I grandi nodi del Novecento › Cuba, protagonisti e periodizzazione
Cuba a una svolta
Versione di lettura convertita dal file originale.
Cuba a una svolta - Le scelte di Raúl CASTRO
Singolare la storia cubana. Dopo quattro secoli di predominio coloniale spagnolo, oltre cinquant’anni di repubblica segnati da due dittature, e mezzo secolo di Rivoluzione, l’isola si trova ancora una volta di fronte a una svolta della propria storia. Ridefinire un progetto di sviluppo praticabile nelle mutate condizioni storiche e geopolitiche, garantire la stabilità del paese, organizzare il passaggio del timone dai vecchi quadri storici alle nuove generazioni, intavolare trattative con l’amministrazione di Obama: è questo il compito di Raúl Castro. «Tutto si può trattare, tranne la sovranità», ha dichiarato il nuovo presidente cubano.
Ammettendo pubblicamente che il sistema funziona male, che i salari sono insufficienti, che sono indispensabili «cambiamenti strutturali e concettuali», Raúl Castro ha risvegliato molte speranze. I cambiamenti annunciati procedono, però, con lentezza. «Indipendentemente dai nostri desideri di risolvere tutti i problemi, non possiamo spendere di più di quello che possediamo», ha precisato il nuovo esecutivo, richiamando la gravità della crisi mondiale e deludendo quanti si aspettavano soluzioni più rapide. Una frenata? Cambiamento di marcia, o prudenza? Una decina di ministri sono stati destituiti – tra questi, l’ex capo della diplomazia, Felipe Pérez Roque – ed è stata annunciata la fusione di ministeri in rapporto con la produzione, cercando di rendere più “funzionale” un apparato statale ipercentralizzato e molto burocratizzato. In realtà, si tratta di epurazioni sintomatiche di gravi tensioni politiche al vertice dell’apparato statale.
Come contraddistinguere quello che a Cuba alcuni definiscono il “raulismo”? L’elezione (il 24 febbraio 2008) del fratello minore di Fidel Castro ad opera della Presidenza del Consiglio di Stato e del Consiglio dei Ministri non equivale a una transizione di sistema. I dirigenti cubani hanno appreso la lezione dell’esperienza sovietica e dell’Europa dell’Est. Dopo mezzo secolo di “fidelismo” e due anni di potere interinale, il fratello di Fidel Castro deve garantire la continuità e la stabilità del regime, promuovendo al contempo riforme ritenute indispensabili. Raúl Castro, con i suoi 78 anni, dispone di un tempo limitato per farlo. Tuttavia, il ritmo dei cambiamenti effettuati rivela un cauto gradualismo, per limitare il costo sociale delle riforme e non aprire un vaso di Pandora dalle conseguenze incalcolabili. La sfida è «uscire dal caos senza cadere nella legge della giungla», sostiene il sociologo cubano Aurelio Alonso. C’è però impazienza nella popolazione.
Perché i cambiamenti annunciati si fanno attendere? Le ragioni sono varie. La prima ha a che fare con l’aggravarsi della situazione economica. La seconda è politica. Occorre adeguare le istituzioni del sistema perché questo persista dopo la scomparsa di Fidel Castro, al potere ormai da cinquant’anni. La terza dipende da una nuova congiuntura: l’emergere di una società civile e di una gioventù assai meno ricettiva nei confronti dei discorsi ufficiali. La quarta è internazionale: come trattare con l’amministrazione Obama, quando l’Avana mantiene rapporti privilegiati con Hugo Chávez? È un’equazione difficile; l’avvicinamento con il presidente Lula potrebbe consentire di riequilibrare le alleanze e facilitare i negoziati con il nuovo presidente nordamericano.
Qual’è la dinamica di riforme?
Per correggere la situazione, Raúl Caxtro ha annunciato una serie di riforme, allo scopo di stimolare la produzione di beni alimentari, dichiarata dal nuovo esecutivo obiettivo prioritario di «sicurezza nazionale». I terreni incolti sono stati distribuiti in usufrutto a produttori privati (è stato suddiviso nel gennaio 2009 il 7,5% della superficie utile). Il governo sostiene di avere concesso in usufrutto circa 680.000 ettari di terre a maggese). L’usufrutto non è trasferibile, ma è rinnovabile per periodi di 10 anni e tutte le terre interessate saranno sottoposte a tassazione Il prezzo d’acquisto pagato ai contadini è stato aumentato per determinati prodotti. Sono state adottate misure di decentramento. Le 169 delegazioni agricole comunali che sono state istituite hanno il compito di sfruttare tutti i terreni e di migliorare i meccanismi di commercializzazione, particolarmente inefficienti. Sono state smantellate alcune aziende pubbliche, diventate prestatrici di servizi, mentre il personale è stato destinato alla produzione.
Preparare il post-castrismo: istituzionalizzare e stabilizzare il regime
La sfida è anche politica. C’è in ballo la funzionalità di un sistema predisposto per operare in un altro contesto storico. Lo scenario della successione è imprevisto. Il passaggio di poteri perfettamente controllati, nel 2006, preparava la popolazione all’assenza di Fidel Castro, gravemente malato. La sua vita era in pericolo. Rinunciando ai propri incarichi (tranne quello di Segretario del Pcc), Fidel Castro sembrava farsi da parte. Tuttavia, malgrado i suoi 83 anni, non solo egli continua ad essere presente, ma sembra migliorare, e “riflette” quasi quotidianamente sulle colonne del Granma e su Internet. A volte, le sue “«Riflessioni» sono lette integralmente in televisione. E non sempre i suoi scritti coincidono con le decisioni prese dal governo di Raúl Castro (come si è potuto vedere a proposito dei messaggi relativi ai rapporti con l’Unione europea o con determinati governi latinoamericani). Questo vuol dire che esistono divergenze tra “raulisti” e “fidelisti”? I dissensi fra i due fratelli non sono evidenti. Sono intuibili stili di lavoro diversi: i “raulisti” dimostrano un maggior pragmatismo e un funzionamento più organizzato nel quadro delle istituzioni vigenti, in particolare l’esercito; nei secondi, è presente un volontarismo che non vacilla di fronte alle difficoltà e che spesso imbocca scorciatoie. Ma al di là di questi tratti, però, è difficile individuare tendenze politiche organizzate in seno all’apparato statale. Il sistema politico a partito unico non è trasparente e non consente l’espressione pubblica delle divergenze, a parte il fatto che il Pcc è molto eterogeneo.
Mentre ci si aspettava la promozione di Carlos Lage a numero due, nel 2008, con sorpresa generale, è stato promosso a vicepresidente del Consiglio di Stato Machado Ventura, che quindi, se venisse meno Raúl Castro, ne diventerebbe il successore ufficiale, secondo la Costituzione cubana. La decisione imprevista preannunciava la destituzione di Carlos Lage. L’alleanza tra il vertice della nomenklatura del Pcc e dei militari “storici” costituisce attualmente il nocciolo duro della direzione del paese. Nel quadro del processo di successione in corso, la destituzione di Carlos Lage e di F. Pérez Roque consente a Raúl Castro di rafforzare il proprio potere e di collocare la propria gente. Secondo il suo modo di pensare, il Pcc rappresenta l’avanguardia della Nazione. Naturalmente, essendo partito unico, il Pcc è ben lungi dall’essere omogeneo.
Il nuovo presidente ha posto l’accento sulla regolarità del funzionamento istituzionale, frequentemente alterato dal fratello maggiore. L’abbandono della «battaglia delle idee» (una struttura parallela estremamente costosa messa insieme da Fidel Castro per promuovere i suoi progetti economici e sociali) e la destituzione di un certo numero di “talebani” (soprannome assegnato ai giovani fidi del lider massimo, il cui attivismo provocava spesso il “corto circuito” della legalità amministrativa) confermano la volontà di “collegialità” – e disciplina – sul modello dell’organizzazione dell’Esercito. Per questo aspetto, il “raulismo” si differenzia dal “fidelismo”, senza che questo significhi maggiore preoccupazione per la partecipazione democratica. In ogni caso, il disordine istituzionale alimentato da Fidel Castro era diventato insostenibile.
Per la vecchia guardia la situazione non è semplice. Come sostituire il ruolo di arbitro esercitato fino a poco fa da Fidel Castro, lider carismatico «insostituibile» a detta di Raúl, cercando di evitare che le cerchie dirigenti si dividano? Come «costruire il consenso», sapendo che qualsiasi rottura al vertice minaccerebbe il complesso del sistema? Nel credo castrista l’unità è un criterio sacro e la divisione dell’élite il pericolo peggiore. Ma le improvvise destituzioni di alti responsabili effettuate nel marzo 2009 sono un chiaro riflesso delle difficoltà. Come maneggiare le divergenze senza dover ricorrere alla repressione o alla calunnia? I metodi impiegati contro dirigenti politici riconosciuti, accusati di essersi burlati dell’età e delle capacità del nucleo dirigente di fronte a stranieri, tradendo così la fiducia riposta in essi da Fidel e Raúl Castro, ricordano purtroppo i procedimenti abituali nell’ex Urss.
La nota ufficiale che ne comunicava la destituzione è stata seguita da una «riflessione» di Fidel Castro, sotto forma di chiarimento che non solo esprimeva il suo pieno accordo con la decisione, ma denunciava anche – un elemento aggravante – le ambizioni dei suoi vecchi collaboratori, che «li hanno indotti a svolgere un ruolo indegno». Ovviamente, le destituzioni di Carlos Lage (considerato una figura legata ai “riformatori”) e di Felipe Pérez Roque (che guidava la diplomazia dal 1999) sono state interpretate come segnale di una coalizione attorno agli uomini legati a Raúl Castro, a scapito di quelli più vicini al “lider massimo”. Come spiegare altrimenti la presa di distanza accusatoria di Fidel Castro verso i suoi ex subordinati, a rischio di essere smentito? Carlos Lage è un uomo noto per la sua integrità, mai messa in dubbio in precedenza. E quando Felipe Pérez Roque ha lasciato il ministero dei Rapporti con l’estero lo hanno salutato con applausi.
Una società civile emergente
Esistono, inoltre, cerchie intellettuali o militanti che si esprimono, soprattutto in Internet. Nel 2007, durante un incidente noto come la “guerra delle e-mail”, centinaia di intellettuali e artisti hanno protestato contro un programma televisivo compiacente verso alcuni ex censori della cultura. I bilanci particolarmente critici degli anni di piombo (il “decennio grigio” degli anni ’70), la rievocazione delle derive del “socialismo reale” al Congresso dell’Unione degli scrittori e artisti cubani (Uneac) nell’aprile 2008, sono stati i primi indizi di questo risveglio. Nel corso delle 5.000 assemblee svoltesi in luoghi di lavoro nel 2007, sono stati denunciati le disparità di reddito, l’accesso diseguale alle divise, le difficoltà dei trasporti pubblici, la mancanza di insegnanti e la loro insufficiente formazione, la riduzione del numero di medici, la povertà dei servizi, l’incompetenza degli amministratori e la piccola corruzione rampante. Si è manifestato il bisogno di una maggiore partecipazione popolare nelle decisioni.
Le autorità avevano incoraggiato queste critiche: «è così che si possono fare passi avanti», si diceva nel Partito. Nel dicembre 2007, Raúl Castro ha commentato marginalmente questi dibattiti nell’Assemblea Nazionale: «Non ci serve che ci dicano quali sono i problemi». Serviva che «si aprisse bocca» per conoscere lo stato d’animo della popolazione. Si sono poi susseguiti altri incidenti significativi. Le domande in pubblico di un giovane studente al presidente dell’Assemblea Nazionale Ricardo Alarcón, la diffusione nel sito Internet di Kaosenlared (di cui non si sa bene chi siano gli ispiratori) di vari contributi o proposte alternative nel quadro della preparazione del Congresso del Pcc del 2009, nonche i dibattiti apertissimi organizzati dalla rivista TEMAS attestano lo stesso fenomeno.
Adesso, però, queste pratiche si criticano e il bisogno di una democrazia più partecipativa, o anche più ispirata all’autogestione, si manifesta in riviste (tra cui TEMAS), in Internet, in circoli militanti, all’Università o in strutture associative. Anche prima della destituzione del padre, il giovane presidente della Feu, Carlos Lage Codorniu, osservava «la mancanza di qualsiasi cultura di dibattiti», il fatto che «gli spazi di partecipazione hanno perso la loro credibilità, perché gli studenti non vedono le istituzioni e i loro dirigenti come una via di comunicazione con la rivoluzione» […], «ci sono persone ottime, che però non occupano posti di direzione, perché questi sono appannaggio di compagni magari molto disciplinati, correttissimi, d’accordo con gli imperativi del passato, ma che oggi non corrispondono alle esigenze dei cubani». In modo premonitore, soggiungeva: «Talvolta si escludono persone accusate di non essere rivoluzionarie perché hanno opinioni diverse […] poi queste politiche sbagliate si identificano con la rivoluzione». Il filosofo Jorge Luís Acanda conferma: «c’è bisogno che il socialismo cubano sia meno statale, per promuovere la trasformazione democratica del potere e della proprietà».
La via vietnamita: un’alternativa?
A breve scadenza, la continuità del castrismo non sembra minacciata. Ma un potere carismatico è riformabile? È vero che il modello vietnamita (cui guarda con attenzione il nuovo esecutivo) dimostra come il passaggio da un’«economia di comando» (centralmente pianificata) a una «economia socialista di mercato» (secondo la definizione dei dirigenti vietnamiti) non sia sinonimo di trasformazione democratica.
La priorità data all’agricoltura e l’assegnazione ai contadini di terre produttive, gli investimenti stranieri (che sono stati alla fine autorizzati per lo zucchero), gli aggiustamenti previsti dei tassi cambiari per chiudere con la doppia moneta, si ispirano all’esperienza vietnamita. Cuba, però, non è paragonabile alla Cina o al Vietnam. Né per la situazione geopolitica, né per la dimensione, né per le risorse economiche, né per storia e cultura. Il “«socialismo di mercato» significa in realtà il «capitalismo selvaggio» protetto dallo Stato e dal Partito, sottolineano alcuni dirigenti. Il comportamento delle imprese cinesi non è meno da rapina di quello delle multinazionali del Nord, e a volte è peggiore. L’applicazione di quel modello potrebbe comportare gravi conseguenze.
Tanto più che il passaggio di timone potrebbe difficilmente avvenire nel quadro di una continuità istituzionale che è stata costruita per e da Fidel Castro. Il Pcc non ha la stessa coerenza storica del Pc vietnamita. Un «capitalismo del partito» è problematico, per ragioni sociali e politiche; disuguaglianze (disoccupazione, deficit sanitario e scolastico…) più o meno tollerate finora a Pechino o ad Hanoi rischierebbero di essere accolte male a Cuba, dove è forte la cultura egualitaria e redistributiva. Infine, l’economia di mercato sotto il controllo del Partito e dello Stato non lascia alcuno spazio a quella democrazia partecipativa e basata sull’autogestione che molti cubani rivendicano. Come articolare le riforme economiche di mercato senza cambiare il paradigma politico-sociale, proteggendo al tempo stesso le prerogative della burocrazia? È appunto l’equazione che deve risolvere Raúl Castro in vista del Congresso del Pcc previsto per l’autunno 2009 [in realtà, rinviato – ndt].
Novità nelle Americhe
Anche il capo del Cremlino, Dimitri Medvedev, si è recato nell’isola nel 2008, mentre la Russia partecipa insieme al Venezuela, principale alleato cubano, a manovre militari nei Caraibi. Per Mosca, sviluppare legami con Caracas e l’Avana consente di rispondere al progetto nordamericano dell’installazione dello scudo missilistico in Polonia e nella Repubblica Ceca. La Russia rinnoverà l’equipaggiamento militare cubano di origine sovietica ormai obsoleto, e gruppi petroliferi russi intendono sfruttare la zona economica esclusiva di Cuba. Mosca sembrerebbe disposta a “dimenticare” il debito dell’ex alleato.
Raúl Castro dispone, inoltre, di forti sostegni in America Latina. Quello di Hugo Chávez, ovviamente, ma anche quello del presidente brasiliano Lula e di altri dirigenti latinoamericani, che approfittano della fine dell’egemonia statunitense per prendere le distanze da Washington. Il 16 dicembre 2008, durante una riunione in Brasile, Cuba è stata accolta nel Gruppo di Río e 33 nazioni latinoamericane e caraibiche hanno riaffermato la loro condanna delle sanzioni nordamericane contro l’isola. Dopo il viaggio del presidente brasiliano Lula, nel 2008, i presidenti di Argentina, Cile, Ecuador, Guatemala, Honduras, Repubblica dominicana e Venezuela sono stati ricevuti all’Avana. Nel 2009, il presidente messicano Calderón ha annunciato che vi si sarebbe recato anche lui. Queste visite costituiscono un omaggio «alla resistenza del paese da quasi 50 anni», ha dichiarato Raúl Castro. Al Vertice delle Americhe, svoltosi a Trinidad e Tobago nell’aprile 2009 con la presenza di Barak Obama, i governanti latinoamericani hanno mandato un messaggio al presidente nordamericano: non è possibile passar sopra alla normalizzazione dei rapporti di Washington con Cuba. Ma non vi è stato consenso sulla dichiarazione finale, che è stata respinta dai paesi dell’Alba perché non menzionava l’embargo.
Per finire, in assenza di dibattito politico organizzato e di libertà di stampa, è difficile cogliere gli sviluppi della varie tendenze politiche che attraversano la società cubana. Al di là dei dissidenti, il cui impatto oggi è molto debole, è possibile individuare tre correnti che, in realtà, si intersecano in vario modo, a seconda delle varie questioni. Schematicamente, è possibile distinguere i pragmatici, che si richiamano a Raúl Castro e che sono alla ricerca di una versione cubana del “modello” vietnamita. A metà strada tra Chávez e Lula, vogliono porre fine al conflitto con il grande vicino del Nord. In secondo luogo, vi sono gli “ortodossi”, che diffidano dei «cambiamenti strutturali » e delle loro ripercussioni politico-sociali nel momento in cui il regime è portato a negoziare con l’amministrazione Obama. Nonostante la sua età e la malattia, Fidel Castro continua ad essere il garante dell’intransigenza nei confronti dell’imperialismo. Prima di qualunque concessione, egli esige la soppressione dell’embargo e conserva la sua visione verticistica della società, unita intorno al capo per affrontare il nemico. Le varie impostazioni hanno in comune la volontà di preservare un regime autoritario basato sul partito unico.
* Janette Habel è ricercatrice presso il Centro di Alti Studi dell’America Latina, membro del Comitato scientifico di Attac-Francia, nonché militante dal Maggio ’68 w poi della LCR e della Quarta Internazionale. Negli anni Sessanta ha svolto compiti di solidarietà a Cuba, restando poi in costante rapporto con quanto accadeva nell’isola; ha partecipato a vari eventi all’Avana e ha continuato a seguire gli sviluppi del processo rivoluzionario, pubblicando spesso articoli su “Le Monde Diplomatique”. Di lei segnaliamo, in italiano, Cuba tra continuità e rottura, Massari, Bolsena, 1990.
1La Jornada, 17/3/2008 (“Cuba quiere soltar todas las fuerza productivas” [Cuba intende lasciare andar libere tutte le forze produttive]).
2 L’Avana, Assemblea nazionale popolare, 24-27/12/2008.
3La Carta de La Habana, n. 90, febrero 2009.
4 Carmelo Mesa-Lago, “The cuban economy at the crossroads: Fidel Castro’s legacy, debate over change and Raúl Castro’s options [L’economia cubana a un bivio: l’eredità di Fidel Castro, dibattito sul cambiamento e sulle scelte di Raúl Castro”, Documento di lavoro, Real Instituto Elcano, Madrid, 2008.
5 Il 26/7/2008.
6 Ivi, p. 157.
7 Omar Everleny Pérez, “La economia en Cuba: un balance necesario [L’economia a Cuba, un bilancio indispensabile]”, in Nueva Sociedad, n. 216, julio-agosto 2008 (Buenos Aires).
8 Julie M. Feinsilver, “Médicos por petróleo [Medici in cambio di petrolio]”, in Nueva Sociedad, n. 216, cit., p.119.
9Espacio laical, La Habana, n.2, 2008.
10La Jornada, 17/3/2008 , cit.
11 Omar Everleny Pérez, cit.
12 Haroldo Dilla è sociologo ed è stato tra i ricercatori del prestigioso Centro studi sull’America (Cea), i cui responsabili sono stati repressi da Raúl Castro nel 1996. Vive attualmente nella Repubblica Domenicana.
13 Haroldo Dilla, “La dirección y los limites de los cambios [La direzione e i limiti dei cambiamenti]”, in Nueva Sociedad, n- 216, cit.
14La Carta de La Habana, n. 82, junio 2008.
15 Su 23 membri dell’Ufficio politico 6 sono militari. Comandanti e generali rappresentano il 26% del Consiglio di Stato. A parte l’ascesa di vari militari nel corso della riorganizzazione ministeriale del marzo 2009, il colonnello Armando Emilio Pérez, uno degli incaricati del «perfezionamento delle imprese», è stato nominato in aprile viceministro dell’Economia.
16 V. il sito di Kaosenlared come pure quello di Rebelión vicino al governo cubano.
17El País, 23/3/2009.
18 AFP, 23/1/2009.
19 Autore del progetto di tesi sottoposto al prossimo Congresso del Pcc, questo ex funzionario del ministero dell’Interno collabora regolarmente al sito Kaosenlared.
20È stato segnalato in un testo anonimo intitolato “Materiale di lavoro”, circolato in Internet, come pure dallo scrittore Richard Gott in “A freesh breeze in Havana” [Un venticello fresco all’Avana].
21 V. Alexander Gray, Antoni Kapcia, The Changing dynamic of cuban civil society [Mutamento della dinamica della società civile cubana], University Press of Florida, 2008.
22 Il figlio di Carlos Lage, economista e presidente della Feu, successivamente destituito (in TEMAS, nn. 50-51, abril-septiembre 2007).
23 V. n. 21.
24 Diretta dall’architetta Selma Diaz, ex responsabile dell’Urbanizzazione territoriale. Habitat Cuba è stata sciolta.
25 Università dell’Avana: “Sus cumbres burrascosas, nuestras agendas pendientes[Le loro cime tempestose, le nostre agende pendenti]”, 26/4/2009 (www.kaosenlared).
26 Si veda al riguardo il lavoro della sociologa cubana Mayra Espina: “Viejas y nuevas disigualdades en Cuba [Vecchie e nuove disuguaglianze a Cuba]”, in Nueva Sociedad, n. 216, cit.
27Cuba y Vietnam: un nuevo análisis de las reformas económicas [Cuba e il Vietnam: una nuova analisi delle riforme economiche], a cura di Rosario Domingo e Ruben Tansini, Ministero dell’Economia e della Pianificazione di Cuba, in Nueva Sociedad, n. 216, cit.
28La Carta de La Habana, n. 89, gennaio 2009.
29The Economist, 18 aprile 2009.
30El País, 23 aprile 2009.
31“Las trampas de Obama”[le trappole di Obama], 26 aprile 2009 (www.kaosenlared)-
32 Armando Chaguaceda, “Nada cubano me es ajeno: notas sobre la condición ciudadana”, in TEMAS, nn. 50-51, 2007.