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Movimento operaioIl sito di Antonio Moscato, ricostruito

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Una polemica con chi non capisce la battaglia in CGIL

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

Ho visto con piacere che il bell’intervento di Giorgio Cremaschi appena inserito sul sito (Cremaschi: ha senso partecipare al congresso della CGIL? ) è stato subito letto molto, nonostante la giornata festiva. È un buon segno, anche se modesto. Nelle ultime settimane avevo riscontrato in giro parecchia indifferenza tra compagni per altri versi rispettabili. Diversi militanti del PRC erano del tutto indifferenti al fatto che il loro partito non si impegnasse nel suo congresso a sostenere la mozione alternativa, e fingesse di credere la FIOM ancora schierata sulle posizioni di anni fa, mentre altri compagni, appartenenti a sindacati “conflittuali” (come li chiama Cremaschi, anche se in realtà a volte sarebbe più corretto caratterizzarli solo come “extraconfederali”), hanno raccolto perfino le meschinità con cui parecchi quadri della FIOM hanno tentato di deridere questa battaglia attribuendola a piccoli calcoli di bottega. Una cosa non sorprendente, che avevo già verificato diverse volte nell’arco della mia lunga vita militante: chi si rassegna a capitolare e si prepara a rinunciare alle idee che aveva difeso fino al giorno prima (almeno nelle conversazioni private), quando si arrende non solo deve fingere di non capire dove sta andando il suo sindacato che rinuncia al ruolo che aveva avuto per anni, ma deve screditare chi continua la sua battaglia. Non possono dire che si arrendono perché i rapporti di forze (solo 20 schierati col documento “alternativo” su 12.000 funzionari e impiegati) sono sfavorevoli, e secondo i criteri vigenti fanno temere una rapida vendetta perché “hanno sputato nel piatto in cui mangiano”…

Ma se questi stipendiati che si arrendono possono far pena, mi indigna che anche chi non è impiegato o funzionario ripeta le insinuazioni calunniose contro chi presenta il documento alternativo, come se non sapessero che la descrizione fatta nel documento dei mali del sindacato, e della sua incapacità di agire sui mali terribili della classe operaia, è assolutamente veritiera

E mi rattristano soprattutto quei compagni che dall’interno dei sindacati extraconfederali tentano di ridicolizzare la battaglia di minoranza in CGIL, come se fosse finalizzata a un’impossibile conquista della confederazione, o a “ritagliarsi spazi di potere”. Come se non sapessero che le briciole del potere sono assicurate nei sindacati burocratizzati solo a chi ha rinunciato a combattere e a chi fa una finta opposizione, magari coperta da un insignificante emendamento per salvare la faccia. Come se non capissero che il documento "Il sindacato è un'altra cosa" guarda invece alla ricostruzione di un forte sindacalismo  di classe indipendente e democratico, che servirebbe anche a loro, perché punta all’unità di classe proprio con il sindacalismo autorganizzato e con i movimenti sociali e ambientalisti, in contrapposizione a quella unità interclassista e soffocante con sindacati padronali come CISL e UIL (sotto il patronato PD) voluta dalla maggioranza CGIL e ormai anche dal gruppo dirigente della FIOM. La ricomposizione di un fronte sindacale classista darebbe a ogni sua componente, non ultima quella del sindacalismo autorganizzato, un carattere meno propagandistico e più capace di dare fiducia ai lavoratori.

Vorrei aggiungere qualcosa da un’ottica “professionale” di storico militante. Vorrei ricordare prima di tutto la straordinaria e franca discussione (anche se parziale come autocritica strategica) che Di Vittorio volle nel 1955 dopo la sconfitta della FIOM alla FIAT, di cui ho parlato a lungo nel mio articolo: La rinascita del sindacalismo

 

Quanto più sarebbe necessaria oggi, tenuto conto del ben più grave danno arrecato al maggiore sindacato italiano dalla linea seguita negli ultimo trenta anni!

 

Ma a proposito di questa difficile battaglia di minoranza vorrei aggiungere un commento che un grande conoscitore dell’impero austroungarico, Leo Valiani, fece a proposito della penosa fine, nel febbraio 1934, del grande partito socialista austriaco, che aveva dominato la scena per quindici anni con il 70% dei consensi a Vienna e che disponeva da anni di una milizia di autodifesa (Schutzbund) di ben 120.000 uomini, contro i soli 40.000 a cui l’esercito era obbligato per effetto delle imposizioni del trattato di pace di Saint Germain.

Mentre gli apologeti dell’austromarxismo (a cui si sono ispirati tutti i maggiori esponenti della sinistra sindacale” italiana, compreso Fausto Bertinotti) hanno sempre sorvolato sulla tragica sconfitta a cui la classe operaia austriaca era stata portata dall’attendismo dei suoi dirigenti, Valiani condivideva (nonostante la lontananza delle posizioni politiche) le osservazioni di Trockij:

Certamente la lotta armata dei socialdemocratici austriaci era disperata nel febbraio 1934; avrebbero dovuto prendere le armi già nel ’27 e nel ’33, o meglio ancora già nel ’19. Però va a loro onore l’essersi ugualmente opposti con le armi alla soppressione della democrazia (…). La democrazia, intesa come libertà d’esistenza legale del movimento operaio, va difesa con qualsiasi mezzo, anche quando non c’è speranza di vincere. (cito dal mio libro Trockij e la pace necessaria, Argo, Lecce, 2007, p.121)

La battaglia in CGIL non è certo paragonabile a quella tragica sconfitta del proletariato austriaco, che aprì le porte al nazismo (quando poté realizzare l’Anschluss, Hitler non dovette cambiare molto, l’austrofascismo aveva preparato il terreno). Ma mi ha colpito sempre il riconoscimento di Valiani alla posizione di Trotskij: bisogna saper combattere anche quando non c’è speranza di vincere. È la stessa posizione che ho poi trovato in Guevara, e che invece ha sempre avuto poca cittadinanza nella sinistra anche sedicente “rivoluzionaria” italiana, sempre pronta a denunciare il “minoritarismo” e ad accettare ogni infamia come “minor male”.

a.m.

 

   
   

 



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-1624
Autore
Giorgio Cremaschi (postilla di Antonio Moscato)
Pubblicato sul sito
1 gennaio 2014
Parole chiave originali
«CGIL», «FIOM», «Cremaschi», «Trotskij», «Valiani», «austromarxismo»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-1624.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 1 gennaio 2014. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1624:una-polemica-con-chi-non-capisce-la-battaglia-in-cgil&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
  2. Cattura AM-1624.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 30 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-1624.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 894 parole.
  4. Edizione AM-1624.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Giorgio Cremaschi, «Una polemica con chi non capisce la battaglia in CGIL», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 1 gennaio 2014; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1624.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Cremaschi, G. (2014, 1 gennaio). Una polemica con chi non capisce la battaglia in CGIL. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1624.html

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