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Cannavò sul voto
Vince l'asse Bossi-Berlusconi. A sinistra c'è il vuoto
Vittoria per il governo sul messaggio liberal-razzista che domina da venti anni. Fini viene messo ai margini. L'astensione colpisce anche il centrosinistra che paga ancora la disillusione e perde Piemonte e Lazio mentre arretra in Emilia. Successo per Vendola e sconfitta per Ferrero. Ma più di tutti vince Beppe Grillo
Salvatore Cannavò
Bisognava attendere l'ultima scheda delle ultime due regioni in bilico per tirare un primo bilancio di queste elezioni Regionali. E quelle due regioni, il Piemonte e il Lazio, offrono più di un'indicazione. Berlusconi ha vinto, ha vinto con
Cominciano dal Nord perché si tratta del risultato fondamentale di quest'elezione.
Se la lista del Pdl ha una flessione - che al momento non siamo in grado di valutare ma che fa dire a Sandro Bondi di «essere scontento» - sulle recenti elezioni europee e politiche questo accade perché perde voti verso l'astensione (ci torniamo), perché sconta l'assenza nella provincia di Roma (oltre duemilioni di elettori, cioè oltre 600 mila voti non conteggiati) e perché sposta consensi reali e importanti verso
Poi c'è il Lazio. Contro tutti i pronostici della vigilia la destra ha vinto grazie alle province fuori Roma, in città ha perso. Ma è evidente che ha pesato l'assenza della lista e il fortissimo astensionismo. Eppure ha vinto. E Berlusconi potrà gloriarsi del fatto di aver vinto senza partito, cioè completamente da solo. Sarà difficile per Fini dire ora che quella leadership è incrinata perché nel centrodestra è molto ma molto più forte. Se viene incrinata lo è solo dalla Lega ma da quella parte non corre pericoli perchè il cemento vero di questa coalizione è il sentimento liberista-razzista che porta voti e fa vincere le elezioni. Berlusconi lo sa, Bossi lo sa e Tremonti attende di incassare il risultato di questa equazione.
Certo, se la vediamo in termini più complessivi - astensione, voti assoluti, dati di lista - per Berlusconi non è un successo pieno (ma domani con i numeri assoluti cercheremo di fare una valutazione più precisa). Perde qualcosa, non riesce a rinsaldare un blocco sociale e se vince, lo fa perché coagula il blocco nordista e questo non è detto lo metta in grado di governare più facilmente l'intero paese. Le esigenze della Campania o della Calabria, ora che passano in mano alle destre, non saranno molto diverse da quelle della Sicilia dove i contrasti e le contraddizioni hanno prodotto una spaccatura profonda.
Ma Berlusconi continua ad avere un alleato prezioso: la scarsa credibilità del centrosinistra che perde
Campania e Calabria parlano da sole: l'impresentabilità della gestione Bassolino (che almeno ha avuto il buon gusto e il buon senso di farsi da parte) e l'impresentabilità letterale di Loiero sono state spazzate via da una coalizione di destra che probabilmente ha un rapporto a doppio filo con potentati e mafie locali ma che beneficia innanzitutto della sconfitta sul campo del centrosinistra (in forma integrale, cioè con tutta la sinistra al governo). In Piemonte il Pd, nonostante l'alleanza con l'Udc, non ferma l'avanzata della Lega, le cui ragioni abbiamo già detto ma soprattutto deve subire la "scissione" di oltre il 3% che va alla lista Cinquestelle di Beppe Grillo. E' un risultato notevole, denso di significato se solo lo si accosta al 7% ottenuto dai "grillini" in Emilia Romagna, cuore pulsante del corpaccione democratico dove l'effetto Delbono e una gestione spregiudicata hanno liberato risorse non già verso quella sinistra sedicente alternativa - da sempre al governo - ma verso un movimento di tipo nuovo. In Piemonte alcuni dei personaggi più in vista del movimento NoTav hanno dato indicazione di voto per Grillo e questo può essere uno dei fattori che hanno sconfitto
Nel Lazio
Se l'astensione ha colpito sia a destra che a sinistra, ancora una volta chi si fa più male con la disillusione e con la perdita di prospettiva è la sinistra o sedicente tale. Che può certamente consolarsi con l'unica vittoria reale di questa tornata elettorale, quella di Vendola in Puglia. Nichi riesce a fronteggiare la destra anche grazie all'azione di disturbo dell'Udc - che subisce un forte voto disgiunto dalla propria lista al candidato del centrosinistra - e grazie alla sua maniera di declinare un messaggio di speranza. Ma la sua prospettiva è vincente solo all'interno del centrosinistra, e l'unica prospettiva che gli rimane è quella di essere una variante di sinistra dell'alleanza che da domani si dovrà confrontare con i Massimo D'Alema di turno.
Una prospettiva riduttiva, anche se quella vincente all'interno del "derby" giocato tra Sel e Fds, e in questo senso emerge la sconfitta politica più che di risultati del progetto politico della Federazione della sinistra: fare la sinistra alternativa alleandosi con il Pd. L'operazione non riesce come evidenziano gli insuccessi di Agnoletto in Lombardia e il risultato disastroso di Ferrero in Campania (poco sopra l'1%, una disfatta per un segretario nazionale). Non che sia facile fare un risultato alla sinistra del Pd e del centrosinistra, sia chiaro: va un po' meglio nelle Marche a Massimo Rossi, con il 7% (alle europee Sel e Fds sommavano più dell'8%) ma molto al di sotto delle attese e solo grazie alla crebilità del candidato. Ma l'operazione riesce però al movimento di Grillo, quindi qualcosa da indagare c'è. Certo, riesce sul fronte della cosiddetta antipolitica, sulla denuncia graffiante e a volte sull'invettiva. Non riesce su una linea di classe e anticapitalista.
Il punto è che una prospettiva elettorale per ricostruire una sinistra degna di essere tale, indipendente e combattiva, avrà bisogno di un periodo non breve e quindi di una capacità e determinazione ad affrontare un viaggio fatto di altri parametri: cultura politica e incidenza sociale.
A noi sembra che queste elezioni consegnino sempre lo stesso scenario: di fronte alla crisi sociale e a quella della politica, di fronte alla disillusione battuta da un'astensione micidiale, le prospettive politiche in campo sono deboli e contraddittorie. Con una differenza: a destra c'è una proposta, un messaggio - liberal-razzista - mentre a sinistra c'è il vuoto. La ricostruzione è all'ordine del giorno da tempo e queste elezioni la confermano: per affrontarla ci sarà bisogno di tempo, di idee, di energie, di rinnovamento, di credibilità. Possiamo solo iniziare a metterci in cammino a condizione di muovere il passo nella direzione giusta.
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-236
- Autore
- Salvatore Cannavò
- Pubblicato sul sito
- 30 marzo 2010
- Parole chiave originali
- «Bossi», «Berlusconi», «sinistra moderata», «PRC», «Grillo»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-236.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 30 marzo 2010. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=236:cannavo-sul-voto&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-236.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
- Testo estratto AM-236.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 1.504 parole.
- Edizione AM-236.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Salvatore Cannavò, «Cannavò sul voto», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 30 marzo 2010; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/236.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Cannavò, S. (2010, 30 marzo). Cannavò sul voto. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/236.html