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I grandi nodi del Novecento › Cuba e la Cina, convergenze iniziali e la tragica rottura del 1965

1 Introduzione

Cuba e la Cina, convergenze iniziali e la tragica rottura del 1965 · pubblicato il 22 giugno 2009 · 13 min di lettura


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Introduzione

Le speranze degli anni Sessanta

Questa introduzione è stata scritta per un libro ancora in gran parte da costruire: l'idea è partita dalla scoperta che il silenzio degli ex maoisti del '68 non voleva dire ripensamento e riflessione autocritica sui loro entusiasmi spesso acritici di allora. La riprova è la pervicacia con cui sono stati riproposti analoghi errori...

Ma quando ho cominciato a parlare del progetto, ho scoperto che la maggior parte delle giovani generazioni, anche politicizzate, sanno ben poco degli anni Sessanta e Settanta. Così ho cominciato a abbozzare capitoli e a riproporre documentazione, spesso utilizzando pagine chiarissime, e allora inascoltate, di Livio Maitan ed Ernest Mandel.

Il libro, per concretizzarsi, ha bisogno di suggerimenti e critiche. Li attendo...

Gli anni Sessanta sono stati anni di grandissime speranze. Saranno in gran parte deluse, ma non erano infondate. Appena quindici anni prima la terribile esperienza della seconda guerra mondiale, con i suoi orrori, con un bilancio di vittime superiore a qualsiasi immaginazione, si era conclusa con la promessa di un lungo periodo di pace e di giustizia. Ma la pace era risultata presto fragilissima e precaria, la giustizia era stata negata ai vinti (con processi giuridicamente per lo meno discutibili)1 e soprattutto ai popoli stessi che avevano sofferto sotto l'oppressione hitleriana: una nuova spartizione del mondo aveva assicurato l’estensione del sistema sovietico a molti paesi dell’Europa centro-orientale indipendentemente dalla volontà dei loro popoli, mentre come contropartita i partiti comunisti collaboravano a ristabilire l’ordine capitalista dalla Grecia alla Francia, dall’Italia alle colonie britanniche e francesi. Erano i cosiddetti “Accordi di Yalta”. Per i comunisti di tutto il mondo ciò sembrava confermare la giustezza della politica di Stalin, ma l’estensione del sistema sovietico a popolazioni che non lo volevano preparava le premesse delle crisi che si susseguiranno dal 1953 (Berlino Est), 1956 (Polonia e Ungheria), 1968 (Cecoslovacchia), 1970 e 1980 (Polonia).

L’unica eccezione alla spartizione dell’Europa fu quella della Jugoslavia, la cui resistenza aveva seguito una tattica diversa da quella proposta da Stalin, e aveva dimostrato che era possibile vincere senza che gli alleati, prostrati dalla guerra, potessero intervenire. Nei partiti comunisti quasi nessuno ne terrà conto, anche perché il partito comunista jugoslavo verrà presto “scomunicato” e messo al bando come “fascista” per la sua indipendenza di giudizio. Bene o male comunque sopravvisse alle minacce di Stalin, e subito dopo la sua morte ricevette le scuse dei successori del dittatore georgiano.

In realtà, in un’altra parte del mondo, anche il Vietnam e la Cina avevano seguito con successo una strada rivoluzionaria. Il partito comunista cinese, che si era rafforzato nel corso della guerra antigiapponese, perché non aveva ascoltato i consigli di Stalin e aveva rifiutato di sciogliere la sua armata popolare, riuscì a liberare la Cina continentale nel 1949, e il partito comunista vietnamita, pur avendo tentato inizialmente - senza successo - la strada della conciliazione con la Francia, riprese la lotta contro i tentativi di riportarlo allo stato di colonia, sconfiggendo l’esercito francese a Dien Bien Phu nel 1954. La sua vittoria incoraggiò tutti i movimenti di liberazione nelle colonie e nei protettorati francesi: la Francia fu costretta a riconoscere subito l'indipendenza di Marocco e Tunisia, e a prometterla alla maggior parte delle colonie dell'Africa nera, per concentrarsi sull'Algeria, che arriverà comunque all’indipendenza nel 1962, dopo una cruentissima guerra.

Nel frattempo la Cina, nonostante le inevitabili difficoltà di un regime costituitosi solo da pochi anni, era intervenuta per bloccare l'intervento degli Stati Uniti e di parecchi Stati vassalli (coperto vergognosamente dall'ONU) nella Guerra di Corea. Con enorme stupore del mondo, le truppe nord coreane e cinesi, con un armamento modesto, ricacciarono gli Stati Uniti fino alla linea di confine tra le due Coree impedendo l'unificazione forzata del paese sotto il regime ultrareazionario di Syngman Rhee con una guerra costata decine di migliaia di soldati statunitensi (e milioni di coreani e cinesi, naturalmente), che doveva portare perfino a un brusco cambio alla presidenza negli USA.2

La guerra di Corea e la prima fase di quella del Vietnam si chiudono nel 1954 nella Conferenza di Ginevra, che vede entrare come protagonista sulla scena mondiale la Cina, che pure non è ancora riconosciuta dalla maggior parte dei paesi ed è fuori dell'ONU, dove è rappresentata da Formosa. Un anno dopo un gran numero di paesi ex coloniali lanciano da Bandung, in Indonesia, il movimento dei non allineati, a cui si unisce la Jugoslavia e successivamente Cuba.

Quella di Cuba è la prima rivoluzione socialista in occidente, ed è stata portata alla vittoria nel 1959 da una nuova avanguardia sorta al di fuori del partito comunista ufficiale, che ha invece predicato prudenza e condannato “l’avventurismo” dei barbudos.

L'incontro tra Cuba, consapevole e orgogliosa delle sue radici africane e della sua storia di paese in lotta contro l'eredità del passato coloniale, e il mondo afroasiatico sarà rapido e naturale. Già nel 1959 Guevara farà un viaggio che toccherà un gran numero di paesi ex coloniali, dal Marocco all'Indonesia, dall'Egitto all'India, ricevendo ovunque un'accoglienza entusiasmante. Cuba appariva una nuova speranza, la rivoluzione nel cuore dell'Occidente. Ma da quel "balcone afro-asiatico" Guevara poteva anche cogliere le novità di una rivoluzione anticoloniale che aveva avuto una brusca accelerazione da pochi anni. Nel 1956 aveva ricevuto nuovo alimento dalla nazionalizzazione della Compagnia del Canale di Suez effettuata da Nasser, e dalla resistenza popolare egiziana all’aggressione anglo-franco-israeliana, resistenza che aveva compensato la grave inefficienza dell'esercito regolare di Nasser e aveva posto fine per sempre al vecchio colonialismo. I successi conseguiti pochi anni prima dagli intrighi e dalle aggressioni degli Stati Uniti in Iran, con il colpo di Stato che aveva sconfitto il leader nazionalista e laico Mossadeq, e in Guatemala, dove era stato cacciato il moderatissimo Jacobo Arbenz, sembravano annullati dalla nuova ondata di radicalizzazione.

Nel 1958 era stato spazzato via il regime filooccidentale dell'Iraq, ed era stato necessario un pesante intervento degli Stati Uniti nel Libano e della Gran Bretagna in Giordania per bloccare in quei paesi l'estensione della rivoluzione antimperialista.

In questo clima nel 1960 gran parte dei paesi dell’Africa (escluse le colonie portoghesi, che dovranno lottare fino al 1975) ottengono l’indipendenza, spesso concessa improvvisamente senza nessuna preparazione per poterla cancellare subito dopo, come avviene nel Congo ex belga, che vede l’intervento dei paracadutisti belgi (coperti poi dall’ONU) per deporre il legittimo capo del governo Patrice Lumumba, che sarà assassinato dai mercenari nel 1961. la vicenda del Congo segnerà un'intera generazione.

 

Questo mondo in movimento attira l'attenzione non solo degli antichi dominatori, che hanno tuttavia difficoltà a riciclarsi e a intervenire in forma diversa da quella puramente militare, e degli Stati Uniti che soprattutto dopo il 1956 hanno cominciato a sostituirsi alla Gran Bretagna in Medio Oriente (ma che tuttavia non riescono sempre a fronteggiare la nuova situazione). Anche l'URSS post-staliniana dedica molta attenzione a quello che comincia a essere definito il Terzo Mondo, con viaggi spettacolari dei suoi principali dirigenti, offerte di aiuti economici e soprattutto militari. Alcuni di questi aiuti hanno un notevole impatto propagandistico: ad esempio l'offerta all'Egitto di costruire la grande diga di Assuan che le potenze occidentali non avevano voluto finanziare.3
La Cina non poteva competere materialmente con Mosca, ma si presentava meglio, come parte essa stessa del mondo ex coloniale, soprattutto quando, iniziato in forma aperta il conflitto ideologico e politico con l'URSS, ha potuto utilizzare le evidenti contraddizioni della politica degli eredi di Stalin (ad esempio riprendendo quasi testualmente passi interi di discorsi di Castro e Guevara sulla "crisi dei missili" del 1962 nel primo documento di critica esplicita dell'URSS).4
L'incontro con Cuba avviene prestissimo, e si basava su una reale simpatia reciproca tra i due gruppi dirigenti. Guevara rimase incantato nel 1960 dalla sua prima visita alla Cina, anche per il confronto con l'India, visitata l'anno precedente, e per la sensazione che la Cina stesse "vivendo una fase della sua storia rivoluzionaria simile a quella cubana".5 Ma fu colpito da un'abile formulazione di Zhou Enlai, che aveva rifiutato di mettere nel comunicato congiunto la frase "l'aiuto disinteressato dei paesi socialisti". Guevara nel suo rapporto raccontava che "ciò provocò una lunga discussione quasi filosofica". Zhou Enlai sostenne infatti che "essi davano un aiuto, ma un aiuto interessato; e che era un aiuto interessato anche se mancavano gli interessi finanziari, perché Cuba era in questo momento uno dei paesi all'avanguardia della lotta contro l'imperialismo, e l'imperialismo è il nemico comune di tutti i popoli, e aiutare Cuba era interesse di tutti i paesi socialisti".6

Erano parole che colpivano profondamente i dirigenti cubani. Cuba, in quegli anni, aiutò generosamente l'Algeria quando questa fu minacciata nel 1963 da un aggressione del Marocco. Sapendo che la rivoluzione che aveva appena vinto dopo anni terribili e con un bilancio di un milione di morti, era in grave pericolo perché disponeva solo di armi leggere (i francesi ritirandosi dopo la sconfitta umiliante avevano portato con loro tutte le armi pesanti), mentre il Marocco grazie al supporto tecnico degli Stati Uniti aveva carri armati e aerei, i dirigenti cubani non esitarono a inviare una nave carica di armi modernissime ricevute dall'URSS durante la crisi dei missili dell'anno precedente, tra cui jeep con mitragliatrici con dispositivi di puntamento a infrarossi, che permettevano di combattere anche di notte. La nave aggirò tutti i controlli perché il carico militare era nascosto sotto uno strato di sacchi di zucchero. C'erano anche duecento cubani addestrati all'uso di quelle armi. L'invio violava una precisa condizione posta dall'URSS: non cedere a nessun altro paese quelle armi sofisticate, che l'URSS negava ad esempio ai paesi satelliti, di cui diffidava, temendo che un giorno potessero usarli in una rivolta antisovietica, come era accaduto in Ungheria nel 1956.

Ben Bella, che era presidente del consiglio e di lì a poco avrebbe assunto anche la carica di presidente della repubblica (ma nel 1965 sarebbe stato destituito dal colpo di Stato di Boumedienne e incarcerato per lunghissimi anni), quarant'anni dopo ha ricostruito l'episodio, descrivendo l'emozione per quell'aiuto quasi simbolico (i cubani non fecero in tempo a entrare in azione) ma che era stato decisivo per convincere il Marocco, che ne aveva avuto notizia dai suoi servizi segreti, a ritirarsi e a rinunciare alle pretese territoriali. Ben Bella ha raccontato che, non sapendo come ricambiare quel gesto di solidarietà, caricarono la nave cubana di quel che avevano: datteri e alcuni cavalli arabi. Uno scambio basato non su valutazioni economiche delle rispettive donazioni, e che sembrava prefigurare nuovi rapporti tra le nazioni, o riecheggiare gli scambi indipendenti dal valore materiale e basati su antichi vincoli d'amicizia che a volte avvenivano tra i guerrieri greci e troiani nell'Iliade.

Dopo quel gesto, Cuba d'altra parte comincia in quegli anni a offrire consiglieri e armi ai movimenti di liberazione delle colonie portoghesi e del Congo, in cui i collaboratori del deposto e assassinato Lumumba si erano riorganizzati. Fino alla caduta di Ben Bella questi aiuti avvenivano con un accordo di collaborazione "tecnica". I cubani aiutavano i movimenti di liberazione africani, evitando un diretto coinvolgimento dell'Algeria, che invece provvedeva a far pervenire con le sue navi, meno direttamente sospettabili, carichi di armi e militanti cubani in diversi porti dell'America Latina.

Cuba, non il solo Guevara, era consapevole del pericolo di una “ricolonizzazione” dell’Africa, che avrebbe dato ancora qualche decennio di vita all’imperialismo; per questo tentò nel 1965 di fornire un aiuto tecnico anche ai guerriglieri lumumbisti, che nell'anno precedente avevano conseguito successi notevoli, liberando più di un terzo dell'immenso paese. Tuttavia quando in aprile duecento consiglieri cubani arrivarono nel paese, l'intervento imperialista (sotto le bandiere dell'UNU e con l'attiva partecipazione dell'Italia) aveva già modificato notevolmente la situazione mettendo saldamente in sella il dittatore Mobutu, che vi sarebbe rimasto indisturbato per tre decenni.

Alla spedizione si era unito all'ultimo momento lo stesso Guevara, che dovette però ritirarsi dopo pochi mesi per l’inesistenza di una forza organizzata a cui offrire la consulenza (i dirigenti congolesi “acculturati” - tra cui il futuro presidente Laurent Kabila - con cui avrebbero dovuto riorganizzare l’esercito dato che erano gli unici che parlavano francese, stavano tutti a godersi i finanziamenti dei paesi “socialisti” negli alberghi di lusso all’estero).7

Nel momento drammatico della ritirata dal Congo, Guevara scrisse una lettera a Zhou Enlai. Lo aveva incontrato pochi mesi prima, a Shangai, nel febbraio 1965, e la visita si era conclusa senza un comunicato, con una rottura di fatto. Non è difficile ricostruire la ragione della rottura, dato che era analoga a quella che si produsse negli stessi anni tra i dirigenti maoisti e diversi partiti comunisti dell'Asia, tra cui quello giapponese, che era stato insieme a quello indonesiano l'unico alleato importante della Cina nel movimento comunista internazionale: la rottura, nel caso del Pc del Giappone ampiamente documentata, era avvenuta per il rifiuto dei dirigenti giapponesi di accettare le condizioni cinesi, denunciando pubblicamente l'URSS come controrivoluzionaria. È verosimile che il motivo sia stato lo stesso. D'altra parte i rapporti tra i due Stati si stavano deteriorando rapidamente, e la Cina avrebbe subito dopo tagliato drasticamente gli acquisti di zucchero e le forniture di riso.

Non sappiamo comunque cosa Guevara avesse scritto nella sua lettera, scritta a Zhou Enlai appena arrivato a Dar es Salaam, e di cui mi ha dato conferma personalmente Pablo Rivalta, che era allora ambasciatore cubano in Tanzania. La lettera non è mai stata pubblicata né da Cuba, né dalla Cina. Guevara chiedeva aiuto, o consigli? O era interessato a conoscere meglio uno degli scritti non pubblici di Mao, dedicato alla critica di quello stesso Manuale di economia dell'Accademia delle Scienze dell'URSS che era da tempo oggetto principale della riflessione critica del Che?8 Guevara poteva averne avuto notizia a Dar es Salaam, dove c'era la più grande ambasciata cinese dell'Africa, e non era impossibile qualche contatto dei diplomatici cinesi con quelli cubani.

Questi sono i pochi aspetti della vicenda e del pensiero di Guevara che sono ancora da chiarire. Il criterio con cui gli archivi vengono aperti, a Cuba e in Cina, non fa sperare novità importanti a breve scadenza. Ma intanto cercheremo di capire su cosa si era fondata la convergenza del 1960 e su cosa era avvenuta la rottura, neppure 5 anni dopo.

Scaletta

  1. 1)Cos'è stata la rivoluzione cinese 

  2. 2)Cos'è stata la rivoluzione cubana  

  3. 3)Che percezione in Occidente e nei partiti comunisti 

  4. 4)Ragioni dell'influenza di una generazione cresciuta nella critica dell'URSS dopo l'Ungheria ma anche la vittoria della rivoluzione algerina (abbandonata dal PCF e di conseguenza dal PCI). Che sorpresa! Si può! 

  5. 5)Chi ha capito e chi no, e quando. Già nel '50 la Cina non era capita da tutti. Silenzio sulla liberazione di Shangai 

  6. 6)1959 Cuba socialista  

  7. 7)Convergenza e influenza reciproca... ma alla metà degli anni Sessanta, divorzio 

  8. 8)Rifiuto di apprezzare il Che e mitizzazione della rivoluzione culturale nel '68 italiano 

  9. 9)Cos'è stata e quando è finita la rivoluzione culturale 

  10. 10)Declino dell'influenza di Cuba anche per suoi errori (Cecoslovacchia) e danni per sinistra italiana e mondiale 

  11. 11)Cuba in Africa al tempo di Guevara e dopo 

  12. 12)Gli insegnamenti del Che taciuti (p. 251) 

1Norimberga e Giappone... evitavano di toccare le responsabilità delle potenze vincitrici ma anche violenze contro il popolo tedesco che paga per Hitler, quello ungherese... marocchinate italiane. Omertà sui crimini tedeschi in Italia

2 democratici e repubblicani non conta... Importante è chi è sconfitto e perché: la guerra di Corea era stata avviata e condotta dal democratico Truman, quella del Vietnam dal democratico Kennedy e dal suo successore Lindon Johnson. In entrambi i casi a gestire il disimpegno furoo due repubblicani

3 Col tempo si verificherà che i risultati dell'opera non saranno così positivi (alterazioni del clima, impoverimento della acque, non più cariche delle sostanze organiche che il Nilo depositava sui terreni inondati ogni anno e dopo la creazione della diga si sono depositate nel grande invaso), ma in quegli anni il prestigio dell'URSS aumentò notevolmente, anche per l'effetto psicologico dei successi nella corsa allo spazio.

4 Che tuttavia, confermando la profondità dell'impronta staliniana sui dirigenti cinesi, parlava a nuora perché suocera intendesse e fingeva quindi di essere dedicato alle "divergenze tra il compagno Togliatti e noi"... Il testo è compreso nella documentazione raccolta tempestivamente in Italia (per primi) da Gallerano, Savelli e Gabriele, con prefazione di Lucio Libertini: Dossier dei comunisti cinesi, ed Avanti!, 1963.

5 Ernesto Che Guevara, Scritti, discorsi e diari di guerriglia 1959-1967, Einaudi, Torino, 1969, p. 913. (Ma merita di essere letto tutto il vivacissimo resoconto del suo lungo viaggio, pp. 902-951).

6 Ivi, p. 915.

7 Il risultato è che il Congo, ribattezzato poi Zaire da Mobutu, pur dotato di immense ricchezze naturali, è oggi uno dei paesi più poveri dell’Africa. Sulle complesse ragioni che spinsero il Che a unirsi pochi giorni prima della partenza a una spedizione di cui condivideva l'impostazione, ma che non aveva contribuito a preparare, e che risultò effettivamente mal preparata, si veda il mio Guevara inedito, Alegre, Roma, 2006. Il bilancio del Che su quell'esperienza africana è in  Ernesto Che Guevara, Passaggi della guerra rivoluzionaria: Congo, Sperling & Kupfer, Milano, 1999.

8È interessante che i due testi siano rimasti inediti per tanti anni. Nel caso di Guevara, per ben quarant'anni, e non per sua scelta, mentre il testo di Mao era del 1960, ma era circolato solo in edizioni riservate non ufficiali, prima di essere inserito nel 1967 e nel 1969 in due raccolte sempre non ufficiali dei suoi scritti. Molti altri scritti importanti di Mao d'altra parte non sono stati inseriti nella edizione ufficiale delle sue opere. Alcuni di questi scritti sono stati pubblicati anche in Italia in due volumetti: Mao Tse-tung, Su Stalin e sull'URSS. Scritti sulla costruzione del socialismo 1958-1961. Introduzione di Gianni Sofri, Einaudi, Torino, 1975; Mao Tse-tung, Note su Stalin e il socialismo sovietico, a cura di Hu Chi-hsi, prefazione di Aldo Natoli, Laterza, Roma-Bari, 1975.