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Un commento da Quito
Un commento da Quito
Già prima di tradurla, avevo inserito in spagnolo una lettera da Quito, inviata dalla Rivista R: mi sembra utilissima per le molte domande che si pone sulla logica del “quasi golpe”. Lascio l'originale in appendice. (a.m. 2/10/10, h. 7,30)
1. Lunedì [27 settembre] in Parlamento non si è raggiunto il quorum e il veto di Correa alla Legge sull’Istruzione Superiore, che era stata concordata nel corso di settimane nell’Assemblea, è passato per decreto. Questa Legge cerca di controllare le università, pubbliche e private, ma risulta molto severa per quella pubblica su questi punti: pone fine all’autonomia accademica, una conquista ottenuta dal grande movimento di Córdova del 1918, guidato dal socialista argentino Deodoro Roca; ridimensiona la cogestione di studenti e lavoratori (altra conquista della Riforma di Córdova); consegna al governo di turno il controllo del riconoscimento delle università.
Si è trattato di un messaggio molto chiaro sui limiti del Parlamento come luogo di consenso politico e ha rivelato come il potere decisionale sia nelle mani a Correa.
2. A partire da martedì, la truppa e gli ufficiali di polizia di grado inferiore hanno cominciato ad organizzare la sollevazione.
3. Il detonatore è stato l’approvazione in parlamento di un articolo della Legge sui servizi pubblici, che avrebbe abolito una serie di vantaggi economici e in cui si introducevano nuove norme per il pensionamento, la più grave delle quali stabiliva che una parte della pensione, il 25% nel caso di lavoratori tra i 65 e i 70 anni, sarebbe stata versata in buoni, sarebbe stata cioè destinata alla speculazione finanziaria… Di fronte a questo, si sono cominciate a programmare per il venerdì manifestazioni di lavoratori del settore pubblico.
4. Il giovedì mattina, i poliziotti hanno occupato le Caserme Quito n. 1 e n. 2, altre caserme nel paese, ci sono stati blocchi stradali a Guayaquil, Quito, la Scorta legislativa ha occupato la sede del parlamento.
5. Poco dopo le 9, Correa è arrivato senza preavviso, accompagnato da una piccola scorta e da alcuni alti funzionari, alla Caserma Quito n. 1, un luogo vicino all’Ospedale della polizia. Nella mattinata avevano cominciato ad affluire in quel posto altri poliziotti per unirsi al movimento.
6. Sulla porta della Caserma c’è stato un alterco tra Correa e la moglie di uno dei poliziotti (sul posto c’erano già parenti di poliziotti e poliziotti non in servizio attivo).
7. Uno dei fattori più sensibili per queste persone è la percezione, stimolata dai principali mezzi di comunicazione di massa e dalla destra, che in tema di sicurezza i poliziotti abbiano meno diritti dei delinquenti. I poliziotti ritengono che i benefici salariali di cui godono siano una forma di compensazione dei rischi che devono affrontare nello svolgimento del loro lavoro.
8. Correa è andato a una delle finestre per rivolgersi direttamente ai poliziotti. Ha cominciato a rimproverarli per la loro ingratitudine dicendo che nessun governo ha trattato la polizia meglio del suo, e questo è certo. In quel momento, mentre parlava di salari e di aumenti, un poliziotto ha detto che l’aumento c’era stato con il governo precedente di Lucio Gutiérrez. Correa ha replicato e l’ambiente ha cominciato a surriscaldarsi, finché Correa ha affermato che “era disposto a farsi ammazzare”, come abbiamo visto tutti, e ha dichiarato che non avrebbe ceduto.
9. Quando voleva andarsene, ci sono stati rimbrotti, è stato circondato e malmenato dalla gente. Sono volati lacrimogeni, ci sono stati lanci di bottiglie, botte, spintoni, urla.
10. A quel punto, non riuscendo a raggiungere l’eliporto della caserma, Correa ha saltato il muro aiutato dai suoi collaboratori ed è passato nell’ospedale della polizia per farsi medicare un ginocchio e misurare la pressione.
11. È qui che è stato trattenuto dai poliziotti, ma nelle seguenti condizioni: non ha mai perso il contatto con l’Alto Comando Militare, tanto che ha seguito tutta l’operazione militare per liberarlo e ha impartito l’ordine finale per il blitz; è rimasto in contato con i collaboratori più stretti e con la stampa governativa (non gli hanno requisito il telefono, né glielo hanno isolato); ha ricevuto tre delegazioni di partecipanti alla rivolta e per varie ore ha spiegato loro la Legge oggetto della protesta; ha fatto da lì l’appello ai suoi sostenitori dicendo di essere stato sequestrato, perché si mobilitassero e andassero verso il Palazzo di Governo e perché potesse uscire dall’ospedale. Il minimo che si possa dire è che si è trattato di sequestratori piuttosto inetti, il che rivela come la cosa non fosse preparata.
12. Nelle ore del mattino si sono svolte nelle caserme dell’esercito assemblee di soldati, sottufficiali e ufficiali di grado inferiore che hanno esaminato la situazione e solo dopo aver deciso l’appoggio a Correa, ma esigendo che la Legge non li colpisse, si è pronunciato il Comando Congiunto. Se ne può quindi dedurre che non ci sono stati ufficiali dell’esercito previamente implicati nella sollevazione. Un colpo di Stato non si prepara così, senza coinvolgere almeno parte degli ufficiali.
13. Nella serata la situazione si è andata complicando nella zona della Caserma e dell’Ospedale. La versione fornita a tutto il mondo parlava del sequestro di Correa, che non era nei piani previsti dai rivoltosi e che è stato la conseguenza logica dello sviluppo di alcuni eventi, cui lo stesso Correa ha contribuito con il suo errore di recarsi alla Caserma, nella tana del lupo, e con il suo atteggiamento provocatorio, rivolgendosi direttamente alla truppa senza essersi riunito prima né con gli ufficiali né con delegati dei rivoltosi.
14. Privo di sostegno sociale, il movimento nella serata si è andato indebolendo e concentrando soltanto nel luogo dove era trattenuto Correa e nella Caserma centro della sollevazione.
15. In nessun momento i rivoltosi hanno fatto qualche tentativo di controllare centri di comunicazione. Dall’una di sera, il governo ha decretato lo stato di eccezione e controllato i mezzi di comunicazione. Solo verso le sei di sera un gruppo di manifestanti ha fatto irruzione, senza impossessarsene, nelle sedi della radio e della TV, dove i giornalisti ufficiali li hanno intervistati, senza mai perdere il controllo.
16. In nottata, di fronte all’isolamento, ai rifiuti di cedere del Governo e alle minacce di rappresaglia, la situazione nell’ospedale si è andata complicando. L’intervento militare si è svolto in mezzo agli spari, con un saldo di morti e feriti che per ora non è dato conoscere. La capacità di fuoco dei rivoltosi, che non si sono impadroniti del parco di armi della caserma, era molto ridotta. Alla fine, i militari hanno portato fuori dall’ospedale Correa, e questi si è recato all’incontro con i propri sostenitori, organizzato fin dalla sera prima in Piazza del Palazzo di Governo.
17. Lucio Gutierrez [il presidente precedente l’attuale] ha criticato dal Brasile Correa, sostenendo che l’accaduto era l’inizio della fine. Tutti gli altri esponenti della destra hanno, pubblicamente o tacitamente, sostenuto Correa, e il pronunciamento più importante è stato quello di Jaime Nebot, sindaco di Guayaquil.
18. I settori imprenditoriali e i mezzi di comunicazione di massa hanno appoggiato Correa.
19. Tutti i funzionari statali e i governi regionali lo hanno sostenuto.
20. La maggioranza delle organizzazioni sociali hanno dato il loro appoggio incondizionato al presidente e hanno accolto insieme agli altri la tesi che si debba respingere il colpo di Stato della destra, spingendosi fino a paragonarlo a quello dell’Honduras o ai colpi di Stato del Cono Sud.
21. Il MPD (settori di studenti e insegnanti elementari) si è in parte e per poco aggiunto al movimento per cercare di ottenere qualche aumento di reddito, ma è stato respinto dagli stessi ribelli a Quito, Guayaquil, Latacunga.
22. Due organizzazioni di sinistra hanno chiesto le dimissioni di Correa, commettendo un grave errore politico: Pachakutik e il Polo Democratico (quest’ultimo ha influenza su alcuni sindacati del settore pubblico).
23. La CONAIE ha emesso un comunicato (riportato sul sito in appendice a Ecuador: un segnale d'allarme) che esprime la concezione della sua direzione storica, quella cioè di conservare la propria autonomia e le proprie rivendicazioni come movimento - non appoggiare la sollevazione ed esigere rettifiche dal governo – una posizione che hanno espresso anche altri settori, ad esempio quello di Gustavo Larrea, l’Università Centrale dell’Ecuador, ecc.
Occorre porsi una serie di domande.
Se il governo avesse saputo del pericolo di colpo di Stato, perché Correa si sarebbe andato a cacciare senza alcuna protezione, pressoché indifeso, nell’epicentro del movimento? Come mai gli apparati di sicurezza a lui fedeli non hanno preso nessuna misura preventiva, ad esempio catturare persone implicate, smantellarne le linee di comunicazione, garantire il controllo di postazioni strategiche?
È possibile che cose del genere siano state pianificate e che siano fallite? Lo escludo. È possibile che il governo costruisca questa versione della cospirazione nelle prossime settimane, ma questo fa parte della lotta politica.
Perché i presunti golpisti non hanno trovato nessuna struttura militare, politica e sociale di sostegno, cosa che ha ridotto la forza della sollevazione?
Si tratta forse, in Ecuador, della prima sollevazione di poliziotti per motivi di salario? No di certo, esiste una certa tradizione politica al riguardo.
Che responsabilità ha lo stesso Correa nell’aggravarsi della sollevazione?
Un colpo di Stato senza l’Ambasciata nordamericana a dirigere l’orchestra? Così è stato in Honduras, ma qui non vedo niente di simile.
Crediamo si debba discutere la cosa con tutta la serietà politica indispensabile. Non si può cadere nell’impressionismo.
La tesi di un colpo di Stato favorisce il governo di Correa. In futuro, qualsiasi lotta sociale, oltre ad essere criminalizzata, potrà essere accusata come “golpista” e controrivoluzionaria.
Da parte mia, scarto l’idea che si sia trattato di un colpo di Stato, alla luce dei fatti che ho riportato: perlomeno, nella mia formazione politica e conoscenza storica non ricordo niente di simile. Credo si sia trattato di una sollevazione, senza un comando saldo e definito; non nego la presenza di militanti o simpatizzanti di Società Patriottica, ma la sollevazione è sfociata nell’arresto-sequestro per lo sviluppo stesso degli avvenimenti.
Non vuol dire che non esistano settori che vorrebbero buttar giù Correa, ora e in qualunque modo; ma occorre valutare la situazione concreta, ben oltre i desideri di alcuni settori di ultradestra, della propaganda governativa e della tradizionale paranoia dell’estrema sinistra.
Rafael Correa, per il momento, è uscito rafforzato e non ha in vista modifiche della sua linea ostile ai settori popolari organizzati, a favore dell’estrazione mineraria su vasta scala. Crescerà il suo autoritarismo, ancor più se adesso gli si firmerà un assegno in bianco, in nome della difesa dello “stato di diritto”.
Naturalmente, queste ultime considerazioni partono da un’analisi della situazione diversa da quella della sinistra sottomessa a Correa, incantata dalle politiche sociali dettate dalla banca Mondiale, considerate come il riformismo che andrebbe appoggiato.
Fernando Lopez Romero
(Quito, 1 ottobre 2010)
Información desde Quito
1. El lunes la Asamblea Nacional no reunió quorum y el veto de RC (Rafael Correa) a la Ley de Educación Superior, que habia sido consensuada en la misma durante semanas, pasó por fuerza de ley. Esta Ley de Educación busca controlar a las universidades, a las públicas y a las privadas pero resulta muy dura para la universidad pública en las siguientes cuestiones: termina con la autonomía académica, conquista alcanzada por el gran movimiento de Córdoba de 1918 liderado por el socialista argentino Deodoro Roca; reduce el cogobierno de estudiantes y trabajadores, otra de las conquistas de la Reforma de Córdova; da al gobierno de turno el control de organo de acreditación de las universidades.
Este fue un mensaje muy claro sobre los límites de la Asamblea como espacio de consensos politicos y reveló que el poder de decidir lo tiene RC.
2. Desde el martes la tropa y baja oficialidad de la policía comenzó a organizar la sublevación.
3. El detonante fue la aprobación en la Asamblea Nacional de un artículo de la Ley de Servidores públicos en el que se les quitaría una serie de beneficios económicos y se establecían nuevas regulaciones para la jubilacion, la más grave la disposición de que una parte de la misma , el 25 % en el caso de los trabajadores entre los 65 y los 70 años se pagaría en bonos, es decir, se entregaria para provecho de la especulacion financiera... Frente a esto comenzaron a planificarse, para el viernes movilizaciones de trabajadores del sector público.
4. El jueves en la mañana, los policías se tomaron el Regimiento Quito N 1, el N 2, otros cuarteles en el país, hubo cierre de vías en Guayaquil, Quito, la Escolta Legislativa se tomó la sede de la Asamblea Nacional.
5. Un poco más tarde de las 9, de manera imprevista RC llegó acompañado de una pequeña escolta y de algunos altos funcionarios al Regimiento Quito N 1, lugar vecino del Hospital de la policía . Durante la mañana habian comenzado a llegar a este lugar otros policias para sumarse al movimiento.
6. En la puerta del Regimiento, RC tuvo ya un altercado con la mujer de uno de los policias. (Familiares de los policias y policias en servicio pasivo se encontraban ya en el lugar).
7. Uno de los elementos más sensibles para estas personas es la percepción, estimulada por los grandes medios y la derecha, acerca del que en el tema de seguridad los policías tienen menos derechos que los delincuentes. Los policias consideran que las ventajas salariales son una forma de compensación frente a los riesgos que tienen que enfrentar en el desempeño de su trabajo.
8. RC salió a una ventana para dirigirse a los policías. Comenzó reclamandoles su ingratitud cuando dijo que ningun gobierno ha tratado mejor que el suyo a la policía, lo que es cierto. En ese momento, cuando habló de los salarios e alzados uno de los policías le dijo que esa alza habia sido en el Gobierno de Lucio. Correa replicó y el ambiente fue calentándose hasta que Correa dijo que estaba listo "a que le maten", como todos hemos visto, y dijo que no cedería.
9. Cuando quiso retirarse fue increpado, rodeado y maltratado por la gente. Hubo gases, botellazos, forcejeos, empellones, gritos.
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10. En este momento, al no poder acceder al helipuerto del cuartel, saltó el muro ayudado por sus colaboradores y pasó al hospital de la Policía para ser atendido de la rodilla y de la presión arterial.
11. Es allí cuando fue retenido por los policias pero en las siguientes condiciones: nunca perdió el contacto con el Alto Mando Militar, a tal punto que estuvo al tanto del operativo militar para rescatarle y dió la orden final para el mismo; mantuvo contacto con los colaboradores cercanos y la prensa gubernamental (no le requisaron el telefono ni le aislaron); recibió a tres comisiones de los sublevados y durante varias horas les explicó la Ley, motivo de la sublevación; desde allí hizo el llamado a sus partidarios diciéndoles que se encontraba secuestrado, para que movilicen hacia el Palacio de Gobierno y para que le rescaten del hospital. Secuestradores, por decir lo menos, totalmente ineptos lo que revela que no hubo preparación del hecho.
12. En horas de la mañana, asambleas en los cuarteles del ejercito de soldados, suboficiales y oficiales de baja graduación analizó la situación y solo despues de que decidiron apoyar a Correa pero exigir que la Ley no les afecte se pronunció el Comando Conjunto. Es posible entonces colegir, que no hubo officiales del ejercito implicados previamente en la sublevación. No se prepara de esta manera un golpe de estado sin implicación de por lo menos una parte de la oficialidad.
13. En la tarde la situacion se fué complicando en la zona del Regimiento y del Hospital. La versión al mundo hablaba de un secuestro de Correa, que no estuvo en la planificación previa de los sublevados, y que se dió como consecuencia lógica del desarrollo de unos acontecimientos a los que el propio Correa contribuyó con su error al ir al cuartel, a la boca del lobo, y con su actitud provocadora al dirigirse de inmediato a la tropa sin haberse reunido previamente ni con la oficialidad ni con delegados de los sublevados.
14. Sin respaldo social, el movimiento en la tarde fue debilitandose y concentrándose solo en torno a la retención de RC y al Cuartel centro de la sublevación.
15. En ningun momento los sublevados tuvieron un operativo para controlar centros de comunicaciones. Desde la una de la tarde el gobierno dictó la situación de excepción y controló los medios. Solo cerca de las seis de las tarde un grupo de manifestantes irrumpió, sin tomarse, en las instalaciones de la radio y la TV publica en donde que fueron entrevistados por los periodistas oficiales quienes nunca perdieron el control.
16. En horas de la noche, ante su aislamiento, las negativas del gobierno para ceder y más bien las amenazas de represalias, la situación se complicó en el hospital. El operativo militar se produjo en medio de disparos con un saldo de muertos y heridos que hasta este momento es desconocido. La capacidad de fuego de los sublevados, que no tomaron el parque de armas del cuartel, era muy reducida. Al final, los militares sacaron a RC del hospital, dirigiéndose este a un acto con sus partidarios, organizado desde horas de la tarde en la Plaza del palacio de Gobierno.
17. Lucio Gutiérrez, desde Brasil, cuestionó a Correa y dijo que este era el comienzo del fin. Todos los demás representantes de la derecha apoyaron, públicamente, o con su silencio a RC, siendo el pronunciamiento más importante el de Jaime Nebot, alcalde de Guayaquil.
18. Los sectores empresariales y los medios de comunicación apoyaron a RC.
19. Todas las funciones del Estado, y los gobiernos seccionales apoyaron a RC.
20 . La mayoría de organizaciones sociales apoyaron a Correa de manera incondicional y se sumaron a la tesis de que habia que rechazar al golpe de Estado de la derecha, llegando incluso a compararlo con lo de Honduras o con los golpes del Cono Sur.
21. El MPD (sectores estudiantiles y de maestros) se sumaron parcial y brevemente al movimiento intentando obtener réditos, pero fueron rechazados por los propios sublevados en Quito, Guayaquil, Latacunga.
22. Dos organizaciones de izquierda se pronunciaron por la renuncia de RC, cometiendo un grave error político: Pachakutik y el Polo Democrático, esta última organización tiene influencia en algunos sindicatos del sector público.
23. La CONAIE emitió un comunicado en el que se expresó la vision de su dirigencia histórica de mantener su autonomía y demandas como movimiento, no apoyar la sublevación y exigir al gobierno rectificaciones, posición que expresaron también otros sectores como el de Gustavo Larrea, la Universidad Central del Ecuador, etc.
Hay algunas preguntas que hacerse:
¿Si el gobierno sabía sobre el peligro de un golpe de Estado, por qué RC fue a meterse sin mayor resguardo, casi indefenso, en el epicentrodel movimiento? ¿Porque los aparatos de seguridad leales no tomaron ninguna medida preventiva como capturar a implicados, desbaratar sus líneas de comunicaciones, asegurar el control de lugares estratégicos?
¿Es posible que cosas como éstas hayan estado planificadas y que fallaran? Descarto esta posibilidad. Es posible que el gobierno construya esta versión de la conspiración en las proximas semanas, pero eso es parte de la lucha política.
¿Por qué los golpistas denunciados, no tuvieron ninguna estructura militar, política ni social de apoyo, lo que redujo la fuerza de la sublevación?
¿Se trata de la primera sublevación en Ecuador de policías por cuestiones salariales? Claro que no, hay una vieja cultura política en este sentido.
¿Cual es la responsabilidad del propio RC en el agravamiento de la sublevación?
¿Un golpe de Estado sin la Embajada Norteamericana dirigiendo la orquesta? Eso fue en Honduras, no lo veo aquí por ninguna parte.
Creemos que es necesario discutir, con toda la seriedad política estas cuestiones. No es posible caer en el impresionismo.
La tesis de un golpe de Estado favorece al gobierno de Correa. En el futuro, toda lucha social, además de ser criminalizada podrá ser acusada de "golpista" y de contrarevolucionaria.
Por mi parte, descarto la idea de que se trató de un golpe de estado, a la luz de los hechos que he relatado. por lo menos en mi formación política y conocimiento histórico, no tengo memoria de algo así. Creo que se trató de una sublevación sin un mando solido y definido; no niego la presencia de militantes o simpatizantes de Sociedad Patriótica. Esta sublevación devino en una retención-secuestro por el propio desarrollo de los acontecimientos.
No quiere decir que no hayan sectores que quisieran echar abajo a Correa ya y como sea; pero hay que medir la situación concreta más allá de los deseos de algun sector de ultraderecha, de la propaganda gubernamental y de la tradicional paranoia izquierdista.
Rafael Correa ha salido por el momento fortalecido y no hay a la vista rectificaciones en su línea contra los sectores populares organizados, en favor de la minería a gran escala. Su autoritarismo crecerá, mucho más si se le sigue dando un cheque en blanco, ahora en nombre de defender "el estado de derecho".
Por supuesto, esto último parte de un análisis de la situación distinto al de la izquierda sometida a RC, encantada con las políticas sociales dictadas por el Banco Mundial, a las que califican de reformismo al que habría que apoyar.
Un abrazo
Fernando López Romero
Scheda d’archivio
- Identificativo
- AM-347
- Autore
- Antonio Moscato
- Pubblicato sul sito
- 2 ottobre 2010
- Parole chiave originali
- «Correa», «Ley de Educación Superior», «CONAIE», «Lucio Gutiérrez», «Jaime Nebot», «Pachakutik»
Dal sito originale a questa pagina
- Originale AM-347.oPubblicato sul sito antoniomoscato.altervista.org il 2 ottobre 2010. https://antoniomoscato.altervista.org/index.php?option=com_content&view=article&id=347:informacion-desde-quito&catid=32:actualidad-latinoamericana&Itemid=42
- Cattura AM-347.cLa copia da cui viene il testo: Wayback Machine, 25 settembre 2020.
- Testo estratto AM-347.tIl corpo dell’articolo, estratto dalla copia senza modificarne le parole: 3.553 parole.
- Edizione AM-347.eQuesta pagina, nella versione 1.2.1 dell’archivio.
- Interventi
- pulizia del codice della pagina (menu, script, pulsanti di condivisione, stili di Word): il testo non è stato modificato
- 7 collegamenti al vecchio sito ricondotti alle pagine di questo archivio
- autore ricavato da una firma nel testo
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Come citare
Antonio Moscato, «Un commento da Quito», in Movimento operaio – La pagina di Antonio Moscato, 2 ottobre 2010; ora in Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito, a cura di Leonardo Lomartire, 2026, https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/347.html (consultato il …). DOI: 10.5281/zenodo.23670900.
APA Moscato, A. (2010, 2 ottobre). Un commento da Quito. In L. Lomartire (a cura di), Movimento operaio. Il sito di Antonio Moscato (2009–2021), ricostruito. Zenodo. https://doi.org/10.5281/zenodo.23670900 · https://lelomar.github.io/archivio-antonio-moscato/articoli/347.html