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Gramsci e la scuola degli asini
Gramsci e la Gelmini
Quando vado a cercare qualcosa su uno dei “classici del marxismo”, devo poi sempre proseguire la lettura, entusiasmato dalla ricchezza e l’utilità di quel che vi trovo. Mi è successo ancora una volta con Gramsci, su cui avevo cercato quel pezzettino messo in chiusura dell’articolo Società incivile. Così non resisto alla tentazione di riportare una sua straordinaria descrizione… di come è venuta fuori la Gelmini.
«I clericali parlano spesso e volentieri di libertà della scuola. Ma non si ingannino i lettori. La parola libertà acquista nelle loro bocche un significato tutto suo che non coincide affatto col concetto che della libertà possono avere gli uomini pensanti che non sono clericali. Libertà della scuola significa propriamente per i clericali libertà di essere asini, col godimento di tutti i diritti che sono riconosciuti a chi ha studiato»
Gramsci spiega poi dettagliatamente nel corso dell’articolo, che è del 13 aprile del 1917, e aveva il titolo significativo di Per la libertà della scuola e per la libertà di essere asini, che la questione per i clericali era più economica che ideale. I clericali, scriveva, “vorrebbero conquistare una libertà che sarebbe solo un privilegio per loro, un privilegio per gli studenti che frequentano le loro scuole, a danno della collettività”.
In particolare “hanno ottenuto nei due anni scorsi che gli scolari degli istituti clericali potessero scegliere la sede d’esame. Nessuno riuscirà mai a giustificare, con lo stato di guerra, una tale concessione. Nessuno riuscirà mai a giustificare che sia più conveniente dal punto di vista «economico» che lo studente vada a dare l’esame lontano dalla residenza dove ha studiato. Ma i ministri Credaro e Grippo l’hanno concesso”. [Luigi Credaro era stato ministro nel quarto gabinetto Giolitti, e Pasquale Grippo nel secondo di Salandra, ed erano tra l’altro massoni e “laici”!]
Ma qui si direbbe che Gramsci, parlando di quei ministri, intuisca proprio come sarebbe venuta fuori la Gelmini:
«Hanno concesso che i clericali mandassero i loro studenti a dare l’esame in quelle sedi dove era facile passare, dove gli esaminatori erano legati agli esaminandi da vincoli d’interesse politico e settario, dove gli esaminatori potevano essere corrotti. […] Così sarà possibile ai giovani agiati, che non hanno studiato, di andare magari da Torino in Calabria, di cercarsi l’esaminatore che lo passi anche se non sa, mentre un altro giovane, se vuol passare nelle scuole di Torino, deve studiare, deve sacrificarsi e, pur avendo fatto tutto il lavoro necessario, può essere scavalcato dall’altro, la cui famiglia riesce ad avere il dottore e a mantenersi l’asino».
Gramsci temeva che il nuovo ministro della Pubblica Istruzione, Francesco Ruffini, non sarebbe stato sensibile al problema, ma che una forte pressione dell’opinione pubblica avrebbe fatto emergere gli interessi della scuola “sulla palude del marasma politico”.
«La collettività ha interesse a che la scuola serva a formare degli uomini capaci, veramente preparati a esplicare un compito utile per tutti, e non che sia un distributorio di titoli a prezzi d’occasione. […] È necessario che la collettività, la quale spreme il sangue delle sue vene per pagare una burocrazia pletorica e fannullona, conservi tutte le possibilità di controllo sull’assegnamento dei titoli di studio, che, generosamente concessi agli inetti, servono solo a far aumentare lo stato di disagio della vita pubblica, a creare degli strati burocratici pleonastici, che vivono parassitariamente sulla produttività dei lavoratori».
Antonio Gramsci, 13 aprile 1917. Purtroppo, aveva intuito bene la dinamica, ma non aveva previsto che gli asini riuscissero addirittura ad occupare in massa il ministero della Pubblica istruzione, e a decidere tra loro i criteri di selezione della cosiddetta “meritocrazia”…
(a.m. 6/10/11)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-605
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 6 ottobre 2011
- Parole chiave originali
- «Gramsci», «Gelmini»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-605.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 6 ottobre 2011. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=605:gramsci-e-la-scuola-degli-asini&catid=20:ipocrisie-e-dimenticanze&Itemid=31
- Cattura AM-605.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 24 settembre 2020.
- Testo estratto AM-605.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 602 parole.
- Edizione AM-605.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare
Antonio Moscato, «Gramsci e la scuola degli asini», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 6 ottobre 2011; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/605.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2011, 6 ottobre). Gramsci e la scuola degli asini. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/605.html