la realizzazione di investimenti sempre più in equilibrio. La finanza risolveva matematicamente i problemi del ciclo. Oggi in Italia sembra l'inverso. Dall'approccio scientista e lineare si è passati all'opposto: al terreno dell'inspiegabile, all'assenza di nessi tra azione e reazione, tra problemi e provvedimenti. D'altronde non potrebbe essere diversamente per riuscire a dare spiegazione dell'attuale crisi e dell'assenza di prospettive credibili per uscirvi. Il dibattito sui rimedi ai mali italici appare esemplare.
Il governo Monti, dopo aver operato in una prima fase di emergenza della finanza pubblica attraverso presunti indiscutibili provvedimenti che mettessero "i conti in salvo", ora deve passare alla fase due del programma di salvezza nazionale. Come da tempo ci viene spiegato, il rigore di bilancio da solo non può risolvere il buco nei conti pubblici e le difficoltà che l'Italia sta attraversando. Ai sacrifici si deve aggiungere il volano della crescita. Un totem di cui si fa fatica a comprendere il profilo. La crisi sistemica e di ordine perlomeno continentale suggerirebbe soluzioni di ampio respiro, europee per l'appunto, ma per il momento nulla appare all'orizzonte se non proposte sempre di ordine politico-finanziario. Un nuovo ruolo alla Bce, fondo salva Stati, pareggio di bilancio, ecc... Sul versante della crescita nessuno sembra avanzare idee forti capaci di guidare il vecchio continente fuori dalla crisi, ma solo proposte in scala minore e dal carattere incomprensibilmente salvifico. In Italia, per il momento, sembrerebbe che l'impegno profuso sia tutto concentrato su due binari: riforma del mercato del lavoro e liberalizzazioni.

Per quanto attiene la prima i risultati della progressiva flessibilizzazione del lavoro sono sotto gli occhi di tutti. Il tentativo di far aderire domanda e offerta di lavoro al pari di una qualsiasi merce viene da lontano. Le prime sperimentazioni nacquero a partire dalla fine degli anni Settanta, addirittura nel settore pubblico, con i contratti a termine nella scuola. Da lì vi fu una progressiva deregolamentazione del mercato del lavoro che ha avuto i momenti di maggior sistematizzazione sul piano legislativo con il pacchetto Treu nel 1997 e con la legge 30 nel 2003. Solo le classi dirigenti non vedono come ormai non solo siano state semplificate l'entrata e l'uscita dal mondo del lavoro, ma, fattore più concreto ancora, come siano state destrutturate le relazioni tra impresa e lavoro. La flessibilizzazione mostra i suoi effetti sia sul piano formale quanto soprattutto su quello dei rapporti di forza. Il lavoro è stato reso più debole nel suo complesso, grazie al fiato sul collo tenutogli attraverso la precarizzazione, il suo potere è stato ridimensionato, fino a rendere pressoché impercettibile la vecchia discriminante tra garantiti e non. La definitiva messa al bando del contratto nazionale e l'individualizzazione dei rapporti giuridici di lavoro coniugati con un welfare straccione per i woorking poors e gli esclusi, vuoi perché troppo giovani oppure vecchi, rappresentano gli ultimi tasselli di una trasformazione degli assetti socio-economici che il mercato ha perseguito pervicacemente nel tempo. Risultato: negli ultimi trent'anni ridimensionamento della quota salari sul Pil rispetto a profitti e rendite, minore e più instabile occupazione, in definitiva una vita molto più precaria.

I processi di liberalizzazione sono un poco più recenti e forse meno evidenti nei loro effetti. Anche se il referendum dello scorso anno suggerisce che anch'essi siano stati compresi adeguatamente nella società. Una recente ricerca della CGIA di Mestre ("Liberalizzazioni? No grazie"orig.) ha analizzato gli andamenti dei prezzi nei servizi erogati in undici settori aperti alla concorrenza negli ultimi vent'anni. Si va dall'aumento delle tariffe nel settore delle assicurazioni (184,1% dal 1994) a quello dei servizi bancari (109,2% dal 1994), dai treni (53.2% dal 2000) a quello delle autostrade (50,6% dal 1999), passando per gas (33.5 dal 2003) e trasporti urbani (7.9 dal 2009) ecc... Gli unici settori che hanno visto una effettiva riduzione delle tariffe sono quello della telefonia e dei prodotti farmaceutici. Persino l'andamento dei prezzi dei voli aerei, nonostante l'avvento dei low cost, risulta complessivamente aumentato (48.9% dal 1997).

Come da questi dati si possa avanzare la teoria che le liberalizzazioni di taxi, edicole, e altre più o meno presunte caste (intendiamoci: che notai e avvocati lo siano non c'è alcun dubbio!) possa consentire una crescita del Pil di 1 o 2 punti su base annua è un mistero. Che la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali possa contribuire a fronteggiare la crisi (quasi a dire che i soldi li abbiamo, ma è il tempo per spenderli che manca) è un altro mistero. La fase due del governo Monti sembra incentrata su postulati euclidei, cioè quelle poche regole che in geometria vanno studiate a memoria e dove non vale il ragionamento per giungervi. Così continuiamo a vedere somministrate dosi crescenti del medesimo farmaco che in questi anni non ci ha curato, sarà il caso di cambiare farmaco e magari anche medico.

Marco Bertorello e Danilo Corradi da Il megafonoquotidianoorig.  



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-711
Autore
Marco Bertorello · attribuzione da verificare
Pubblicato sul sito
11 gennaio 2012
Parole chiave originali
«Marco Bertorello», «Danilo Corradi», «Alegre», «Monti», «il megafonoquotidiano»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-711.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 11 gennaio 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=711:i-postulati-di-monti&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
  2. Cattura AM-711.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-711.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 882 parole.
  4. Edizione AM-711.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • 5 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
    • 3 link esterni indirizzati alla copia d’archivio dell’epoca, con l’indirizzo originale accanto («orig.»)
    • autore proposto dal programma, da verificare

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Marco Bertorello, «I postulati di Monti», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 11 gennaio 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/711.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Bertorello, M. (2012, 11 gennaio). I postulati di Monti. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/711.html

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