Il progetto di recupero a cura di Leonardo Lomartire · lelomar.substack.com
Movimento operaioIl sito di Antonio Moscato, ricostruito

Rubriche › L'America Latina

Zibechi-Machado: la repressione come limite

pubblicato sul sito il · 4 min di lettura

 

 

L’epoca dei governi progressisti del Sudamerica mostra crepe ogni giorno più inquietanti e vistose. Un cambiamento sostanziale dello scenario geopolitico continentale che non può certo esser sottovalutato ma neanche indurre alla disperazione. Soprattutto chi, non da oggi, s’è detto convinto che i cambiamenti in profondità e di lungo periodo non si producono conquistando per qualche tempo i governi o altri poteri dello Stato. Fosse solo per questo aspetto, la crisi dell’Ecuador lancia un’insidiosa risonanza anche nell’Europa di Atene, e Madrid. Con la furiosa reazione contro gli indigeni e i lavoratori, tuttavia, l’Ecuador di Correa mostra una nuova forma di dominazione, dove le politiche sociali servono a tentare di far tacere i movimenti per lubrificare l’accumulazione di capitale basata sull’esproprio e la violenza contro la natura e le persone. La ferita di Quito varca una linea rossa di demarcazione che segna scelte di campo, scrivono Zibechi e Machado. E’ una ferita che brucia e minaccia di assumere contorni ancor più sanguinosi ma, nella sua violenza, è anche un elemento di chiarezza: i governi che nascono da grandi lotte e poi si dicono “dalla parte del popolo” non offrono garanzie – di per sé – di esser meno asserviti alle esigenze (anche brutali) del sistema che domina il mondo. Chi conosce un po’ di storia del Novecento non dovrebbe stupirsene troppo

 

di Raúl Zibechi e Decio Machado

 

Per la gente di sinistra, in ogni tempo e in ogni luogo, la repressione è sempre stata un punto limite, una linea rossa che non va attraversata. Noi, la gente delle sinistre, rifiutiamo da sempre il fatto che uno Stato, qualsiasi sia il suo colore, possa attraversarla senza che noi si alzi la voce, senza metterci in modo incondizionato dalla parte di coloro che subiscono la repressione. Senza manifestare la nostra più decisa opposizione a un modello di risoluzione dei conflitti che è brutale e provoca il dolore di coloro che, privi di armi militari, rivendicano quel che considerano giusto.

Il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha attraversato una linea che lo colloca a fianco dei tanti governi dell’oppressione del nostro continente. La dimostrazione si rende evidente nel “glorioso” saldo di centinaia di feriti e decine di arrestati, il frutto dell’intervento di corpi scelti della polizia anti-sommossa e della forze armate in località come Girón nell’Azuay, Pisanquí nell’Imbabura, Saraguro nella Loja, Quito nel Pichincha, El Chasqui nel Cotopaxi o Logroño nella provincia di Morona Santiago, tra gli altri luoghi del paese (le proteste hanno coinvolto anche altre delle 24 province dell’Ecuador, ndt).

Rafael Correa ha superato quella linea in un modo molto perverso: usando il nostro linguaggio, le forme e gli stili che utilizzano i movimenti popolari e i partiti di sinistra, pronunciando parole come rivoluzione, cambiamento, giustizia sociale e tante altre il cui significato viene violentato nel momento in cui comincia la repressione sui settori sociali che storicamente sono stati e continuano ad essere emarginati in questa società.

Il regime che comanda Correa sta mostrando, nella sua furiosa reazione allo sciopero guidato dalle organizzazioni indigene e dai sindacati dei lavoratori, il suo carattere autentico: una nuova forma di dominazione, dove le politiche sociali pretendono di mettere a tacere i movimenti per lubrificare le stesse forme di accumulazione basate sull’espropriazione e la violenza contro la natura e le persone.

In Ecuador non c’è nessuna rivoluzione in corso da parte del potere dello Stato. Ci sono l’approfondimento del modello estrattivista e la dipendenza crescente dal mercato capitalista globale. Questo richiede un ri-posizionamento autoritario dello Stato e delle modalità di governo. Ciò che sta accadendo è una conseguenza diretta di questo modello: la caduta dei prezzi del petrolio non ha fatto che far esplodere una crisi che los de arriba, quelli che stanno in alto, pretendono sia pagata da los de abajo, quelli che stanno in basso.

Il nostro sostegno incondizionato va ai settori popolari organizzati in movimenti. Alla repressione, che non è altro che l’anticamera di un’uscita a destra dalla crisi attuale, va la nostra opposizione. Soltanto l’azione decisa e autonoma dei movimenti può far inclinare la bilancia verso soluzioni popolari o di sinistra.

Il tentativo di mascherare questo tipo di comportamenti con discorsi che alludono a presunti golpe striscianti o a intenti di destabilizzare il regime, non riflette altro che una manifesta incapacità di governare senza esercitare violenza sulla gente.

Un modo di governare, questo, nel quale l’uso della prepotenza, il privilegio del potere, il dominio e la superiorità si trasformano in una cospirazione contro chi è debole.

 

Traduzione da Rebelionorig. per Comune-info  di marco calabria

Diverse  fotografie della galleria sono tratte da Pueblos en caminoorig., una delle nostre più preziose fonti di informazione sulle lotte dell’America Latina, verso la quale nutriamo stima e un sentimento di grande e fraterna amicizia. La galleria può essere vista in appendice al testo su:

http://comune-info.net/2015/08/la-repressione-come-limite/orig.



Scheda d’archivio

Identificativo
AM-2339
Autore
Antonio Moscato · attribuzione presunta
Pubblicato sul sito
20 agosto 2015
Parole chiave originali
«Ecuador», «America Latina», «CONAIE», «Zibechi», «Machado»

Dal sito originale a questa pagina

  1. Originale AM-2339.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 20 agosto 2015. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=2339:zibechi-machado-la-repressione-come-limite&catid=8:lamerica-latina&Itemid=16
  2. Cattura AM-2339.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 22 settembre 2020.
  3. Testo estratto AM-2339.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 812 parole.
  4. Edizione AM-2339.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
  5. Interventi
    • pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
    • 5 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
    • 3 link esterni indirizzati alla copia d’archivio dell’epoca, con l’indirizzo originale accanto («orig.»)
    • autore presunto: nessuna firma, testo pubblicato sul sito di Moscato

Ogni livello ha un identificativo, un’impronta SHA-256 e il legame con quello da cui deriva nei dati di provenienza; le regole seguite sono nei criteri di edizione, il modello è spiegato nella guida ai dati.

Come citare

Antonio Moscato, «Zibechi-Machado: la repressione come limite», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 20 agosto 2015; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2339.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.

APA Moscato, A. (2015, 20 agosto). Zibechi-Machado: la repressione come limite. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/2339.html

Pagina originale sulla Wayback Machine ↗