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5 Premesse della rottura - Bozza -

Cuba e la Cina, convergenze iniziali e la tragica rottura del 1965 · pubblicato il 22 giugno 2009 · 18 min di lettura


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Le premesse della rottura con l’URSS

 

La Cina esce dalla Guerra di Corea con un notevole prestigio per il successo militare, che fu paragonato all'effetto psicologico della vittoria giapponese sulla Russia zarista nella guerra del 1904-1905, ma colpì (e preoccupò...) lo stesso Stalin. Non si sapeva, e comunque interessava poco, che fosse stato ottenuto scagliando all'attacco ondate successive di soldati male armati e pessimamente equipaggiati. 1 Contava il risultato.

La guerra creò inoltre un clima di forte mobilitazione nel paese, che si concretizzò nell'invio di modesti aiuti alle truppe accompagnati da messaggi di solidarietà come questo:

Ho conservato per te questo pezzo di sapone , perché tu possa lavarti gli abiti macchiati di sangue nemico e prepararti a un'altra battaglia.2

Gli operai donavano parte del salario, i contadini si impegnavano ad aumentare la produzione e a dare allo Stato gratuitamente il raccolto extra. Per incoraggiarli veniva detto che il loro nome sarebbe stato inciso sulle armi acquistate, ma quel che contava era la sensazione di rinascita e di orgoglio di una nazione riscattata dopo anni di sofferenze e umiliazioni. Non va dimenticato che il partito comunista era nato sull'onda di mobilitazioni del movimento del 4 maggio 1919 contro l'assegnazione al Giappone delle zone di influenza tedesche, e in genere contro la politica di spartizioni tra le potenze imperialiste.

Ma a ogni buon conto del clima di grande mobilitazione della nazione contro il pericolo degli Stati Uniti si approfittò anche per fare i conti con i sospetti controrivoluzionari e i possidenti fino a quel momento risparmiati dalla riforma agraria. Sul  numero delle vittime di quella nuova ondata di repressione dei nemici di classe o presunti tali, sono state fornite dallo stesso Mao cifre diverse che vanno da 710.000 a uno o tre  milioni. Molti furono giustiziati, altri sospinti al suicidio dalle vessazioni. Come negli anni Trenta, i latifondisti venivano frequentemente uccisi a mani nude dai contadini poveri, che così si legavano al nuovo ordine rivoluzionario in modo indissolubile.

Anche la "borghesia nazionale" il cui ruolo era stato solennemente proclamato nel 1949, fu duramente colpita in quei tre anni. Ma la Cina, a caro prezzo, era emersa di nuovo come grande potenza.

Lo si vedrà nella conferenza di Ginevra della primavera del 1954, dove la Cina, ancora non riconosciuta formalmente dagli Stati Uniti e dalle maggiori potenze europee, dovette essere ascoltata ed ebbe un ruolo importante sia nella conclusione dell'accordo che sanciva il ritorno allo status quo tra le due Coree, sia il compromesso nel Vietnam, che rinviava a impossibili elezioni ogni possibile riunificazione. Lo si vedrà a maggior ragione un anno dopo nella conferenza di Bandung, che vede riuniti 29 paesi ex coloniali e lancia il movimento dei "non allineati" (anche se tra i partecipanti ci sono non pochi paesi allineatissimi, come l'Iran dello Scià, l'Arabia Saudita o la Turchia), che presto sarà usato per tentare di egemonizzare il mondo ex coloniale ("Terzo mondo") contrapponendolo all’URSS.3

Naturalmente al momento di Bandung nulla era emerso delle tensioni latenti con l'URSS, a cui il gruppo dirigente maoista rimproverava - ma non pubblicamente - il mancato o inadeguato sostegno militare durante la guerra di Corea. La cautela dell'URSS nel fornire alla Cina armi moderne e soprattutto le informazioni indispensabili per sviluppare un programma nucleare appariva ingiustificabile, tenendo conto che la Cina era stata tirata dentro la guerra di Corea dalle assicurazioni di Stalin, in un momento in cui aveva un grande bisogno di tranquillità per la ricostruzione, e tentava mosse distensive verso l'occidente per ottenere tecnologia e ristabilire gli scambi.

Il risentimento latente era poi emerso – ma ancora non del tutto esplicitato – al momento della destalinizzazione di Chrusciov al XX Congresso del PCUS. Alcuni documenti cinesi della primavera del 1956 sembravano puntare a una differenziazione “a sinistra” (o almeno con la richiesta di argomentazioni migliori di quella del "culto della personalità", un po’ come farà poi Togliatti con l'intervista a “Nuovi argomenti”)4, poi però nel corso dell'estate e dell'autunno dello stesso 1956 ci sarà un netto irrigidimento provocato dal panico di fronte allo rivolte di Poznan e Ungheria, e comincerà il recupero di Stalin.5 Ma ancora per qualche tempo ci saranno documenti che denunciano la burocratizzazione e auspicano il superamento del distacco tra quadri e masse, riconoscendo perfino il diritto di sciopero, teorizzando l'autogestione operaia. L'operazione politica (che era iniziata d'altra parte un mese prima del XX congresso con la campagna dei "Cento fiori" "assumeva a un certo momento un'ampiezza tale da far apparire i comunisti cinesi all'avanguardia del movimento di riforma".6
Già nel giugno 1957 un editoriale del "Quotidiano del popolo" dava il segnale attaccando le "tendenze di destra" e bloccando i "cento fiori" (bisognava casomai sradicare le erbacce velenose)7

L'esperienza diretta dei danni provocati dalla linea di Stalin passerà in secondo piano rispetto alla necessità di contrapporsi a un Chrusciov considerato un "apprendista stregone".

Ma la differenziazione non avviene solo su questo terreno: la riflessione sulle difficoltà dell'URSS e del suo blocco, soprattutto per quanto riguarda lo stato dell'agricoltura, spinge la Cina nella seconda metà degli anni Cinquanta a tentare una strada diversa: il grande balzo in avanti, che doveva superare la strozzatura della sottoccupazione rurale, e assicurare una rapida industrializzazione decentrata nelle comuni agricole, con i famosi piccoli forni di tipo artigianale da costruire in ogni villaggio, in ogni fattoria, perfino nei cortili degli alberghi. Economisti solitamente critici come René Dumont o Solomon Adler definivano il progresso in agricoltura e lo sviluppo industriale "senza paragone nella storia del mondo". Peccato che le statistiche che annunciavano i successi fossero largamente infondate, come si sarebbe cominciato ad ammettere appena un anno dopo l'inizio del Grande Balzo. Ma non erano solo a dir poco "ottimistiche" dal punto di vista quantitativo, il peggio è che ignoravano i risultati qualitativi: l'inservibilità del cosiddetto "acciaio" prodotto nei forni artigianali, e la crisi acuta dell'agricoltura in cui l'organizzazione del lavoro era arrivata a forme quasi militari, prolungando oltre i limiti sopportabili gli orari di lavoro.

La correzione necessaria avveniva tuttavia in condizioni molto sfavorevoli, sia per drammatiche vicende meteorologiche, sia per il brusco ritiro dei tecnici sovietici, avvenuto nel luglio 1960, anche se pubblicamente annunciato dalle due parti diversi anni dopo.

In un viaggio a Pechino ai primi di agosto del 1958 Chrusciov aveva espresso il suo dissenso nei confronti della politica cinese. Per giunta non poteva non avvertirne il carattere di sfida all'Unione sovietica, di rifiuto della dipendenza dai suoi aiuti. Anche la politica di incremento delle nascite avviata in quel periodo appariva allarmante all'URSS, che aveva ai confini con la Cina sovrappopolata vaste regioni poco abitate.

Nell'estate 1958 le divergenze, sempre non ancora rese pubbliche, si erano manifestate a proposito della crisi mediorientale (grandi tensioni in Giordania e Libano con intervento britannico nel primo caso, statunitense nel secondo, e soprattutto timori per un possibile intervento contro la rivoluzione che in Iraq aveva spazzato via il re e il regime filoccidentale). La Cina aveva esaltato i processi in atto come una conferma del prevalere del vento dell'Est, mentre Chrusciov temeva di perdere la faccia se non difendeva i nazionalisti iracheni e libanesi, ma anche di rischiare troppo irrigidendosi, e quindi aveva proposto, come al solito, una conferenza internazionale. Il britannico McMillan aveva fatto la controproposta di discutere la situazione mediorientale nel Consiglio di sicurezza, e Chrusciov aveva subito accettato, ma aveva ricevuto subito una ferma protesta dell'ambasciatore cinese, indignato che si accettasse un simile organismo in cui la Cina era rappresentata da Cian Kai-scek, con cui tra l'altro si preparava un nuovo scontro  Chrusciov si era rimangiato con un pretesto quanto aveva già annunciato a tutti gli Stati interessati, e si era precipitato a Pechino. È in quella sede che egli espresse la sua critica al Grande Balzo, ma certo l'allarme era dovuto anche e forse soprattutto al protagonismo cinese in politica estera, che incrinava il monopolio sovietico nella politica internazionale del "blocco socialista". Era la premessa dello scisma.

Accanto al ritiro dei tecnici (motivato col fatto che i loro suggerimenti non erano stati ascoltati) si realizzò, con conseguenze ancora più gravi, il blocco delle forniture di attrezzature industriali, e l'interruzione della cooperazione sul nucleare (troppo tardi, peraltro, per fermare la Cina).

Va detto che queste misure, denunciate dalla Cina negli anni successivi, quando la polemica era diventata pubblica, vennero confermate dai sovietici, che mal sopportavano anche la blanda differenziazione sulla questione di Stalin, con la famosa indicazione di rapporti percentuali tra quanto c'era stato di giusto e quanto di errato nel suo operato, ancor oggi rimpianta da qualcuno.

La rottura con l'URSS coincideva con la chiusura della politica del Grande Balzo, ma anche con il ridimensionamento del peso di Mao che aveva dovuto lasciare la carica di segretario generale del partito a Deng Xiaoping e quella di presidente della repubblica a Liu Shaoqi, a cui assurdamente, dopo la loro sconfitta e allontanamento da ogni incarico durante la prima fase della rivoluzione culturale, erano state attribuite posizioni "chruscioviane".

Difficile ricostruire cosa è avvenuto realmente basandosi solo sulle dichiarazioni dei vincitori sui vinti. Come ammetteva lo stesso Karol, i comunisti cinesi hanno sempre nascosto alle masse i loro i dibattiti interni, compreso quello su Peng Tehuai nel 1959, «dimenticando» di segnalare al popolo la destituzione del celebre comandante che si era opposto alla linea del Grande balzo in avanti". Certo non l'unico a pagare per essersi opposto a Mao...8

Una delle premesse della rivoluzione culturale, fare i conti con i suoi avversari che l'hanno messo in minoranza nel 1958-1959

 

Il conflitto nella prima fase si è sviluppato in maniera non immediatamente comprensibile, perché gli uni e gli altri, secondo la migliore tradizione staliniana, "parlavano a nuora perché suocera intendesse": cioè gli attacchi cinesi erano rivolti alla Jugoslavia e a Tito, e quelli sovietici all'Albania, l'unico paese dell'area sovietica schieratosi immediatamente per la Cina al momento del delinearsi del conflitto ideologico.

Va detto che più che schierarsi "con la Cina", Henver Hodxa si era affrettato a prendere le distanze dall'URSS nel momento in cui questa si avvicinava alla Jugoslavia, temendo che tra i risarcimenti a Tito Chrusciov offrisse anche una condanna del piccolo ma litigioso regime di Tirana.

 

L'Albania era stata infatti in prima linea negli attacchi faziosi di tutto il movimento comunista "al fascista Tito" tra il 1948 e il 1955, anche per risentimenti nei confronti del nazionalismo jugoslavo.9 Il suo gruppo dirigente si era quindi allarmato quando Chrusciov era andato a Canossa cancellando la condanna di Stalin, senza che peraltro in quel momento l'Albania avesse la possibilità di differenziarsi pubblicamente. Aveva colto però al balzo le prime tensioni sorte nel "campo socialista" a proposito dell'atteggiamento della Jugoslavia nelle crisi polacca e ungherese, e aveva approfittato della prima conferenza dei partiti comunisti tenutasi a Mosca nel novembre 1957, a cui aveva partecipato lo stesso Mao Tse-tung, ma non Tito e la Lega dei comunisti jugoslavi per stringere un rapporto privilegiato con la Cina.

Il legame stretto a partire da quella data tra Cina e Albania, comportò un'ulteriore accentuazione della rivendicazione dei meriti di Stalin, con effetti molto negativi per il progetto cinese di raccogliere una larga fascia di dirigenti comunisti europei critici verso Chrusciov. L'unico appoggio relativo ottenuto da Mao era ancor più screditante di quello dell'Albania: la Romania di Gheorgiu Dej (e poi di Ceausescu), disposta a un relativo sganciamento da Mosca, ma assai lontana dal messianismo rivoluzionario maoista, e anzi antesignana dell'apertura all'occidente. Il risultato quindi fu di impedire che i molti malcontenti latenti in gran parte dei paesi del blocco sovietico potessero trovare un punto di riferimento a Pechino: solo microscopici gruppi di vecchi e screditati burocrati emarginati tentarono, senza successo, di costituire partitini clandestini, che esistevano in pratica solo nei comunicati albanesi e cinesi.

 

Una possibilità diversa sembrava delinearsi a partire dal 1959 in seguito alla vittoria della rivoluzione cubana, che negli anni dal 1961-1962 si era avvicinata, per necessità ma anche per ingenuo entusiasmo, ai "paesi socialisti", assumendo però ben presto un ruolo fortemente critico, soprattutto dopo la crisi dei missili. Per il gruppo dirigente cinese, c'era finalmente una novità importante, e la speranza di poter utilizzare contro il gruppo dirigente dell'URSS il prestigio di una rivoluzione non solo recente, ma originale e limpida e quindi capace di suscitare vaste simpatie. Vedremo come questa possibilità è stata presto resa vana.

Tra le cause originarie, l'isolamento diplomatico, l'ONU

India e URSS

 

Dopo: La rottura con i partiti maoisti veri (Giappone, ecc)

Appendice

Esiste in Cina un ciclo stalinista?10

 

In seguito all’irrigidimento della burocrazia di Pechino e alla campagna per la riabilitazione di Stalin, alcuni teorici ritengono che la Cina attraversi un ciclo stalinista come quello che si è impossessato della rivoluzione russa e di cui ancora soffre l’Unione sovietica. Si è addirittura avanzata l’idea che tale ciclo fosse inevitabile, qualcosa di inerente ad ogni rivoluzione in uno Stato operaio arretrato.

È innegabile che la burocrazia è uno dei mali che deve affrontare ogni rivoluzione vittoriosa e, più che altrove, nei paesi con un livello economico e culturale arretrato. La dimensione della povertà e l’ampiezza dei bisogni tende ad assegnare alla burocrazia un ruolo enorme, aprendo in tal modo la strada a speciali privilegi che la burocrazia tende a consolidare con strumenti politici. La valutazione del fenomeno che esprimono oggi i marxisti è stata espressa per primo da Lenin e poi sviluppata da Trotski. L’esperienza di questi anni non fa che confermare i loro contributi in materia.

(...)  La crescita della burocrazia in Cina, con la sua concomitante manifestazione in campo ideologico, è dovuta in ultima analisi alla povertà del paese e all’impossibilità di trovare un rapporto adeguato con il Giappone, l’Europa occidentale o gli Stati Uniti. La tendenza al burocratismo è stata rafforzata dal fatto che il gruppo di Mao non possiede una valutazione leninista-trotskista del fenomeno e dei suoi pericoli e, al contrario, arriva a collocare l’incarnazione stessa del burocratismo, Stalin, in posizione chiave nell’iconografia ufficiale dello Stato. L’opposizione di Pechino al processo di destalinizzazione e la sua campagna per la riabilitazione di Stalin attestano in maniera eloquente tendenze e mentalità burocratica degli alti dirigenti cinesi.

Possiamo per questo sostenere che la Cina stia attraversando la stessa esperienza dell’Unione sovietica, con tutte le conseguenze logiche che ne derivano, e che esista la necessità universale di una fase stalinista, per condannabile e moralmente ripugnante che sia? I dati di fatto  parlano in direzione contraria.

In primo luogo, il rapporto di forza internazionale che ha generato e alimentato lo stalinismo e che è stato in fin dei conti responsabile della sua vittoria, è irrevocabilmente mutato. La nuova Cina è nata quando un insieme di nuovi Stati operai costituiva una fonte di sostegno materiale di cui non disponeva il giovane Stato sovietico nei giorni estremamente difficili di Lenin e di Trotski. Questo solo dato sarebbe sufficiente a determinare una differenza decisiva nell’impianto di basi economiche in grado di consentire un tasso di sviluppo più elevato in Cina che non nei primi anni dell’Unione sovietica, indipendentemente dalle ulteriori vicissitudini dei rapporti cino-sovietici. La prova più decisiva di questo è la capacità della Cina di produrre armi nucleari. Più ancora, il popolo cinese guarda a un mondo gravido di sconvolgimenti rivoluzionari e agitato di continuo da sollevamenti ed esplosioni elementari. La prospettiva di nuove rivoluzioni che possono intervenire in suo aiuto è del tutto realistica, in contrasto con quella cui si era trovato di fronte il popolo russo, specie dopo la sconfitta della rivoluzione cinese del 1925-1927. La vittoria cubana è arrivata a soli dieci anni dalla vittoria cinese, quasi il versamento di un acconto. Già questi successi da soli possono essere considerati di importanza decisiva, come avrebbe potuto esserlo una rivoluzione cinese vittoriosa che si fosse verificata dieci anni dopo l’Ottobre. Quel che è più importante di tutto, il capitalismo mondiale, nonostante la spettacolare potenza economica e militare degli Stati Uniti, si regge su basi molto più ridotte e indiscutibilmente più deboli che non nei decenni precedenti la seconda Guerra mondiale. L’importanza di tutto questo, per quanto riguarda la teoria di una fase stalinista inevitabile, è che le forze materiali che hanno dato vita a una casta burocratica così incallita e totalmente cristallizzata come quella comparsa in Urss non esistono in nessuna parte del mondo. La prova finale ne sono la crescente instabilità della stessa burocrazia sovietica e i tentativi dei dirigenti della casta burocratica dell’Urss di prendere tempo con concessioni quali la “destalinizzazione”.

Una delle conseguenze del nuovo rapporto di forza su scala mondiale è il fatto che lo stesso gruppo maoista, per rigido che possa essere il suo modo di pensare e di agire, non ripete semplicemente le politiche e le concezioni di Stalin. Esso manifesta una differenza decisiva rispetto a Stalin, ad esempio nella concezione chiave della “rivoluzione a tappe”, avanzando l’idea della “rivoluzione ininterrotta”. Soprattutto dopo l’esperienza disastrosa del “grande balzo in avanti”, in cui Mao si era impegnato nella costruzione del “comunismo in un paese solo”, e a un ritmo più rapido di Stalin o di Chrusciov, i dirigenti cinesi hanno posto l’accento sulla necessità della vittoria del socialismo in vari paesi.

Del pari, nel campo della politica economica, il gruppo Mao, nonostante la sua rigidità, la sua incapacità di realizzare finora una pianificazione armonica e i suoi zig-zag empirici che hanno recato serio danno alla Cina nel “grande balzo in avanti”, si è dimostrato in grado di effettuare un fondamentale mutamento di indirizzo (la svolta è stata incoraggiata dalla comparsa di forti tendenze di opposizione politica in Cina, fino alle cerchie più elevate). e di rinunciare al modello stalinista, che insisteva in maniera eccessiva sull’espansione dell’industria pesante a qualunque costo.

Anche nei rapporti con le masse, benché sia vietata qualsiasi opposizione politica a parte l’esistenza simbolica di partiti piccolo-borghesi, la direzione Mao non si è impegnata in mostruosi crimini su grande scala, secondo la caratteristica dei giorni peggiori del regno di Stalin. Anche se, in parte, questo è ascrivibile all’assenza di una massiccia opposizione politica leninista, ostinata e sperimentata, come quella con la quale Stalin è stato costretto a scontrarsi nella sua usurpazione del potere e l’instaurazione di un regime arbitrario, rimane il fatto che il gruppo di Mao ha cercato di impedire che la burocrazia si affermasse in modo clamoroso, e lo ha fatto all’insegna dell’egualitarismo, che Stalin aveva denunciato come una concezione piccolo-borghese.

Il Partito comunista cinese non può essere considerato un partito che è stato stalinista nel senso stretto del termine, vale a dire subordinato a partire dagli anni Venti alla direzione burocratica del Cremlino. La direzione Mao aveva una sua specifica personalità; la sua politica, benché spesso contraddistinta nella prassi da compromessi con la direzione di Mosca che hanno comportato le deviazioni più gravi, aveva un carattere di centrismo in genere pencolante a sinistra. La direzione Mao è stata, inoltre, segnata da lunghi anni di difficili lotte e ha subito le ripercussioni della grande rivoluzione popolare che l’ha portata al potere.

Alla luce, perciò, dei rapporti di forza internazionali, della dinamica della rivoluzione cinese e delle caratteristiche peculiari della direzione Mao, si può concludere che la burocrazia in Cina non è la stessa di quella che si è sviluppata in Unione sovietica nella forma di una casta fortemente consolidata. Il punto di vista di Trotski era che l’esperienza stalinista, vista in tutti i suoi aspetti concreti, si dovesse a una combinazione assolutamente particolare di forze e circostanze. La sua previsione che non si sarebbe ripetuta, rimane valida.

Le differenze tra lo stalinismo e il maoismo entrano nel conflitto cino-sovietico e costituiscono un importante elemento di valutazione per consentire ai rivoluzionari di stabilire quale parte vale la pena di appoggiare criticamente per fare avanzare la rivoluzione mondiale. Tuttavia, insistere sulle differenze tra stalinismo e maoismo non comporta che si debba dimenticare la natura burocratica del regime cinese o che si debba attenuare in qualsiasi forma la critica del culto persistente di Mao. Il movimento trotskista mondiale conserva la propria indipendenza rispetto a qualunque forma burocratica. In tutti gli Stati operai, si proclama contro il dominio burocratico e per la democrazia proletaria. In Cina, la lotta contro la burocrazia e il suo regime e per la democrazia proletaria, non può trionfare se non attraverso una lotta antiburocratica su una scala sufficientemente ampia da comportare un cambiamento qualitativo nella forma politica di governo.

1In un telegramma il capo dei "volontari" cinesi e ministro della Difesa Peng Dehuai aveva tentato di convincere Mao della necessità di aspettare la primavera per l'attacco alle truppe statunitense, lamentando che "scarpe, cibo e munizioni non sono stati forniti, gli uomini non possono camminare scalzi nella neve".  Philip Short, Mao, Rizzoli, Milano, p. 366. La sensazione di essere stati mandati cinicamente al macello da Mao spinse i due terzi dei cinesi catturati dagli USA a chiedere asilo politico, in genere a Taiwan.

2 Ivi, p. 369.

3 La Cina avrà costantemente un grande ruolo in questo movimento, nonostante le polemiche ideologiche con uno dei paesi che non era tra i fondatori ma vi entrerà presto, la Jugoslavia, le controversie di confine con l'India, e la caduta del regime amico di Sukarno nel 1965.

 

4 Intervista a "Nuovi argomenti", cos'è e dove si trova

5 percentuali LM 25

6 Livio Maitan, Partito... p. 28

7 Maitan respingeva l'interpretazione machiavellica di questa svolta, basata sull'ipotesi che Mao avesse "invitato a esprimere liberamente le critiche per poter individuare più facilmente gli avversari". Egli riteneva al contrario "che i dirigenti cinesi hanno avuto nel 1956 e nel 1957 varie oscillazioni e hanno dato a volta l'impressione di procedere a zig-zag, ora accentuando il riformismo antiburocratico, ora assumendo atteggiamenti di chiusura repressiva", e lo spiega con "l'asprezza degli attacchi di certi critici, l'affiorare di posizioni effettivamente reazionarie, i conflitti scoppiati a livello di massa". Ivi, p. 29

8Tommaso Di Francesco (a cura di), L'assalto al cielo. La rivoluzione culturale quarant'anni dopo, Manifestolibri, Roma, 2006, pp xyz. Per Jon Halliday e Philip Short Peng Dehuai pagava anche per il suo ruolo nella guerra di Corea, che aveva diretto personalmente, con qualche divergenza con Mao. Questi aveva il merito strategico di aver fatto avanzare in profondità gli statunitensi prima di ordinare il contrattacco quando le loro linee di rifornimento si erano allungate troppo. Ma che prezzo era stato pagato? Interessante che anche per gli avversari con cui Mao farà i conti durante la rivoluzione culturale, Peng era diventato una "non persona". Ad esempio nel libro di Deng Rong, Deng Xiaoping e la rivoluzione culturale, Rizzoli, Milano, 2003, Peng non è mai nominato. Deng Rong non è solo figlia di Deng Xiaoping, ma deputata e rappresentante diplomatica negli Stati Uniti. Sulla conferenza di Lushan che destituì Peng, si veda François Fejtö, Cina-URSS. vol II, Il tempo delle "guardie rosse", Edizioni del borghese, Milano, 1968, pp. 108-110. Fejtö considera la destituzione di Deng come dovuta al sospetto (forse fondato)  di Mao che i sovietici puntassero sul prestigioso maresciallo ( che nella primavera del 1959 aveva compiuto un lungo viaggio nell'Europa orientale) per modificare la linea cinese. Probabilmente gli albanesi avevano informato Mao sul contenuto dei colloqui tra Peng e Chrusciov svoltisi a Tirana il 25 maggio.

 

9 Certamente il gruppo dirigente jugoslavo aveva avuto un atteggiamento paternalistico nei confronti del piccolo partito albanese, nato solo durante la seconda guerra mondiale, debole e scosso da profondi conflitti. Probabilmente il modo con cui era stata proposta la federazione balcanica era apparsa semplicemente una manifestazione di spirito egemonico, o di sciovinismo. Il partito del lavoro albanese ha sempre rifiutato di ammettere che era stato diretto da comunisti serbi, e aveva accettato tranquillamente di non sollevare la questione del Kosovo fino al momento della condanna staliniana dell'eresia jugoslava. Comunque alcuni dirigenti troppo legati al partito jugoslavo furono subito fucilati come traditori e fascisti, e dopo il 1955 Tito aveva chiesto invano la loro riabilitazione. La Storia del partito del lavoro albanese riporta un così lungo elenco di dirigenti uccisi e bollati come trotskisti, che si direbbe che costoro costituissero la maggioranza del partito...

10 Stralcio dalla Risoluzione politica sulla situazione mondiale e i compiti dei marxisti rivoluzionari dell’VIII  Congresso Mondiale (II dopo la riunificazione) della IV Internazionale (5-12 dicembre 1965), in Quatrième Internationale, a. 24, n. 27, febbraio 1966, pp. 73 sgg. (spiegare perché si inserisce)