I grandi nodi del Novecento › Cuba e la Cina, convergenze iniziali e la tragica rottura del 1965
Livio Maitan La rivoluzione culturale 1966
Versione di lettura convertita dal file originale.
Livio Maitan
La “Grande rivoluzione culturale”
I
UN CONFLITTO INTERNO ALLA BUROCRAZIA
Non vi sono, d’altra parte, elementi che suggeriscano l’ipotesi di gravi tensioni esistenti tra i dirigenti e le masse. Nel 1956 erano esplosi contrasti tra i dirigenti e alcuni settori intellettuali ed anche tra i dirigenti e determinati settori di massa (manifestazioni e scioperi). Questa volta, non vi è nulla che stia ad indicare che si siano verificati fenomeni analoghi.
Riteniamo, perciò, che i conflitti attuali siano essenzialmente di carattere interno alla burocrazia e che si verifichino per la pressione di una serie di problemi interni e internazionali, nel quadro della crisi in atto nel movimento comunista internazionale. Va da sé che per i dirigenti il problema del rapporto con le masse è sempre presente, influenzandone in ultima analisi gli atteggiamenti: in questa fase, tuttavia, non si tratta di un fattore diretto e immediato.
Se si accetta questa interpretazione, le polemiche in corso si chiariscono in larga misura ed è possibile coglierne il reale contenuto, dietro il cumulo di argomentazioni spesso bizantine e stereotipate.
Le discussioni e le polemiche degli ultimi mesi riconducono tutte a un leit-motiv ccentrale: quello della politica al posto di comando, del ruolo primordiale del partito e del pensiero di Mao Tse-tung in tutti i settori della società, dall’esercito alla letteratura e alle scienze. Quale può essere il significato di tutto questo se non la riaffermazione del primato di uno strato particolare della burocrazia, quella più propriamente politica, che sarebbe l’unica in grado di assicurare la coesione e la dinamica del regime? Non è logico, in fondo, che anche in Cina si producano quelle differenziazioni e quei contrasti in seno alla burocrazia che in così grande misura hanno inciso nella vita dell’Urss e delle democrazie popolari nell’ultimo decennio?
Leggiamo, del resto, i testi ufficiali, Il primo sintomo della crisi è consistito in alcuni comunicati sulla conferenza del dipartimento politico dell’Esercito conclusasi il 18 gennaio: «Il punto di vista generale adottato alla conferenza – dichiarava il primo comunicato – era che il principio di mantenere la politica al posto di comando formulato dal compagno Lin Piao è conforme agli insegnamenti conseguenti del presidente Mao Tse-tung; è stato avanzato in base all’esperienza storica delle forze armate del popolo cinese e della situazione attuale, secondo le leggi di sviluppo e la base economica della società socialista, e in base al fatto che le classi e la lotta di classe esistono ancora nella società socialista. Il principio rappresenta il fondamento sul quale occorre rafforzare la trasformazione rivoluzionaria e la modernizzazione dell’esercito... Le idee del presidente Mao Tse-tung sulla costruzione del partito devono essere seguite per consolidare il lavoro di costruzione dell’organizzazione del partito nell’esercito...» (H.N.A., 19 gennaio, pp. 9-10). La relazione di Hsiao Hua aveva del resto fornito indicazioni piuttosto chiare sulla linea del gruppo dirigente e su alcune critiche che sarebbero state avanzate. «Alcuni sostengono – dichiarava tra l’altro la relazione – che le questioni militari siano politica». «Le questioni militari e la politica sono di pari importanza» e che »le questioni militari e la politica devono avere a turno il ruolo di comando» (H.N.A., 15 gennaio, pp. 4 sgg.).
Le implicazioni di tali affermazioni generali erano immediatamente concrete: «Realizzare il principio che le questioni militari vadano affrontate da tutto il partito e rafforzare la direzione assoluta del partito sull’esercito... Il sistema della doppia direzione da parte del comando militare e dei comitati locali del partito, sotto la direzione unificata del Comitato centrale del partito deve essere osservata decisamente... Il nucleo di direzione e di unità nella compagnia e il bastione nella lotta è la sezione del partito».
E’ possibile capire quale fosse la sostanza del dibattito. Alcuni settori dell’esercito volevano avere mano libera nel loro campo specifico e non subire le continue interferenze della burocrazia del partito e, di fronte a certi atteggiamenti disinvolti della direzione politica, ad esempio a certe affermazioni di Cen Yi nell’autunno scorso, sottolineavano l’importanza del fattore tecnico militare: «armarli di tutto» – avrebbero detto – e gli si rispondeva: «Per le nostre vittorie, ci siamo sempre basati sul fattore uomo, sul fattore politico. È la bomba atomica morale che solo la nostra parte possiede».
Per il gruppo dirigente era, dunque, necessario rinserrare i ranghi dell’esercito, e condusse questa operazione prima di ogni altra, affermando il proprio primato e rafforzando la posizione di Lin Piao. Solo dopo questa rimessa in riga l’esercito e i suoi organi di stampa sono stati mobilitati in prima linea per condurre la battaglia in altri settori.
Analoghe polemiche ci sono state nel settore dell’industria. È probabile che qui il gruppo dirigente cogliesse semplicemente alcuni sintomi, dal momento che finora in Cina non esiste una burocrazia economica strutturata come quella dell’Unione sovietica o della Cecoslovacchia. Le ragioni, però, sono più o meno le stesse. Il primato spetta al partito e al pensiero di Mao, di cui si esalta fino all’assurdo la portata metodologica fondamentale per la costruzione dell’industria, per il progresso tecnologico e per le nuove scoperte. Esattamente in aprile, poco prima dell’avvio dell’offensiva contro gli oppositori, si svolsero due conferenze, una sul lavoro nell’industria e nei trasporti, l’altra sul lavoro politico nei dipartimenti industriali e nei trasporti, organizzate insieme dalla commissione economica dello Stato e dal competente dipartimento del Comitato centrale del partito. L’articolo del Quotidiano del popolo che riferiva su queste conferenze (H.N.A. del mese di aprile) aveva un titolo di per sé eloquente: “Mettere le imprese in linea con il pensiero di Mao Tse-tung”. Dopo avere sottolineato l’esigenza di porsi decisamente da un punto di vista di classe proletario, di educare gli oprai che ne hanno bisogno per la loro origine piccolo borghese contadina e avere richiamato la necessità della collaborazione triangolare tra la direzione, i tecnici e le masse, il commento concludeva: «Per riportare le imprese in linea con il pensiero di Mao Tse-tung, è indispensabile garantire la direzione assoluta del partito comunista... Garantire la direzione assoluta del partito comunista sull’impresa impone la direzione unica del partito. Ciò significa che, da un lato, tutti i compiti delle più alte organizzazioni amministrative, tecniche ecc. devono sottostare senza eccezioni alla direzione unica del comitato di fabbrica del partito ed essere realizzati in base alle concrete condizioni dell’impresa e, dall’altro lato, che tutto il lavoro nei vari campi, come quello della cellula della Gioventù comunista, della sezione sindacale, dell’associazione femminile e della milizia nell’impresa va svolto sotto la direzione
unica del comitato del partito nell’impresa».
Si tratta di idee riproposte in un editoriale di Liberation Army Daily che esalta l’esperienza di un’industria del settore miliare in cui erano stati tradotti in pratica i principi del Comitato centrale e di Lin Piao. Ancora una volta, si polemizza con fantomatici oppositori: «Alcuni sostengono che il compito delle fabbriche sia la produzione e che devono fare uscire prodotti... Le nostre fabbriche devono continuare nella direzione socialista, intraprendere una via socialista e servire la costruzione del socialismo e le larghe masse del popolo lavoratore. Come farebbero a essere diverse da quelle capitalistiche se la loro unica ragion d’essere fosse quella di fare uscire i nostri prodotti?» (H.N.A., 23 giugno, p. 2).
A partire da questa analisi e da queste premesse, i dirigenti cinesi traggono la conclusione che bisogna combattere con un’estrema vigilanza non solo determinate idee e la ricerca di privilegi materiali, ma anche ogni tendenza centrifuga in seno alla stessa burocrazia. Se il cosiddetto movimento di destalinizzazione comportava l’allentamento e la “liberalizzazione” a vantaggio di vari settori della burocrazia che volevano arginare la presa della burocrazia politica del partito e approdava, in ultima analisi, a una sorta di ridistribuzione dei poteri in seno allo strato dominante, è logico che i maoisti che, in questo momento, condannano la “destalinizzazione” nel suo complesso (avendo dimenticato o rivedendo i loro giudizi del 1956), tentino di operare in direzione opposta, contrastando qualsiasi tendenza all’autonomia in determinati campi specifici: e questo implica il rafforzamento del controllo dell’apparato centrale e della burocrazia del partito, la cui espressione ideologica è il primato universale del pensiero di Mao.
LA “RIVOLUZIONE CULTURALE”
Uno dei motivi centrali della campagna promossa dal gruppo dirigente è la “rivoluzione culturale”. Va osservato, tuttavia, che le idee espresse negli ultimi due mesi non sono nuove ed è sintomatico che, allo scopo di fornire generalizzazioni teoriche e metodologiche, la stampa ufficiale si basi essenzialmente su vecchi contributi di Mao. Si direbbe che il gruppo maoista. denunciando la penetrazione di idee “revisioniste” e “borghesi”, intenda al contempo appoggiare quello che considera il filone ortodosso: a tal fine, cerca di popolarizzare ancora una volta, su scala più vasta e con accenti più drammatici, le proprie idee di fondo sul primato del partito, sull’adozione del punto di vista politico in tutti i campi, sulla produzione culturale da parte delle masse stesse, sulla necessità di vivere tra le masse per essere in grado di capirne le esigenze e i sentimenti, ecc.
Fondamentalmente, il fervore della campagna per la “rivoluzione culturale” si spiega non con l’effettivo fermento di idee nuove ma con l’intenzione del gruppo dirigente di scatenare una clamorosa offensiva contro tutte le critiche e gli oppositori. Sono stati, esattamente, il continuo riaffiorare di discussioni e polemiche e il ruolo svolto in queste polemiche da personaggi con importanti responsabilità nel partito e nel governo a convincere sicuramente Mao e i suoi fidi che i risultati ottenuti nel campo culturale fossero, tutto sommato, effimeri e che occoresse un’altra ondata per spazzare via gli elementi considerati come particolarmente pericolosi. Si è colta l’occasione per effettuare rimozioni ed epurazioni, per colpire qualche vecchio mandarino e per promuovere quadri relativamente nuovi, più docili verso un apparato cui dovevano la loro posizione.
In questo quando più generale è stata probabilmente concepita l’ofensiva riguardante l’organizzazione scolastica. Qui, si ha l’impressione di una campagna analoga a quella della fase più frenetica del “grande balzo in avanti”, quando ad esempio si esaltava l’esperienza rivoluzionaria degli altiforni. L’agitazione ha assunto una piega iconoclasta e sembra si vogliano negare i criteri e le norme più elementari.
II
LA CRISI CINSE CONTINUA
Gli avvenimenti degli ultimi due mesi hanno messo in luce senza possibilità di equivoco il carattere drammatico della situazione interna del PC cinese. Il Plenum del Comitato centrale della prima metà di agosto è stato un episodio cruciale di una lotta di tendenze che si protrae in una forma sempre più aperta e veemente.
La risposta del gruppo Mao-Lin Piao a un’opposizione che, lungi dal capitolare continuava a battersi con accresciuto vigore, si delineò durante la seduta del Comitato centrale e si precisò ulteriormente nei giorni seguenti.
Più concretamente, i 16 punti affermano che «il movimento in corso prende di mira in particolare coloro i quali detengono nel Partito posti di direzione e si impegnano nella via del capitalismo» (punto 5). Se si considera che, secondo i dirigenti cinesi, «si impegnano nella via del capitalismo» tutti quelli che non condividono le loro concezioni e la loro attuale politica, è perfettamente chiaro che il gruppo Mao.Lin Piao ha rilanciato la “rivoluzione culturale” e creato le “guardie rosse” cercando di dare loro una struttura organizzativa allo scopo di vincere le resistenze alla propria linea e di esercitare una pressione sull’apparato, a propria volta diviso, del partito e dello Stato.
Questo gruppo ha, dunque, ritenuto necessario stimolare la mobilitazione delle masse. Esso, però, si rivolgeva, di fatto, a un settore ben delimitato di queste, vale a dire il settore dei giovani studenti. La scelta era determinata da varie ragioni. Innanzitutto, poiché la prima fase della lotta era incentrata sul terreno culturale, era più facile ottenere l’ascolto degli studenti. In secondo luogo, una mobilitazione studentesca era necessariamente limitata e implicava per ciò stesso meno rischi di avere serie ripercussioni negative sull’andamento della produzione. Inoltre, il gruppo dirigente aveva, così, la possibilità di stabilire legami con quelli che saranno i quadri del partito e dello Stato in un avvenire più o meno ravvicinato: e la “rivoluzione culturale” poteva rappresentare per i giovani una specie di ersatz di questa esperienza della rivoluzione che, data la loro età, non avevano. Abbiamo, del resto, sottolineato quanto sembri preoccuparsi il gruppo dirigente di questa condizione specifica della gioventù rispetto alle generazioni del periodo della guerra rivoluzionaria.
Lo scontro rimane aperto e nessuno può escludere cambiamenti clamorosi, specie nel quadro di una situazione internazionale esplosiva in Vietnam. Lo stesso gruppo di Mao, alle strette, potrebbe operare una svolta. In ogni caso, la direzione cinese nel suo complesso uscirà da questa prova notevolmente logorata agli occhi dei militanti del partito e delle masse che di qui in avanti avranno nei suoi confronti un atteggiamento più critico. È finita, ormai, l’epoca del mito del partito monolitico intorno ai prestigiosi leader della rivoluzione
1«Stralci di un lungo articolo scritto nel maggio scorso [1966], nella fase in cui la “rivoluzione culturale” cominciò ad espandersi. Questi stralci definiscono soprattutto una seire di aspetti di questi avvenimenti» (L. Maitan, loc. cit., p. 11).
2 Cfr. ad esempio, Hsinua News Agency (d’ora in avnti citato come H.N.A.), 12 giugno [1966], p. 5
3 Si veda anche H.N.A., .23 aprile, p. 7; 11 giugno, p. 4: «La linea di divisione tra il marxismo leninismo e il revisionismo, tra la rivoluzione e la controrivoluzione, si colloca nelle alternative seguenti, il sostegno o l’opposizione rispetto al mettere al primo posto il pensiero di Mao Tse-tung, l’appoggio o l’opposizione al mettere al primo posto come principio dominante l’appoggio all’idea che la politica è dominante o che fare soldi è predominante, che bisogna mettere la qualificazione professionale in posizione dominate».
4 Il tipo dell’intellettuale ortodosso può oggi essere simboleggiato da Kuo.Mo-Jo. Informazioni deformate avevano fatto credere lo scorso aprile che Kuo-Mo-Jo fosse stato attaccato e che avesse fatto un’autocritica degradante. Si deve, invece, pensare che Kuo-Mo-Jo, con le sue proposte che hanno creato una serie di voci, volesse esattamente allinearsi agli sviluppi della “rivoluzione culturale” confermando di essere sempre a disposizione del grppo dirigente (nel 1966, aveva pronunciato discorsi esattamente su quella che era allora la linea) (cfr. H.N.A., 7 maggio, pp. 42-43; 5 luglio, pp. 12-13).
5 Si veda, tra l’altro, H.N.A., 7 aprile, p. 4: «In una società socialista, il nuovo rapporto trova la sua espressione concentrata nel rapporto tra i funzionari e le masse. A tutti i livelli i funzionari del Partito comunista e dello Stato sono i servi del popolo, non sovrani piazzati sulle sue spalle. Devono essi stessi mostrarsi tra le masse come semplici lavoratori e non devono godere di alcun privilegio. Per mettere completamente in applicazione questo principio, è necessario attribuire il primato alla politica proletaria, praticare rigorosamente i principi socialisti e trasformare da cima a fondo i vecchi rapporti tra uomo e uomo, lasciati nella produzione e nel lavoro dalla vecchia società. Altrimenti, sarebbe possibile per i funzionari utilizzare il loro potere per collocarsi in una posizione privilegiata, con il risultato che si genererebbe uno strato privilegiato a spese della proprietà collettiva e socialista di tutto il popolo. La base sociale su cui la critica revisionista chruscioviana effettua la restaurazione capitalistica in Unioone sovietica è appunto uno strato privilegiato di questo tipo ». Cfr. inoltre H.N.A., 6 maggio, p. 4, sul ruolo nefasto degli incentivi materiali; 3 giugno, p. 4, sul pericolo di una mentalità borghese degli specialisti privilegiati; 8 giugno, p. 5, sulle brecce sul fronte ideologico; 12 giugno, pp. 3-4, in cui c’è un’analogia storica piuttosto discutibile con i mezzi impiegati dalla borghesia per imporsi come classe dominate.
6 La discussione filosofica era stata aperta da un articolo di Ai Heng-Wu e Lin Tsing-Chan sul Quotidiano del popolo (29 maggio 1964) e si era sviluppata soprattutto in una conversazione organizzata dalla redazione di Bandiera Rossa (v. Pekin Information, a. 1964, n. 28). Un resoconto del dibattito sulle “figure intermedie” è apparso in Wenyi Bao (30 settembre 1964).
7 Si veda l’argomentazione dei sostenitori delle tesi ufficiali nel dibattito contro Yank Hsien-Chen (loc. cit., p. 9) e la denuncia che conclude l’articolo di Yao Wen Yuan contro Wu Han, più volte citato.
8 Le misure di sospensione degli esami e il rinvio di sei mesi dell’accettazione negli istituti delle scuole superiori sono state annunciate il 18 giugno (v. H.N.A., 19 giugno, p. 19). Su questo v. anche H.N.A., 20 giugno; 14 luglio, pp. 3 sgg., in cui vi è soprattutto una critica al sistema degli esami vigente, considerato il bastione delle vecchie classi dominanti. (È possibile che il bisogno di quadri in vari campi sia alla base delle quote tendenti a ridurre la durata degli studi.)
9Gli studenti di una scuola della capitale della provincia di Hunan hanno rimproverato agli insegnanti di non avere permesso loro di dedicare più di dieci giorni al mese alla campagna politica in atto (v. H.N.A., 20 giugno, p. 18): Il problema del tempo da riservare all’attività politica è oggetto di accanite polemiche. Ricordiamo che nel 1956 Chu En-Lai aveva detto in una relazione: «Il Comitato centrale considera essenziale garantire che gli intellettuali possano disporre per il loro lavoro almeno dei cinque/sesti della settimana lavorativa (cioè 40 ore settimanali)».
10 Un articolo apparso nel n. 11 di Bandiera Rossa ha spiegato che «per una breve fase si sono verificati errori su questioni di orientamento e un errore di linea». Soltanto l’intervento di Mao li avrebbe corretti. Tutta una serie di testi e soprattutto il documento del CC in 19 punti parlano, del resto, di gravi divergenze, di una «resistenza piuttosto forte», «di una lotta destinata a conoscere flussi e riflussi». La durata del Plenum – 12 giorni – è di per sé significativa (il Plenum del 1962 era durato solamente 4 giorni). Va aggiunto che sembra che il Plenum sia stato allargato in misura più consistente che in precedenza.
11 Al riguardo, si vede, ad esempio, il documento in 16 punti (p. 7): «Alcuni responsabili di certi istituti scolastici, organismi o gruppi di lavoro hanno organizzato contrattacchi prendendo di mira le masse che li avevano criticati...». Cfr. inoltre un articolo di Bandiera Rossa riportato da Pekin Information, n. 34, p. 21.
12Proprio durante la sessione del CC è avvenuta la rottura esplicita con il PC giapponese nella crisi, in estate, del Gensulkyo (Comitato giapponese contro le bombe A e H).
13 Secondo le fonti ufficiali, esisterebbe tra l’altro una tendenza “centrista”. Cfr. articolo cit. di Bandiera Rossa, riprodotto da Pekin Information, n. 34, p. 21.
14 n’accusa corrente cntro gli oppositori e coloro che si potrebbero definire “conciliatori” è quella di avere paura del movimento delle masse. Cfr. tra l’altro H:N:A., 7 luglio, pp. 8-9; 8 agosto, p. 3.
15Sul terreno scientifico, l’atteggiamento del gruppo dirigente sembra in genere prudente: nel pieno stesso della “rivoluzione culturale”, alcuni articoli e discorsi hanno sottolineato l’importanza dei contributi scientifici occidentali e il dovere di imparare con modestia a partire dalle esperienze di altri paesi (cfr. H:N:A., 23 luglio, p. 16; 24 luglio, p. 5).
16 Cfr. H.N.A., 2 agosto, p. 4; 21 agosto, p. 4. L’articolo citato parla di tra scontri fondamentali: alla fine della Guerra di Corea, nel 1959 e «non molto tempo fa». Il terzo avrebbe permesso di colpire alcuni «rappresentanti della borghesia che si erano impossessati di posti importanti nell’esercito».
17 Cfr. H.N.A., 10 agosto, pp. 4-5. Sun Ken-Fang avrebbe diffuso le sue idee «velenose» per dieci anni e soprattutto tra il 1960-1962, «quando in Cina una serie di mostri uscirono allo scoperto». Le tesi di Sun Kem-Fang sarebbero ancor più oltranziste di quelle di Libermann; si veda inoltre, in H.N.A., 13 agosto, pp. 31-33, un articolo che riprende le idee del gruppo dirigente cinese su questioni economiche fondamentali del periodo di transizione.
18Cfr. H.N.A., 4 agosto, p. 11: «In questo esercito di lavoratori, tutti sono persone complete che possono fare del lavoro nell’industria il loro compito principale ma che sono impegnati anche in altre attività e occupazioni. Sono al tempo stesso, rossi, esperti, combattenti, civili, operai e contadini. Con in mano il martello, possono lavorare in fabbrica, con l’aratro possono arare, con il fucile possono combattere il nemico, con la penna possono esprimersi per scritto». Applicando una simile concezione, «sarà possibile colmare a poco a poco il fossato tra l’operaio e il contadino, tra la città e la campagna, tra il lavoro intellettuale e il lavoro manuale, impedire uno sviluppo anomalo industriale e urbano» (H.N.A., 2 agosto, p. 7; 7 agosto, p. 3 (dove vengono sottolineate queste concezioni di Mao). È evidente l’aspetto volontaristico di idee del genere: non è, infatti, possibile con misure di questa natura superare la non maturità delle condizioni oggettive per un effettivo passaggio a una fase superiore di una società socialista. Tutto questo, tuttavia, potrebbe avere una portata abbastanza concreta, se lo scopo del gruppo dirigente fosse quello di preparare il paese a una guerra prolungata in cui si potrebbe essere costretti a ristrutturare l’apparato produttivo sfruttando tutte le potenzialità al di là della “normale” divisione del lavoro.
19 Un articolo uscito alla vigilia del Plenum attaccava «alcuni individui» che proponevano «un’azione comune» con l’Urss, versione rinnovata, secondo il Quotidiano del Popolo, dell’«iniziativa unitaria» (H.N.A., 31 luglio, p. 7). L’accenno riguarda sicuramente i dirigenti di alcuni partiti comunisti, ma anche sostenitori interni di questo orientamento.
20 Alcuni articoli ufficiali hanno insistito soprattutto sulle divisioni interimperialistiche che si approfondiscono e sulla sterilità dell’escalation nella guerra del Vietnam (v. in particolare H.N.A., 25, 28 e 30 agosto; 1 settembre, pp. 4, 8).
21 Quanto a Kang Sheng, che era già membro a pieno titolo dell’UP prima del Congresso del 1956. Infine, pur senza esagerare il problema delle presenze, facciamo notare una differenza tra l’elenco delle personalità presenti nella manifestazione del 18 agosto e e quello delle personalità presentii il 31 dello stesso mese. Nell’ultimo elenco, non risulta più Chen Po-ta, prima presente come «capo del gruppo in carica della rivoluzione culturale sotto il Comitato centrale» (H.N.A., 19 aprile, p. 3; 23 agosto, p. 4), e dopo Chu En-Lai, Tao-Chu comparivano i nomi di Nieh Jung-Chen, membro del CC, vice-primo ministro e vice-presidente del Consiglio della difesa, e Chiang-Ching, moglie di Mao, presentata come «vice-capo del gruppo della rivoluzione culturale sotto il CC del partito» (H.N.A., 18 agosto, p. 3; 1 settembre, p. 3). Il nome di Chen Po-Ta e ricomparso nell’ordine del 18 agosto nel resoconto della manifestazione del 15 settembre. Il nome di Nieh Jung-Chen era più lontano, mentre Chang-Chin passava nell’elenco delle personalità meno importanti (H.N.A., 16 settembre, pp. 3, 5).
22 Si possono trovare esempi più o meno grotteschi in tutte le pubblicazioni cinesi del periodo in questione. Facciamo notare la campagna di vendita dei libri di Mao – la cui pubblicazione, secondo le fonti ufficiali, era stata prima sabotata! – e le dichiarazioni oltranziste delle guardie rosse: « Noi guardie rosse, siamo i più decisi nel seguire gli insegnamenti del presidente Mao. Tutto quello che dice, lo facciamo» (H.N.A., 30 agosto, p. 18).
23 Il movimento della rivoluzione culturale si ricollega ufficialmente al movimento per l’educazione socialista lanciato nel 1963 (cfr. H.N.A., 13 agosto; v. inoltre, sulla rivoluzione culturale, H.N.A., 8 agosto; 10 settembre).
24 Cfr, in particolare H.N.A., 30 luglio, pp. 3, 12; 19 agosto, pp. 3, 9, sul ruolo delle masse. Sul «confronto fra opinioni diverse... inevitabile, necessario e benefico» e sul rispetto della minoranza «perché a voltte la verità sta dalla sua parte» si veda il punto 6 dei 16 punti. Per il richiamo alla Comune di Parigi, cfr. 16 punti, punto 9.
25 Su questi atti delle guardie rosse, si veda tra l’altro H.N.A., 24, 25, 26, 27, 28 e 30 aprile.
26 A varie riprese, la stessa stampa cinese ha accennato a locali frequentati da alcuni privilegiati (H.N.A., 25 agosto pp. 11, 24). Per quanto riguarda i vecchi capitalisti, fonti americane stimano che gli indennizzi siano piuttosto consistenti (dell’ordine del 5% annuo sul valore delle proprietà confiscate): i vantaggi andrebbero a qualcosa come 90.000 famiglie (cfr. New York Herald Tribune, 16 settembre).
27 Secondo alcune agenzie di stampa, giornali murali delle “guardie rosse” avrebbero attaccato Li Hsueh-Feng, che sostituiva Peng Vhen alla testa del Partito a Pechino, Yang Hsin-Feng, presidente della Corte suprema, era stato sottoposto a una seduta di critica (v. Le Monde, 16 settembre).
28 Stando ad alcune notizie della stampa. gli attacchi contro le case e le auto di quadri del partito e dello Stato sono stati sostenuti con il pretesto che documenti segreti potrebbero cadere in mani indiscrete. Quanto alle raccomandazioni di evitare la violenza, cfr. H.N.A., 30 agosto; 1 e 6 settembre. Le altre istruzioni sono state stabilite in genere nella prima metà di settembre.
29 Cfr. H.N.A., 6settembre, p. 6, e gli stessi i 16 punti (punto 7).
30 Cfr. H.N.A., 23 agosto, p. 4: «La resistenza è venuta soprattutto dai revisionisti controrivoluzionari interni ed esterni, da ogni sorta di opportunisti di destra e di “sinistra” nel partito».
31 Alcuni articoli hanno effettivamente documentato l’esistenza di conflitti tra studenti e «una minoranza di operai e di contadini» (cfr., tra gli altri, gli articoli del Quotidiano dl popolo del 23 agosto, tramite Pekin Information, n. 36, pp. 15-16).