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La Rossanda e la scoperta dello stalinismo

pubblicato sul sito il · 5 min di lettura

La Rossanda e la scoperta dello stalinismo

 

Mi ero accorto da molti anni che gran parte del nucleo centrale originario del Manifesto aveva cominciato a fare i conti con lo stalinismo – e lo aveva fatto a metà – solo alla vigilia della sua esclusione dal PCI, mantenendo sulle vicende precedenti sostanzialmente la posizione ufficiale del partito. (Anche a loro pensavo scrivendo, pochissimo tempo fa, La necessità di non dimenticare).

Faceva eccezione Aldo Natoli, che aveva anche raccontato perché finché era stato nel PCI aveva perfino rifiutato di leggere il bel romanzo Buio a mezzogiorno di Arthur Koestler, che alludeva al processo a Bucharin, ma poi era diventato uno storico rigorosissimo e a volte insofferente di fronte alla superficiale rimozione di quelle tragedie.

Nelle loro memorie emergono spesso queste lacune. Un compagno bresciano, Felice Mometti, ha segnalato una nuova ammissione della Rossanda:

”L'età conta, e io - che credevo di aver fatto il lutto dei comunisti impiccati ai lampioni di Budapest e degli operai che li guardavano ridendo - rimasi paralizzata un giorno dell'autunno 1988, o dell'estate 1989, leggendo all'aeroporto di Mosca, in attesa del volo per Roma, un articolo del Moskovskie Novosti sul Comitato centrale eletto dal Congresso detto dei Vincitori: degli eletti, poco più di un centinaio, si e no una decina avevano finito la vita naturalmente o in guerra. Misurai allora, stupefatta, la dimensione del Terrore al Partito dopo il 1934.”

 

Felice Mometti commenta ironicamente: “Per fortuna il Moskovskie Novosti, nel 1988 o ‘89, ha pubblicato quell’articolo e Rossanda lo ha letto all’aeroporto di Mosca, rimanendo colpita da improvvisa paralisi. In Valcamonica, sperduta valle della provincia di Brescia, queste notizie erano arrivate parecchi anni prima. Bastava fare un giro da quelle parti per scongiurare, con decenni di anticipo, pericolose paralisi... Aggiungo che si direbbe che la Rossanda non si è ancora accorta che i “comunisti impiccati” a Budapest per cui avrebbe “fatto il lutto” erano semplicemente gli agenti della polizia segreta presi dopo che avevano sparato sulla folla.

Un altro compagno, genovese, Aurelio Macciò, ha ripreso l’argomento ricordando che già il rapporto segreto di Kruscev al XX Congresso (febbraio 1956) indicava che “è stato accertato che dei 139 membri e supplenti del Comitato centrale del partito, eletti al XVII Congresso nel 1934, 98 erano stati arrestati e fucilati, cioè il 70% (per la maggior parte nel 1937-1938)”. Eppure era il congresso detto dei “vincitori”, perché tutte le opposizioni erano state allontanate dal partito, che era ormai al 100% nelle mani dei sostenitori di Stalin…

Vuol dire che Rossana Rossanda non ha mai letto il rapporto Kruscev? O lo ha rimosso con sufficienza come ha fatto per anni Luciano Canfora e fa tuttora Domenico Losurdo? È molto probabile. Quando nel 1979 la Longanesi – in un breve periodo in cui ebbe una direzione editoriale “liberal” – aveva deciso di ripubblicare la famosa trilogia su Trotskij di Isaac Deutscher in una nuova più rigorosa traduzione affidata ad Attilio Chitarin, la redazione propose di scrivere l’introduzione al primo volume proprio alla Rossanda, che nicchiò per un po’, e poi chiese… un anno di tempo.

Evidentemente non l’aveva letto nella precedente edizione del 1956 e, dopo una prima scorsa alle bozze, il libro non le era piaciuto. La prefazione fu poi scritta da Giuseppe Boffa, che era del PCI, ma aveva vissuto a lungo a Mosca come corrispondente de “l’Unità”, e aveva imparato parecchie cose...

 

Naturalmente c’erano infiniti modi per documentarsi: potrei anche portare come testimonianza quanto avevo scritto io stesso, non da una sperduta valle bresciana ma da un’università periferica e senza strumenti particolari (a partire da una biblioteca degna di questo nome): ricordo solo Il vicolo cieco e soprattutto in Intellettuali e potere in URSS, che è del 1986 e contiene un intero capitolo sul 1934 e l’ultimo tentativo di sostituire Stalin. Ma come pretendere che la Rossanda lo avesse letto? Al manifesto, per vecchia amicizia o per fede illimitata nell’intelligenza e onestà altrui, avevo sempre portato almeno una copia di ciascuno dei miei libri sulla crisi dello stalinismo, e tutti i numeri della rivista “Critica comunista”, che aveva pubblicato importanti saggi e documenti su quel periodo,  senza che mai si siano degnati di fare almeno una breve segnalazione o di leggerli. Con una sola eccezione, che però conferma la regola: Tommaso di Francesco, che aveva molto apprezzato un mio libro sulla Primavera di Praga, riuscì a infilare sul quotidiano una sua recensione due anni dopo l’uscita del libro, in un’estate in cui poté aggirare le mafie che hanno sempre spadroneggiato nella pagine “culturali” del quotidiano segnalando libri vacui e assecondando le peggiori mode ben più dell’Unità.

Ma Aurelio Macciò segnala anche un testo di Trotskij del giugno 1936 che non conoscevo, con una serie di tabelle che ricostruivano già una contabilità (parziale, visto che il primo processo di Mosca è dell’agosto dello stesso anno) sulle liquidazioni fisiche e/o politiche dei componenti del Comitato centrale. Mi sembra molto efficace, anche se le tabelle allegate sono state evidentemente aggiornate da qualche redattore o traduttore (arrivano al 1939, mentre l’articolo è del 1936); giro comunque subito la segnalazione:  http://www.marxists.org/italiano/trotsky/1936/6/7-storia.htmorig.

 

 

PS Se il manifesto soccomberà alla crisi provocata dalla flessione dei lettori e aggravata dall’attacco proditorio di uno Stato che ha abbondantemente rifornito di milioni giornali inesistenti come l’Avanti di Lavitola, Europa, ecc. ecc., lo rimpiangerò sicuramente, perché mi mancheranno molto le preziose corrispondenze internazionali, e anche la tribuna aperta negli ultimi tempi ai dibattiti delle varie sinistre sopravvissute. Ma nella riflessione necessaria per poter ripartire sarà necessario anche un bilancio dell’arroganza con cui il suo gruppo dirigente ha liquidato chi aveva un’interpretazione diversa del mondo e magari si era accorto un po’ prima di loro che qualcosa non andava nel sistema sovietico…

(a.m. 20/5/12)



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-877
Autore
Antonio Moscato
Pubblicato sul sito
20 maggio 2012
Parole chiave originali
«Trotskij», «Chrusciov», «Stalin», «il manifesto», «Rossana Rossanda», «Aldo Natoli»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-877.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 20 maggio 2012. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=877:la-rossanda-e-la-scoperta-dello-stalinismo&catid=6:il-dibattito-sul-qsocialismo-realeq&Itemid=15
  2. Cattura AM-877.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 16 maggio 2021.
  3. Testo estratto AM-877.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 966 parole.
  4. Edizione AM-877.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
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Come citare

Antonio Moscato, «La Rossanda e la scoperta dello stalinismo», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 20 maggio 2012; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/877.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2012, 20 maggio). La Rossanda e la scoperta dello stalinismo. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/877.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗