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Halevi-Nachira: Il dovere verso Aleppo

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

HO DECISO…..

di Joseph Halevi

con un commento di Cinzia Nachira

da http://www.rproject.itorig.

Ho deciso di interrompere tutti i rapporti con organismi e persone “di sinistra” che non trattano la situazione di Aleppo per quella che è: un’operazione di massacro della popolazione civile da parte del regime baathista siriano diretto da Assad. Il regime non è nuovo a questi exploits: 1976 Tell Zaatar  (campo profughi  palestinese in Libano, sì proprio sui palestinesi si sono scatenati per primi!), 1982 Hama, terza città siriana messa a sacco dalle forze di Hafez Assad (padre) per via di una rivolta imputata ai fratelli musulmani: 13-15000 morti, confermati da Robert Fisk  e migliaia di stupri da parte dell’esercito.

Tuttavia Aleppo è molto peggio: mi ricorda il Biafra del 1968. Allora delle potenze coloniali erano favorevoli alla secessione del Biafra dalla Nigeria. La Nigeria rispose con una politica di genocidio. L’Organizzazione dell’Unità Africana, l’URSS e i partiti comunisti – ad eccezione di quello britannico che fu più onesto – appoggiarono il governo nigeriano. In quell’anno scrissi un articolo su Nuova Generazione, organo della FGCI, proprio per esprimere questa linea. Ma era falso affermare, come feci, che si trattava  di una guerra civile unicamente fomentata dalla Gran Bretagna. Era bensì un genocidio sistematico verso la popolazione biafrana da parte del governo nigeriano.

Oggi la teologia della geopolitica dell’URSS non ha ragion d’essere perché non c’è più la sua fonte principale, l’URSS. Non c’è bisogno di riprodurre virtualmente il defunto schema sovietico  secondo cui i regimi nazionalisti arabi sono automaticamente da parte della ragione perché alleati dell’URSS e quindi sotto attacco imperialista ecc., ecc.  Su questa base si è passati con estrema leggerezza sopra il massacro di curdi e comunisti in Iraq durante gli anni Sessanta  che hanno fatto decine di migliaia di morti e su ulteriori azioni contro i curdi negli anni Ottanta. Il tutto giustificato con l’antimperialismo e via dicendo.

Colpisce come oggi organi e organismi che non hanno nulla a che vedere con la storia del comunismo sovietico se ne riapproprino come se niente fosse con totale senso di irresponsabilità, eccone un ottimo ed esecrabile esempio:

http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/12/14/aleppo-doppio-standard-occidente-087029orig.

Il manifesto, che è nato in base ad una critica dell’URSS, che io assolutamente non condividevo, oltre 40 anni dopo si è comportato nella maniera più fanaticamente sovietico pro-assadiana.

Per una visione ragionevole, si veda (grazie a Cinzia Nachira per la traduzione dal francese):

http://www.rproject.it/?p=6189orig.

Saluti,

Joseph Halevi

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Caro Joseph,

non posso che condividere il tuo sdegno per ciò che nessuno di noi è stato in grado di fare in solidarietà con la Siria, e in più in generale, con i popoli arabi che pagando un prezzo altissimo hanno cercato di disfarsi dei propri dittatori (tutti clienti e protetti dell’imperialismo occidentale, nessuno escluso). Ma forse, come purtroppo accade spesso, la tragedia di Aleppo avrà il “merito” di disvelare la presa in giro di coloro che oggi sono “sorpresi” dal fatto che un dittatore come Assad si vendichi ciecamente sui civili (non solo di Aleppo) e non perché l’opposizione siriana, assai frammentata e molto contraddittoria, ha una prevalenza di gruppi islamici, ma per l’esatto contrario. Aleppo è stata in qualche modo la culla dei progetti democratici per un futuro diverso, quindi per Assad, Russia, Iran ed Hezbollah, va annientata perché non resti traccia di questo. Sono risibili  e disgustosi gli argomenti di quella sinistra che vede in Putin il liberatore (da chi?) del popolo siriano. Come ha giustamente detto Filiu, la Siria rivela una visione del mondo: i governanti che si accaniscono contro i loro popoli quando questi rialzano la testa.

Mi perdonerete, ma non è un semplice “sdegno per i massacri di civili”, ma una questione ben più di fondo. Se vogliamo essere ciò che diciamo di essere, dovremmo vedere la realtà per ciò che è. Ossia, come dice Joseph, che siamo vittime dello “sdegno selettivo” e dell’ancor più selettiva solidarietà. E con ciò non intendo dire che la rivoluzione siriana sia tutto oro, ma abbiamo tutti/e l’età per sapere che le rivoluzioni non sono né “pranzi di gala” e tanto meno seguono una linea retta. Questo è quello che ci raccontiamo per non avere difficoltà a chiudere gli occhi e dormire la notte. Ed è inutile e dannoso prenderci in giro da soli. Quel che gli autocrati arabi nazionalisti del baas hanno fatto di danni nei loro Paesi oggi dà i suoi frutti e sottovalutarlo è un errore grossolano. Poi certo, non tutti sono stati uguali ed ogni Paese ha una sua storia. Ma proprio per questo oggi smascherare l’ipocrisia non è un lusso, ma una necessità.

Cinzia Nachira

 



Tags: Siria  Aleppo  Assad  

Scheda d’archivio

Identificativo
AM-2719
Autore
Joseph Halevi
Pubblicato sul sito
15 dicembre 2016
Parole chiave originali
«Siria», «Aleppo», «Assad»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-2719.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 15 dicembre 2016. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2719:halevi-nachira-il-dovere-verso-aleppo&catid=7:medio-oriente-e-mondo-arabo-islamico&Itemid=17
  2. Cattura AM-2719.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 25 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-2719.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 769 parole.
  4. Edizione AM-2719.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • 3 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
    • 3 link esterni indirizzati alla copia d’archivio dell’epoca, con l’indirizzo originale accanto («orig.»)
    • autore ricavato da una firma nel testo

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Joseph Halevi, «Halevi-Nachira: Il dovere verso Aleppo», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 15 dicembre 2016; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2719.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Halevi, J. (2016, 15 dicembre). Halevi-Nachira: Il dovere verso Aleppo. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2719.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗