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Gheddafi: un primo bilancio
La morte di Gheddafi
Se non sarà smentita, la notizia della morte in combattimento di Gheddafi confermerebbe una netta diversità del colonnello rispetto ad altri capi di Stato: se ha tentato la strada della repressione come Ben Ali e Mubaraq, o come lo Shah nel 1979, ha poi tenacemente rifiutato di rinunciare al suo ruolo di capo carismatico con una fuga all’estero dove pure avrebbe trovato amici e fondi depositati da tempo.
Lo avevo sempre sostenuto, fin dai primi scritti dedicati alla Libia inseriti sul sito. Ad esempio in Italia e Libia, un rapporto pericoloso, inserito ben prima della esplosione della rivolta, avevo scritto:
va respinta la demonizzazione della Libia e del suo stesso regime. Nonostante tutto, la Libia rimane un paese complesso, ben diverso da quello descritto dalla grande stampa italiana. Non c'è pluralismo partitico, ma in quanti paesi dell'Africa (e in genere del mondo ex coloniale) esiste davvero? Come pure è difficile attribuire la lunga durata (ormai quaranta anni!) del potere di Gheddafi solo alla repressione degli oppositori, che esiste ma non spiega tutto. Gheddafi ha utilizzato un capitale iniziale di popolarità che aveva una base oggettiva: nel momento in cui i capi di Stato di tutto il mondo arabo si piegavano a una collaborazione subalterna con l'imperialismo, mentre le risorse derivanti dal rialzo del prezzo del petrolio venivano ovunque usate per lussi insensati, Gheddafi ha tentato di impiegarle per innalzare il livello di vita della popolazione del suo paese. (…) È sintomatico che quando una parte dei collaboratori del colonnello si sono staccati da lui e hanno tentato di creare un'opposizione, non hanno trovato molti consensi, tranne in alcuni particolari momenti critici. Solo dopo una costosissima, anche in termini di perdite umane, partecipazione alla guerra civile nel Ciad, il dissenso ha raggiunto dimensioni notevoli. Tra l'altro una parte dei militari libici prigionieri ha preferito non tornare in patria, denunciando l'impreparazione dei comandi e l'incapacità di capire le ragioni dei combattenti del Ciad. Quella guerra, iniziata appoggiando una delle due fazioni in lotta tra loro, e aggrappandosi a un accordo del 1935 tra la Francia di Laval e l'Italia fascista, che assegnava a quest'ultima la fascia di Aouzou, era diventata lunghissima e insensata, e aveva provocato un grande calo della popolarità del leader. È vero che l'intervento della Libia nel conflitto scandalizzava il mondo, mentre quello massiccio ed efficace della Francia a favore dell'altra fazione veniva accettato tranquillamente, ma alla fine il prezzo pagato da Gheddafi era stato altissimo. C'era stato un precedente nel 1979 con una spedizione in Uganda per sostenere Idi Amin Dada contro la Tanzania, con perdite vicine al 90% dei militari libici. Un significativo raffreddamento della popolazione nei confronti del regime, si è visto nella debolezza della proteste dopo il bombardamento di Tripoli, in cui erano stati uccisi molti civili, tra cui una figlia adottiva di Gheddafi. A che serve destinare una parte enorme del bilancio nazionale all'acquisto di aerei modernissimi in quantità enormi, se poi non si riesce a fermare un attacco aereo alla stessa caserma in cui ha la sua tenda il colonnello Gheddafi, e si perde alla grande lo scontro aereo con gli USA nel cielo del golfo della Sirte? È quello che si domandarono molti libici. Allora Gheddafi era scomparso per qualche giorno, ritirandosi a meditare nel deserto, ma era riemerso presto. A suo favore giocava il fatto che i suoi oppositori erano sostenuti da Stati Uniti e Gran Bretagna, o da un regime reazionario come il regno del Marocco. Nel progetto di Gheddafi c'era quanto - dopo la morte di Nasser - rimaneva di una grande speranza, la rivoluzione e l'unità araba. L'aveva difesa con fughe in avanti, fusioni e rotture a volte immediate, insomma l'aveva difesa male, ma era rimasta al centro del suo programma. In sé era giusto, e Gheddafi per questo giganteggia rispetto ad altri capi arabi, non solo di quelli che sono diventati fantocci dell'imperialismo.
Ma ben prima che esplodesse la rivolta araba che il colonnello aveva tentato di schiacciare con feroce determinazione, avevo aggiunto che “se rifiutiamo la sua demonizzazione (il «cane pazzo», il «terrorista» da colpire con bombardamenti mirati...), non possiamo neppure illuderci su un suo possibile ruolo positivo: la sua ideologia è un surrogato di antimperialismo, ma con troppi adattamenti al «così fan tutti», che lo rendono assai meno "antagonista" di come vuole presentarsi”. (18/6/09)
Ho voluto ricordare questo mio giudizio sull’uomo, immediatamente, prima di conoscere i particolari che saranno forniti dalle versioni “ufficiali” della sua morte, e prima di leggere le prevedibili esaltazioni della sua figura da parte di tutti quelli che alla sacrosanta condanna dell’intervento imperialista della NATO hanno associato, per incapacità di una visione dialettica, una negazione assoluta della realtà di una rivolta che pure era nata sull’onda di quelle di Tunisi e del Cairo. La sua morte, se le circostanze saranno confermate, renderà più difficile una valutazione equilibrata, che eviti tanto l’apologia quanto le denigrazioni da parte dei vincitori (tanto più probabili in quanto molti di coloro che tentano di impossessarsi del potere avevano collaborato per lunghi anni con Gheddafi).
Ne riparleremo. Rinvio intanto ad alcuni degli scritti apparsi sul sito, ad esempio: Gli errori di Gheddafi e i crimini dell'Italia, oltre a quelli che compaiono cliccando sulla colonnina di destra sulle voci: Libia, Rivoluzione, e naturalmente Gheddafi.
(a.m. 20/10/11, ore 16)
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-618
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 21 ottobre 2011
- Parole chiave originali
- «movimento operaio», «anticapitalismo», «antistalinismo», «democrazia operaia», «internazionalismo», «rivoluzione», «Cuba», «Che Guevara», «America Latina», «Sinistra Critica» (elenco predefinito del sito, non usato per i temi)
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-618.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 21 ottobre 2011. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=618:la-morte-di-gheddafi&catid=28:allordine-del-giorno-i-commenti-a-caldo&Itemid=39
- Cattura AM-618.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 23 settembre 2020.
- Testo estratto AM-618.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 889 parole.
- Edizione AM-618.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
- Interventi
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- 2 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
- autore ricavato da una firma nel testo
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Come citare
Antonio Moscato, «Gheddafi: un primo bilancio», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 21 ottobre 2011; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/618.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2011, 21 ottobre). Gheddafi: un primo bilancio. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/618.html