Venezuela ingovernabile?
Il Venezuela potrebbe diventare ingovernabile
Lo dichiara Heinz Dieterich, il sociologo messicano di origine tedesca che aveva lanciato il concetto di “socialismo del XXI secolo”. Si considera sempre amico del presidente Chávez, ma proprio per questo lo invita a riflettere sui pericoli che minacciano il processo politico “bolivariano”, in un paese diviso in due grandi blocchi.
In un’intervista a Vladimir Villegas per “El Nacional” e “Socialismo XXI” Dieterich insiste sui pericoli che minacciano il presidente. Villegas non è un semplice giornalista, ma l’ex ambasciatore in Messico, è stato membro del PSUV e del PTT, ma anche della prima formazione rivoluzionaria in cui Chávez si è formato, Causa ERRE, ed ha molteplici relazioni in Venezuela e a livello internazionale.
Già in diversi articoli degli ultimi mesi, il sociologo messicano aveva denunciato il progetto statunitense di fronteggiare
Tra i sintomi inquietanti della situazione e dell’indebolimento del sostegno a Chávez, la recente destituzione (senza spiegazioni ) di Eduardo Samán, definito da Dieterich “l’unico ministro socialista e rivoluzionario che c’è stato nel processo bolivariano”, e l’uscita dal PSUV di Henry Falcón, popolare governatore dello Stato di Lara. Falcón era già stato espulso una volta dal PSUV, ma dopo una trionfale elezione come sindaco di Barquisimeto prima e poi come governatore dello Stato (col 73% dei voti, in elezioni che avevano visto la disfatta di parecchi candidati governatori appoggiati dalla burocrazia del PSUV), gli avevano dovuto chiedere di rientrare nel partito. Ora ha aderito a uno dei piccoli partiti che appoggiano il governo, ma non sono entrati nel PSUV, il PTT (Patria para todos), ed è stato subito colpito da una raffica di ingiurie, secondo uno stile ben conosciuto.
Secondo Dieterich, questi due fatti recentissimi, rappresentano una svolta nel processo bolivariano, che entra in crisi. Ed ecco l’intervista:
Villegas: Quella attuale è la crisi del governo o quella del socialismo del XXI secolo?
Dieterich: La politica del presidente Chávez non ha costruito nessuna istituzione che si possa chiamare del socialismo del XXI secolo, né ha fatto uno sforzo serio di creare una consapevolezza di come concretizzare questo concetto. Nel 2009 è stato fatto un sondaggio, e ed è emerso che il 70% dei cittadini lamentava di non aver mai avuto spiegazioni su cosa vuol dire “democrazia partecipativa” o “socialismo del XXI secolo”.
V: Nel governo si possono trovare elementi che si orientino verso il socialismo del XXI secolo e lo differenzino dai governi precedenti?
D: Nessuno. Non c’è un tentativo serio di concepire un’economia postcapitalista. Nulla di quanto si è fatto in Venezuela è diverso da come funzionano i mercati in Europa. I programmi sociali sono molto positivi, ma nulla di ciò è socialista.
V: Si tratta di una farsa?
D: Quando il presidente ha usato il concetto di socialismo del XXI secolo, nel foro sociale mondiale del 2005, aveva l’intenzione di esplorare questa nuova via. Ma a un certo punto la volontà di creare la transizione verso una società postcapitalista si è incrinata.
V: L’opposizione parla molto di un Venezuela che si starebbe cubanizzando, e teme che questo modello riproponga le cose cattive del vecchio socialismo.
D: Di fronte ai primi sintomi della crisi del 2008, dopo aver perduto il referendum costituzionale, il presidente ha pensato che quello che mancava era una maggiore centralizzazione del potere. In realtà mancava una supervisione, un controllo, nell’esecuzione della politica. Ma rimediare a questo con la centralizzazione è stata una conclusione sbagliata. Non è possibile copiare elementi della centralizzazione dell’economia cubana, perché le condizioni di questo paese sono diverse.
V: Il passo compiuto dal governatore dello Stato di Lara è stato giusto?
D: Ogni personaggio pubblico deve comportarsi secondo la sua coscienza. E il criterio per attuare eticamente è da una parte la legalità, dall’altra la moralità e “le luci”, come diceva Simón Bolívar. Quindi se un funzionario pensa che il modello di governo genera disastri, se vede che sta viaggiando su un Titanic con un capitano che non vede l’iceberg, è obbligato a esprimersi pubblicamente e assumere le proprie responsabilità. Ho la sensazione che Henry Falcón lo abbia fatto. Questo è un atto di civismo e di coraggio.
V: Il presidente ha di fronte un iceberg, è vicino o lontano?
D: Lo ha molto più vicino di quanto ammetta in discussioni pubbliche. Da un lato, sottovaluta il pericolo; dall’altro è in ansia di fronte al crescente disordine del sistema di governo. La base dell’iceberg è il blocco elettorale che sostiene la destra, che naviga intorno al 40%. Se a questo si aggiunge una forte crisi congiunturale, l’appoggio al presidente potrebbe cadere in modo sensibile, e il paese potrebbe diventare ingovernabile. La società è divisa in due grandi blocchi, e questo determina un’instabilità di fronte a una qualsiasi crisi congiunturale. Gli sbocchi di questa crisi potrebbero essere scontri di piazza, dinamiche nel parlamento, o anche una disobbedienza di settori militari.
V: Ma Chávez afferma di avere il controllo delle Forze Armate.
D: Due mesi prima del golpe dell’aprile [2002], importanti dirigenti come il ministro della Difesa, la vicepresidente Adina Bastidas e perfino lo stesso presidente, ripetevano che non c’era pericolo. Io feci un’analisi diversa a Adina e alla sua equipe, dicendo che il golpe poteva arrivare entro quattro o cinque mesi. Lei mi rispose che era impossibile, perché Washington non lo voleva. Successivamente ho fatto la stessa esposizione al presidente, e lui mi ha risposto che il golpe era impossibile perché i militari erano i suoi fratelli usciti dalla Scuola Militare. Se alla vigilia del primo golpe non hanno visto il pericolo, che garanzia c’è che oggi valutino adeguatamente la situazione?
V: Ma il quadro appare diverso da quello del 2002.
D: Certo, gli organismi dell’intelligence sono molto più efficienti di quelli di allora, ma questo non elimina il pericolo.
V: C’è una cospirazione o l’opposizione sta lavorando realmente per prepararsi alle elezioni?
D: Gli Stati Uniti agiscono sempre su due o tre scenari diversi, in modo parallelo, e uno è sempre l’appello a una “rivoluzione arancione”, come è stata messa in pratica in Europa Orientale. Finanzi e mobiliti la gente, arrivano le elezioni e il presidente perde. L’altro è il conflitto militare attraverso Uribe-Santos [Juan Manuel Santos è l’ex ministro della Difesa di Uribe, suo probabile successore], che è un pericolo molto reale. In entrambi i casi è necessario avere una rete interna.
V: Che dovrebbe fare l’Esecutivo per ritrovare la strada per realizzare un governo efficiente?
D: Chávez dovrebbe riflettere sul modello di governo, domandandosi se quello che ha avuto successo tra il 2003 e il 2008 oggi può ancora funzionare. A mio parere non è più efficace.
V: Le correzioni che sono necessarie vanno verso sinistra, il centro o la destra?
D: La maggioranza dei venezuelani riconosce che il governo ha realizzato cose positive. La reazione logica è quella di voler conservare questa situazione. La gente tende a considerare il presidente come garante e il protagonista di un futuro con pace interna ed esterna, con democrazia reale e prosperità. Oggi ci sono incrinature in questa percezione. Quando la gente smette di credere in questo, può cominciare a cercare un’altra forza politica. Per adesso ancora non lo vedo in atto, perché i partiti di destra non sono credibili e il gollismo lo è ancor meno.
L’intervista è stata segnalata dal Boletín solidario de información del Colectivo Militante-Agenda radical di Montevideo ( Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. ). (Mia traduzione)
Questa intervista è significativa perché intervistatore e intervistato sono stati consiglieri di Hugo Chávez, e si pongono non come oppositori, ma come amici e sostenitori preoccupati di una possibile involuzione del processo bolivariano, per la corruzione e il peso nel governo e nella direzione del PSUV di elementi opportunisti, percepiti dalla popolazione come la “boliburguesia”.
Ci sono altri sintomi inquietanti di scollamento, e anche di imitazione degli aspetti più deteriori della politica cubana (denigrazione e calunnie nei confronti di ogni elemento critico, accusato immediatamente di complicità con l’imperialismo), imitazione che può solo indebolire il blocco che sostiene Chávez.
Anche in altri paesi, soprattutto in Ecuador, ci sono segnali inquietanti, ma è evidente che un insuccesso del PSUV nelle prossime elezioni legislative potrebbe avere effetti molto gravi su molti altri paesi dell’area, a partire da Cuba.
(a.m. 26/3/10)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-234
- Autore
- Vladimir Villegas (postilla di Antonio Moscato) · attribuzione da verificare
- Pubblicato sul sito
- 26 marzo 2010
- Parole chiave originali
- «Venezuela», «Dieterich», «Chavez», «boliburguesia», «Cuba», «Psuv», «PTT», «Uribe», «socialismo del siglo XXI»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-234.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 26 marzo 2010. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=234:venezuela-ingovernabile&catid=8:lamerica-latina&Itemid=16
- Cattura AM-234.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 26 settembre 2020.
- Testo estratto AM-234.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.488 parole.
- Edizione AM-234.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
- Interventi
- pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
- 9 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
- 1 link esterno indirizzato alla copia d’archivio dell’epoca, con l’indirizzo originale accanto («orig.»)
- autore proposto dal programma, da verificare
Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.
Come citare
Vladimir Villegas, «Venezuela ingovernabile?», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 26 marzo 2010; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/234.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Villegas, V. (2010, 26 marzo). Venezuela ingovernabile?. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/234.html