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Il buon esempio
Landini, Vendola e Renzi, una bella amicizia
a.m.
Vendola in un’ampia intervista al “manifesto” di oggi, fa giustamente l’elogio di Maurizio Landini, dicendo che il suo atteggiamento verso Renzi “è un buon esempio anche per noi”. A Vendola piace il pragmatismo di Landini, che “anziché fare l’analisi del sangue del suo interlocutore, ne prende sul serio la parte più innovativa e lo sfida. Così dovremmo fare anche noi.”
Il “noi” si riferisce al congresso di SEL che si sta per aprire a Riccione. Invece, quando parla di evitare di fare una “analisi del sangue” a Renzi, Vendola (che deve sempre essere tradotto) vuol dire: non giudichiamo il progetto complessivo di Renzi. Così può scambiare per “parte più innovativa” le vecchissime proposte di Ichino per ridimensionare le “eccessive” pretese dei lavoratori. E può fingere di credere che assumere nuovi lavoratori a salario ridotto e senza la modestissima tutela dell’articolo 18 sia una bella conquista, mentre è solo una nuova forma del precariato per i nuovi assunti, e una spada di Damocle per i lavoratori esistenti: basterà licenziarli per ragioni economiche e riassumerne poi una parte alle nuove condizioni più convenienti. Ancora pochi anni fa, c’erano state lotte esemplari in diverse aziende, in cui i vecchi “tutelati” avevano difeso gli interessi dei nuovi assunti, proprio per impedire che il doppio livello salariale e normativo offrisse al padrone la possibilità di fare questo gioco.
Vendola però forse non lo sa (mentre Landini dovrebbe saperlo bene, ma forse ha la memoria debole), dato che di questioni del lavoro si è sempre occupato pochissimo, dedicando tutta la sua attenzione al ceto politico. Negli anni in cui ho dovuto frequentarlo perché era il segretario regionale in Puglia, e abbiamo dovuto fare diverse campagne elettorali insieme, era attentissimo a tenere relazioni cordialissime con i peggiori ras del PDS, anche alle spalle di Rifondazione. Ora si appresta nientemeno che a fare da ponte tra la SPD tedesca e Tsypras, di cui ha colto bene e in tempo la svolta moderata (“ha cercato di emanciparsi del minoritarismo e dall’estremismo”, dice). Vendola indubbiamente detesta il “minoritarismo”, da sempre, e infatti propone al SEL un dialogo con Renzi che abbia come sbocco nelle amministrative la conferma della “alleanza delle forze di progresso”.
Quanto alla SPD, Vendola ammette che tutto “l’universo della sinistra europea” di fatto “pratica le larghe intese ed è subordinata ai diktat della teocrazia finanziaria”, ma Martin Schultz sarebbe invece una “punta di diamante di un pensiero autonomo”. Alla domanda se “alle europee sosterrete il socialista Schultz?” Vendola risponde che “alle europee dobbiamo presidiare lo spazio politico che va da Martin Schultz ad Alexis Tsipras”…
Nell’intervista, c’è un certo l’imbarazzo per il caso ILVA che lo ha coinvolto: Vendola lo liquida con fumisterie retoriche sulla “sfida portata al cuore del capitalismo”, mentre si trattava più concretamente di pressioni su chi dava fastidio a Riva… Pressioni che forse non erano reato, e comunque potranno essere derubricate grazie all’omertà di chi le aveva subite, ma che hanno indubbiamente rivelato una complice amicizia con gli uomini del padrone.
Il resto dell’intervista trabocca di sofisticate “narrazioni” da cui si intuisce comunque il vero orrore per il “tepore dei ripari ideologici”. Niente ideologia, se no come può andare avanti il dialogo con Renzi?
Il congresso di SEL, annuncia, “deve servirci per non rinunciare alla prospettiva di un radicalismo di governo, o di un riformismo antiliberista. Che rifiuti il realismo della resa e l’utopismo delle declamazioni. Non dobbiamo spettacolizzare una leadership, ci serve un passo lento per riflettere sulla nostra missione”.
Una “missione” che si può concretizzare, lo ammette, anche in un’alleanza con il PD anche a Firenze…
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-1622
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 31 dicembre 2013
- Parole chiave originali
- «Vendola», «ipocrisia», «Landini», «FIOM», «Renzi», «Firenze», «Tsypras»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-1622.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 31 dicembre 2013. http://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=1622:il-buon-esempio&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-1622.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 5 dicembre 2020.
- Testo estratto AM-1622.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 611 parole.
- Edizione AM-1622.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Antonio Moscato, «Il buon esempio», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 31 dicembre 2013; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1622.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2013, 31 dicembre). Il buon esempio. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/1622.html