I grandi nodi del Novecento › Cuba e la Cina, convergenze iniziali e la tragica rottura del 1965
Risposta a Fidel Castro 1966
Versione di lettura convertita dal file originale.
Siamo appena venuti a conoscenza del testo integrale del discorso di chiusura da lei pronunciato alla Prima Conferenza Tricontinentale, pubblicato da Prensa Latina in data 20 gennaio 1966. Questo testo, da un lato, è contrassegnato da un incomparabile respiro rivoluzionario, quando lei proclama che “per la rivoluzione cubana, il campo di battaglia contro l’imperialismo si allarga al mondo intero”; quando promette che “il movimento rivoluzionario in ogni angolo della terra potrà contare su combattenti cubani”; quando ripete agli imperialisti americani che il solo modo per loro di ottenere la pace è di ritirarsi dal Vietnam; quando fa appello alla rivoluzione latino-americana perché si estenda a un numero ininterrottamente crescente di paesi, onde evitare che le forze imperialiste possano concentrarsi contro le forze rivoluzionarie di uno solo dei popoli fratelli. Leggendo questa parte del suo discorso, ci sentiamo più che mai solidali con questo indirizzo e con questo modo di operare.
Ma il testo è altresì contrassegnato da attacchi calunniosi, sistematici, al trotschismo, al movimento trotschista e al programma trotschista nel loro complesso, attacchi il cui carattere ingiustificato ci ha profondamente indignati e disgustati.
Lei ha aperto di fronte ai delegati della Prima Conferenza Tricontinentale e consegnato all’opinione pubblica mondiale un “fascicolo” fatto di amalgami ed accostamenti che non reggono a un esame minimamente obiettivo
Lei si riferisce ad alcune dichiarazioni di un tal Felipe Albaguante secondo le quali Che Guevara sarebbe stato assassinato a Cuba e presenta questo individuo come il “capo dei trotschisti messicani” , sulla base di un cablo dell’agenzia di stampa imperialista U:P:I: Ora, questo Felipe Albaguante non è il “capo” e non è neanche membro dell’organizzazione trotschista messicana. Costui non è alla sua prima provocazione; aveva già fatto una dichiarazione provocatoria il 26 novembre 1963, attribuendo al partito comunista l’assassinio di Oswald ad opera di Jack Ruby. Già dal 30 novembre 1963, il compagno Pierre Frank, a nome del Segretariato Unificato della IV Internazionale, aveva smentito nel modo più categorico che questo individuo avesse aulcosa a che fare con il trotschismo e la IV Internazionale. Tale dichiarazione è stata inviata a Cuba, a lei personalmente, colme pure a numerosi responsabili cubani.
Se si trattasse, da parte sua, di conoscere la verità e non di avvalersik di un pretesto per attaccare il movimento trotschista, avrebbe potuto chiedere ai suoi servizi di informazione – che funzionano bene – notizie sul provocatore Albaguante; e i servizi le avrebbero in tal caso fatto pervenire la nostra dichiarazione del 30 novembre 1963.
Alla dichiarazione di qull’individuo lei ricollega talune dichiarazioni di Adolfo Gilly, pubblicate nelle riviste di sinistra Marcha e Mondo Nuovo, nonché dalla Monthly Review, che non sono pubblicazioni trotschiste. Innanzitutto, va segnalato che le citazioni di Gilly da lei riprese non parlano assolutamente di assassinio di Che Guevara; dicono solamente che Che Guevara ha lasciato Cuba in seguito a divergenze politiche con lei. Mettere sullo stesso piano dichiarazioni provocatorie su un presunto assassinio del Che e affermazioni su divergenze tra il Che e lei significa fabbricare un amalgama. Si tratta di un metodo diksonesto di polemica e di accusa. Lei fabbrica un altro amalgama mettendo sullo stesso piano le dichiarazioni provocatorie di Albaguante e un passo tratto da giornale La Batalla, organo del POUM, che non fa parte della IV Internazionale e che ha solamente parlato di divergenze tra lei e Che Guevara.
Lei, inoltre, stabilisce \un nesso tra Gilly e un gruppo che si dice trotschista, che si è scisso dalla IV Internazionale e che è diretto da uno che si chiama Juan Posadas. Lei fornisce ampia pubblicità alle critiche irresponsabili che questo gruppo rivolge a Cuba e al suo governo, soprattutto sulla questione della partenza del Che da Cuba e sulla presunta insufficienza del sostegno di Cuba ai rivoluzionari dominicani. Lei sa che le posizioni rirresponsabili di questo gruppo non sono in alcun modo quelle della IV Internazionale, organizzazione fondata da Léon Trotsky, organizzata su scala mondiale, rappresentata da riviste, periodici, bollettini pubblicati ufficialmente in molti paesi, e che arrivano a Cuba e ai suoi rappresentanti all’estero. Ora, queste pubblicazioni contengono un articolo del compagno Joseph Hansen, responsabile dell’organo trotschista degli Stati Uniti, The Militant, dal titolo “Un nuovo campo di battaglia per Che Guevara”, che offre una presentazione responsabile della partenza del Che da Cuba.
Le abbiamo fatto subito pervenire, il 20 gennaio, ancora una volta, le nostre prese di posizione ufficiali sulla partenza del Che da Cuba, e lei avrebbe il dovere di precisare, al cospetto dell’opinione rivoluzionaria internazionale, che solo una piccola frangia scissionista aveva assunto un atteggiamento irresponsabile su questo, mentre gli organismi ufficiali internazionali e la stragrande maggioranza del movimento trotschista internazionale si sono dimostrati, come sempre anche in questo caso, accaniti difensori della rivoluzione cubana. Purtroppo, la sua rettifica non arriverà, perché la sua buona fede non è stata colta di sorpresa. Il testo del suo discorso, infatti, lascia supporre che lei utilizza la confusione per cercare di screditare e di attaccare il movimento trotschista nel suo complesso. Per fare soltanto un esempio: lei sa che l’organo rappresentativo dei trotschisti italiani non è quello con diffusione insignificante che lei cita, ma Bandiera Rossa, che esiste da quasi un decennio, che è diffuso a migliaia di copie tra l’pavanguardia del movimento operaio, incluso il P. C: italiano, e che è stato il primo giornale che abbia riprodotto la “II Dichiarazione dell’Avana”.
Non si potrebbero spiegare, altrimenti, gli scandalosi passi del suo discorso in cui parla “di quella cosa screditata, questa cosa antistorica, questa cosa fraudolenta che proviene da elementi così compromessi al servizio dell’imperialismo yankee come è il Programma della IV Internazionale” (Prensa Latina, p. 11), oppure, rispetto al Guatemala: “Ciò che ha fatto in quel\ paese la IV Internazionale è stato un vero e proprio crimine contro il movimento rivoluzionario, per isolarlo dal resto del popolo, per isolarlo dalle masse, per contaminarlo con le cose insensate, il discredito e quella cosa ripugnante e nauseabonda che è oggi, in campo politico, il trotschismo. Se, infatti, in passato, il trotschismo ha rappresentato una posizione sbagliata, ma una posizione all’interno del campo delle idee politiche, negli anni successivi il trotschismo si è trasformato in un volgare strumento dell’imperialismo e della reazione” (ivi, pp. 11-12).
È una vergogna, compagno Fidel Castro, sfruttare il suo prestigio e l’ammirazione e l’amore che hanno le masse rivoluzionarie di tutto il mondo nei confronti della rivoluzione cubana per ritirare fuori dalla pattumiera della storia le calunnie e le menzogne che nessuno osa più formulare neppure in Unikone sovietica dopo il XX e il XXII Congresso del Pcus!
Il trotschismo diventato “un volgare strumento dell’imperialismo e della reazione”? In quale momento? Che prove ha? Stalin ha fatto assassinare la maggioranza dei membri del Comitato cen trale del Pcus dell’epoca di Lenin, decine di migliaia di vecchi bolscevichi, incluso lo stesso Léon Trotsky, ikl creatore dell’Armata Rossa, con l’accusa vigliacca e calunniosa di essere “Wagentki dell’imperialismo nazista”. Una volta finita la guerra, gli archivi sono stati aperti, tonnellate di documenti sono stati riesplorati da cima a fondo, anche dagli stessi giudici sovietici, c’è stato il processo di Norimberga: non un solo pezzo, una sola rigasi è riusciti a produrre a sostegno di questa accusa. Il XX Congresso del Pcus ha rivelato che le “confessioni” fatte delle vittime di Stalin sono state estorte grazie alle torture e ad altri mezzi coercitivi barbari e disumani. Nessuno che abbia un po’ di buon senso presta più il minimo credito a queste calunnie. Ed è lei, il grande dirigente della rivoluzione cubana, l’uomo che ha detto che la rivoluzione è prima di ogni altra cosa bisogno di verità, a ripescare simili infami calunnie spazzate via dalla storia!
Dopo la tremenda esperienza di Stalin, nessuno crede più ad accuse non provate, qualsiasi possa essere l’autorevolezza dell’accusatore. Stia attento che le sue irresponsabili calunnie non si ritorcano contro di lei e non screditino seriamente – nostro malgrado – la stessa magnifica, immortale rivoluzione cubana.
Contrariamente a quanto lei sembra supporre, infatti, il movimento trotschista non è più oggi, nel mondo, un pugno di perseguitati senza ascolto, senza influenza, sconosciuti e isolati dalle masse. Grazie alla sua eroica resistenza al micidiale assalto di Stalin e dello stalinismo; grazie alla sua coraggiosa e permanente partecipazione a tutti i movimenti di massa, , il trotschismo è attualmente largamente conosciuto e identificato con l’avanguardia rivoluzionaria in molti paesi. E questa avanguardia le porrà numerose domande, rispondere alle quali le creerà molto imbarazzo, compagno Fidel Castro.
È forse un “volgare strumento dell’imperialismo e della reazione” il compagno Hugo Blanco, che, organizzando i contadini poveri del suo paese, guidandoli nell’occupazione delle terre che \i proprietari terrieri avevano rubato loro, spingendoli a resistere con le armi in pugno alla repressione dell’esercito e di questi proprietari, ha di fatto scatenato la rivoluzione peruviana, cui lei attribuisce tanta importanza in quel suo stesso discorso?
Sono forse “volgari strumenti dell’imperialismo e della reazione” i militanti trotschisti boliviani i quali, alla testa dei \minatori armati, hanno inflitto la prima sconfitta militare alla reazione del loro paese nella battaglia di Sora-Sora? È “un volgare strumento \dell’imperialismo e della reazione” il compagno Cesar Lora, leader sindacale sordidamente assassinato dalla reazione e i cui funerali, seguiti da migliaia di minatori, si sono trasformati in una vera e propria sfida alla dittatura militare? Lo è forse il compagno Hugo Gonzalez Moscoso, contro il cui arresto hanno spontaneamente intrapreso lo sciopero migliaia di studenti e di operai di La Paz?
È un “volgare strumento dell’imperialismo e della reazione” il compagno Kanai Pal, deputato trotschista della dieta del Bengala orientale, arrestato \per la sua intransigente fedeltà all’internazionalismo proletario, per il suo rifiuto di appoggiare la borghesia del\ proprio paese contro lo Stato operaio cinese?
Sono forse “volgari strumenti dell’imperialismo e della reazione” il trotschisti degli stati Uniti che erano tra i primi ad innalzare il vessillo della difesa della rivoluzione cubana all’interno stessol del principale bastione imperialista del mondo? Lo è forse il compagno Farrel Dobbs, candidato del Socialist Workers Party alla presidenza degli Stati Uniti, che faceva della difesa della rivoluzione cubana il punto principale della sua campagna elettorale nel 1960 e che ha attraversato l’intero paese pronunciando discorsi in difesa di questa rivoluzione?
Sono “volgari strumenti dell’imperialismo e della reazione” i trotschisti francesi che, per primi nel loro paese, avevano organizzato il sostegno politico e materiale alla rivoluzione algerina, nel momento in cui il Pcf considerava i responsabili di quella rivoluzione dei “golpisti avventuristi”?
Sono forse “volgari strumenti dell’imperialismo e della reazione” i trotschisti che in questo momento, in quaranta paesi del mondo, organizzano, aiutano e promuovono i comitati che mobilitano le masse per strappare il ritiro incondizionato delle truppe americane dal Vietnam, per contribuire alla vittoria del Fln e della rivoluzione vietnamita?
No, compagno Fidel Castro, per la prima volta, non le crederanno quando lancia questa calunnia, ed essa si ripercuoterà – per colpa sua – sul prestigio e l’ascolto della rivoluzione cubana nel mondo.
Per dare una parvenza di giustificazione politica al sujo ingiustificabile attacco ai trotschisti, le accenna in fretta al caso del Guatemala, insinuando che i trotschisti siano dell’opinione di “unificare l’immensa maggioranza della popolazione in un vasto fronte rivoluzionario, settori distinti del popolo […] unificarli saldamente intorno al movimento di liberazione nella lotta contro l’imperialismo, questo sarebbe assurdo, sarebbe controrivoluzionario”.
Noi diamo il nostro pieno appoggio al movimento di guerriglia in Guatemala. Ignoriamo di chi sia la responsabilità della divisione intervenuta in quel movimento, per quanto ciò che lei dice sembri attribuirla non al comandante Yon Soza ma al comandante Turcios, visto che lei lo elogia per essersi separato dal movimento del 13 novembre. È perlomeno un modo strano di sostenere l’idea del fronte unico rivoluzionario, antimperialista, glorificare la scissione di questo fronte con la scusa che è impossibile collaborare con chi collabora con i trotschisti. In ogni caso, dobbiamo respingere con forza la sua insinuazione che i trotschisti, sia in Guatemala, sia in Vietnam, sia altrove considerino “assurda” o “controrivoluzionaria” la costituzione di un fronte unico antimperialista.
I trotschisti, i marxisti rivoluzionari, sono e restano fautori del fronte unico antimperialista più largo, della sincera collaborazione di tutte le forze in seno alla rivoluzione coloniale disposte a infliggere colpi al nemico imperialista. Ma aggiungono due lezioni della storia, già formulate da Lenin, due insegnamenti che l’intero corso della rivoluzione dopo il 1917 ha ancora e sempre confermati.
Il primo insegnamento è che il partito del proletariato e dei contadini poveri non deve abbandonare con alcun pretesto la sua indipendenza organizzativa all’interno del fronte unico antimperialista, perché solo il proletariato e i contadini poveri sono in grado di combattere l’imperialismo senza riserve, fino in fondo. Il secondo è che, se con la scusa di costituire un fronte unico antimperialista e di conquistare ad esso la “borghesia nazionale” si adottano di fatto il programma, le parole d’ordine, le forme e gli strumenti di azione non alle aspirazioni e alle potenzialità delle mase ma all’unità con la borghesia “nazionale”, allora ai abdica in suo favore alla direzione del movimento antimperialista e si costituisce in realtà con essa un “blocco di classi” che porta alle sconfitte e ai disastri più sanguinosi.
Per non risalire troppo lontano, basti riflettere sul recente caso del Brasile, in cui tutto il movimento è stato subordinato alle direttive e alle iniziative di un Golulart, il quale non poteva non capitolare di fronte all’imperialismo, e su quello dell’Indonesia, dove lo stesso “blocco” chiamato Nasakom, ha portato al massacro di 100.000 comunisti e alla carcerazione di altri 10°0.000 militanti, per rendersi conto del fatto che l’insegnamento e gli avvertimenti dei trotschisti in proposito non sono del tutto privi di fondamento.
È anche ciò che il popolo cubano proclama chiaramente nella II Dichiarazione dell’Avana, smentendo con ciò la politica portata avanti dai partiti comunisti e confermando la giustezza della teoria della rivoluzione permanente: “Nelle attuali condizioni storiche dell’America latina, la borghesia nazionale non può guidare la lotta antifeudale e antimperialista. L’esperienza ha dimostrato che nei nostri paesi, anche quando i suoi interessi sono in contrasto con l’imperialismo yankee, questa classe è sempre stata incapace di resistergli, per paura della rivoluzione sociale e delle masse sfruttate”.
Trotski lo aveva detto già nel 1905 nella sua teoria della rivoluzione permanente. Dovunque il movimento operaio rivoluzionario ha preso direttamente la guida della rivoluzione, conducendola senza interruzione fino alla vittoria della rivoluzione socialista, ha vinto; è stato il caso della Russia nel 1917, della Iugoslavia nel 1949, del Vietnam del Nord nel 1954 e di Cuba nel 1959-’60. In tutte le parti dove ha abdicato a questo ruolo di direzione delegandolo ad altre classi o ad altre forze sociali, si è approdati a sconfitte sanguinose. Ecco quello che non smettono di sostenere i trotschisti, forti degli insegnamenti di mezzo secolo di esperienze rivoluzionarie.
Il suo attacco contro i trotschisti rafforzerà oggettivamente in America latina gli opportunisti che rifiutano in realtà gli insegnamenti della II Dichiarazione dell’Avana, gli insegnamenti della rivoluzione cubana, e che continuano a predicare la “via pacifica” e la “alleanza con la borghesia nazionale”: ED questo rischia di avere conseguenze gravi per la rivoluzione latino-americana.
Le, infine, ha osato definire “antistorici” e “screditanti” il programma e l’organizzazione della IV Internazionale.
Il tentativo di screditare il trotschismo, lo avevano già avviato Stalin e la burocrazia sovietica. Mai in seno al movimento operaio si erano impiegati per questo mezzi così colossali – incluso quello degli assassini in massa. Nel 1937, al momento degli infami processi di Mosca, Léon Trotsky aveva scagliato la sua celebre profezia rivolta ai padroni del Kremlino: “La rivoluzione aprirà tutti gli armadi segreti, revisionerà tutti i processi, riabiliterà i calunniati, ergerà monumenti alle vittime, lancerà un’eterna maledizione contro i carnefici. Stalin sparirà dalla scena sotto il peso dei suoi crimini come il becchino della rivoluzione e la figura più sinistra della storia”. In quel momento, egli non aveva quasi organizzazione, i suoi amici e sostenitori sono stati massacrati in gran numero; Stalin, alla testa di una delle principali potenze del mondo, è uscito vincente dalla seconda guerra mondiale,. Ma un quarto di secolo più tardi, la profezia di Trotsky si era già in gran parte realizzata. Oggi, in Urss e nei partiti comunisti, malgrado le mostruose falsificazioni scagliate contro Trotsky, malgrado le difficoltà per i militanti di accedere alla letteratura trotschista, tra Trotsky e Stalin non è sicuramente il primo a essere screditato ma chi ha insozzato il vessillo del socialismo, organizzando in suo nome le “epurazioni” e campi di concentramento in cui milioni di cittadini degli Stati operai conoscono oggi almeno parte della verità.
Il trotschismo, un’impresa antistorica? È il marxismo della nostra epoca, e chiunque voglia sviluppare in modo creativo e vivo l’analisi marxista dei problemi dell’imperialismo contemporaneo, del capitalismo dei monopoli, della rivoluzione coloniale, della costruzione della società socialista, è obbligato ad attingere costantemente alla sua fonte.
Il trotschismo, un’impresa antistorica? Dopo la seconda guerra mondiale, però, dal Cile al Giappone, dalla Gran Bretagna all’Argentina, da Ceylon al Belgio, dalla Grecia e dall’Italia agli Stati Uniti, giovani socialisti e giovani comunisti, avanguardie del loro paese, si ricollegano in gran numero al trotschismo.
Il trotschismo, un’impresa antistorica? Il trotschismo è la lotta per l’espansione mondiale della rivoluzione socialista, per il rovesciamento del capitale in tutti i paesi, per l’organizzazione di una dittatura del proletariato che si confonde con la democrazia reale per i lavoratori e i contadini poveri, per l’organizzazione dello Stato operaio sulla base di consigli di operai e di contadini poveri democraticamente eletti, per l’elaborazione e il controllo democratico del Piano, per la gestione delle fabbriche da parte degli stessi lavoratori, per il libero slancio dell’arte e della cultura, per il \deperimento dello Stato, delle classi, dell’economia di mercato. Il trotschismo è la lotta instancabile per ridare vita a una nuova Internazionale, Comunista di massa. Il trotschismo non è se non l’espressione cosciente della marcia della storia nel nostro secolo. Nessuna forza al mondo impedirà alla fine la realizzazione del nostro programma, senza il quale non si potranno alla lunga garantire né il benessere e neanche la sopravvivenza del genere umano.
La IV Internazionale non ha smesso di sostenere tutte le rivoluzioni, indipendentemente dall’atteggiamento dei dirigenti di queste nei loro confronti. Noi ci identifichiamo completamente con la rivoluzione cubana e con le sue ripercussioni in America Latina e nel mondo, qualunque cosa lei possa dire o fare contro di noi, compagno Fidel Castro. Niente potrà fermare il trotschismo, la IV Internazionale. Tuttavia, la sua imitazione dei dirigenti sovietici e cinesi nell’utilizzazione di calunnie, amalgami, di qualifiche di “agenti dell’imperialismo” a mo’ di dibattiti politici recheranno pregiudizio alla rivoluzione cubana.
Al Fidel Castro del 15 gennaio 1966, la IV Internazionale e tutti i rivoluzionari risponderanno con il Fidel Castro del 13 marzo 1962 che, all’Università dell’Avana, denunciava le manipolazioni dei testi e le falsificazioni della storia, che proclamava che “la rivoluzione deve essere una scuola di pensiero senza intralci” e che diceva: “Di fronte a una nuova generazione che comincia a studiare, che ha sete di conoscenze, sete di impegnarsi nello studio della storia, di impegnarsi nello studio del marxismo, come potremmo noi imporle paraocchi tanto grandi da non permetterle neppure di leggere il testo integrale di un documento storico?”.
Essi risponderanno con il Castro che, nello stesso discorso, affermava: “La rivoluzione deve indurre gli uomini a studiare, a pensare, ad analizzare, onde acquisire convinzioni profonde, convinzioni talmente profonde da non aver bisogno di usare simili espedienti (come la falsificazione dei documenti)… È perché abbiamo fede nelle nostre idee e nel popolo che non siamo così sciatti da accettare cose del genere”.
E al Castro che ha appena sostenuto che il trotschismo è diventato un “volgare strumento dell’imperialismo e della reazione,”, la IV Internazionale lancia la seguente sfida: che sottoponga le sue prove a un tribunale popolare cubano; cinque dei nostri dirigenti più rappresentativi sono pronti ad essere giudicati in un processo pubblico e in contraddittorio da un simile tribuna,le, da parte di tutto il popolo di Cuba. Così, il popolo di Cuba saprà che tutta l’attività della IV Internazionale è consacrata soltanto a un unico scopo: la vittoria della rivoluzione mondiale!
Il Segretariato Unificato della IV Internazionale
1° febbraio 1966
* Dell’1 febbraio 1966 In Quatriéme Internazionale, a. XXIV, n. 27, febbraio 1966, pp. 89 sgg. Risposta indirizzata dal Segretariato unificato della IV Internazionale a Fidel Castro, che nel discorso pronunciatodi fronte ai delegati alla Conferenza Tricontionentale dell’Avana si era lanciato in un attacco calunnioso contro il trotschismo e la IV Internazionale.